Il segreto di Artemide

Capitolo primo: Un pomeriggio come tanti

© 2001 by Graziana

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Era un pomeriggio di fine giugno, uno di quelli in cui il sole non vuole saperne di tramontare oltre l'orizzonte: evidentemente è consapevole dell'infinita dolcezza infusa dai suoi raggi al mondo che essi baciano.

Tutti erano affaccendati in svaghi con ben poco in comune: in giardino, Shiryu ed il piccolo Chichi giocavano rotolandosi sull'erba e levando una miriade di schiamazzi; Seya suonava o, meglio, tentava di suonare un vecchio pezzo, di non so quale autore, alla chitarra; Hyoga e Saori erano tutti presi dalla loro partita a scacchi, mentre Shun se ne stava tranquillamente disteso nel verde, approfittando della persistente luce per sfogliate le pagine de "Le opere di Checkov". Anche se nessuno di loro era impiegato nelle bellicose attività con cui siete abituati a vederli districare , credo che abbiate sicuramente capito chi sono i famosi personaggi, protagonisti di questo racconto: "I Cavalieri dello Zodiaco". Se mi è concesso di esprimere un personalissimo parere, credo che siano stati il pane quotidiano di un'intera generazione di poppanti: la mia. Non vorrei che quanto mi sto apprestando a scrivere sia accusato di plagio, ma questa storia, che voi state per leggere, scaturisce da un sogno, conservato in un cassetto del mio cuore sin dall'infanzia. Non so se quanto apprenderete dalle seguenti pagine sia fondato o meno: si tratta delle mie fantasie, tramutatesi in convinzioni forse erronee.

Ritornando, or dunque, ai nostri eroi... essi stavano trascorrendo una tranquillissima giornata estiva.

-Chichi! Non puoi sparire all'improvviso: non è valido!- Esclamò Shiryu, ridendo di gusto insieme al suo piccolo amico.

- Insomma! Possibile che voi facciate sempre tutto questo baccano?- Sbottò Hyoga irritato: la sua partita non andava certo bene, giacché l'avversaria aveva già realizzato uno scacco alla regina.

- Se fossi in te mi concentrerei sul gioco, amico mio!

Intervenne la ragazza compiacendosi dell'operato: la vittoria ha sempre il sapore del miele. Il giovane russo riportò la propria attenzione sui pochi pedoni che gli rimanevano: senza dubbio si trovava in una situazione disperata!

  • Come sbrigarmela senza perderci la faccia?- Si chiedeva, dando l'ennesimo pezzo in pasto al "nemico".
  • Oh, basta!- esclamò ad un tratto, facendo spiccare il volo ad una coppia di canarini in procinto d'amoreggiare sul ramo del castagno, che distendeva la sua ombra al di sopra del prato verdeggiante.
  • Sei un incivile!-

Hyoga si voltò verso l'amico, intento a leggere disteso sull'erba: Shun gli aveva fornito il tanto sospirato pretesto per abbandonare la battaglia senza dichiararsi vinto.

  • Ah... e perché sarei tale?
  • Hai fatto scappare gli uccellini - Ribatté senza staccare lo sguardo dal libro.

Il bel biondino dedusse, dal tono della risposta, che l'amico non era affatto di buon umore: meglio cambiare argomento, dunque..

  • Che leggi di bello? - la sua intonazione era il più interessata possibile: non sopportava la vista del suo confidente in quella condizione di deperimento morale.
  • Checkov.

La risposta fu secca, senza alcun'intenzione di favorire lo sviluppo di una conversazione.

  • Qualcosa non va? - chiese allora Hyoga, scostando il volume dal viso dell'amico e guardandolo negli occhi. Per un momento vi colse un fremito: aveva colto nel segno; l'altro non poteva nascondergli nulla.
  • È un po' che Ikki non si fa vivo - ribatte questi discostando lo sguardo dalle iridi di ghiaccio del suo interlocutore.
  • E tu ti preoccupi?- S'intromise Seya, togliendo le mani dalle corde della sua chitarra ed intromettendosi in quella fattispecie di colloquio. Il suo viso s'illuminò d'un gran sorriso: - Tuo fratello è fatto così, dovresti saperlo meglio di me. E poi, anche se avete passato una minima parte della vostra vita insieme, ti vuole molto bene, non rischierebbe mai di lasciarti solo.- Anche il Dragone e Chichi interruppero il loro gioco infantile.
  • Pegasus ha ragione. - Aggiunse Shiryu - Tuo fratello ti adora e, poi, sa badare a sé stesso.- Mentre parlava il piccolo gli stava già tirando una ciocca di capelli per richiamare l'attenzione su di sé: con quel marmocchio in giro, una giornata era fatta da 24 ore di svago.
  • È vero che hai passato poco tempo con tuo fratello?- Domandò Saori, la padrona di casa, lasciando Shiryu interamente al fratello del cavaliere d'Ariete.

Andromeda annuì: - Sin da quando ero molto piccolo, Ikki ha frequentato una scuola privata di prestigio, mentre io, ancora troppo giovane, ancora vivevo con la mamma. Poi, quando lei è morta, entrambi siamo finiti al collegio St. harls e poi alla Fondazione. Il resto lo sapete già.- fece bene attenzione a non menzionare i due anni durante i quali scappava col fratello, poiché erano inseguiti da qualcuno senza volto.

  • Quindi non siete stati insieme per moltissimo tempo...
  • No, Hyoga, ma il nostro legame è forte comunque.
  • Che belle parole!- pensò la lady della compagnia - Come devono volersi bene! Tra loro non ci saranno segreti!-

Ci fu qualche istante di rilassato silenzio, poi Seya, infrangendo l'atmosfera fiduciosa instaurata dall'ultima frase dell'amico, posò la chitarra ed esordì con compostezza e formalità studiate: "Non so voi, signori, ma io avverto un certo languorino!!!"

  • Si mangia?- La voce di Chichi giungeva dall'altra parte del giardino, subito seguita dal timbro più maturo e maschile del Dragone: - Quando si tratta di cibo, ha un udito finissimo, al contrario del momento di svolgere i compiti, eh mascalzone?- Il ragazzo si stava alzando da terra, scuotendosi di dosso polvere e fili d'erba.
  • Anch'io sto morendo di fame- Il Cigno intervenne per dar manforte al bambino, che gli sorrise tutto felice.
  • Allora tutti a tavola: stasera pizza!- Decretò Saori, alzandosi dalla poltroncina da giardino in ferro battuto.

Un coro all'unisono rispose con ilarità: - E che pizza sia!


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