Il segreto di Artemide

Capitolo secondo: La sacerdotessa senza nome

© 2001 by Graziana

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La ragazza se ne stava seduta su un ormeggio presso il molo di Tokyo rimirava la propria immagine riflessa nell'acqua nera come la pece: il suo viso, contornato da ciocche di capelli scuri e scomposti, era celato dalla maschera che le donne dovevano portare per entrare a pieno titolo nel mondo dei "cavalieri". La pelle bianchissima e liscia come seta mal concordava con gli arti della giovine, troppo muscolosi per il suo corpo di donna. Sapeva che abbigliata con quel chitone classico si esponeva ad un grande rischio, ma era da molto tempo che avvertiva il desiderio di attestare la propria femminilità, di chiedere conferme allo specchio marino. Con le gambe nude e pallide abbandonate in direzione delle onde oscure e tenebrose, finalmente si sentiva bella.

  • Dovrei essere felice di respirare ancora, eppure ho sentito il bisogno di indossare questi vestiti!-

Si disse levando lo sguardo al cielo stellato, rischiarato dalla falce lunare. Sapeva che chi la cercava non ci avrebbe messo molto a rintracciarla: erano ormai tredici lunghi anni, tutta la vita in pratica, che si nascondeva; non avrebbe potuto eludere il nemico in eterno.

  • Sei un'incosciente!-

Ammise posando i piedi per terra ed incamminandosi per la via deserta.

  • Se ti trovano chi ti difenderà? Non conosci né il tuo avversario né tantomeno la sua forza-

Da chi la stava proteggendo la madre sin dalla nascita? Perché doveva fingersi qualcuno che in realtà non era? Per quale assurdo motivo non dire la verità neppure a suo fratello maggiore? Per il momento sapeva solo sapeva solo che dietro questi arcani si celava un'entità potentissima che voleva eliminarla a causa di chissà quale crimine.

  • Tutto sarà chiarito quando il mio antagonista si rivelerà. Solo allora, se salverò la pellaccia, mi sarà concesso di capire!-

Pensando a tutte queste cose, era giunta sino alla casa della persona più simpatica e cara che conoscesse, dopo il fratello, s'intende.

  • Ma guarda un po' che matto!- Si disse osservando l'unica finestra illuminata in tutto l'edificio che le si parava davanti. - Scommetto che sta studiando qualche assurda tecnica per vincere a scacchi! Quasi, quasi adesso lo chiamo: Hyo...-

La voce le si spezzò in gola. Si auto rimproverò nuovamente per la sciocchezza che s'apprestava a commettere: - Perché mai dovrei disturbarlo? Rischierei solo di farmi scoprire, siccome, probabilmente, non mi riconoscerebbe neppure. Sono proprio una sciocca!-

Un vago senso di tristezza s'impossessò del suo animo: le dispiaceva che l'amico non potesse vederla così abbigliata. Il fato, però, aveva stabilito in tal modo: ella non doveva correre rischi inutili dettati da un sentimentalismo idiota!

  • Un bel giorno, però, mi vedrà... certo che mi vedrà... e ci sarà anche mio fratello! Saranno felici e commossi entrambi... Be', se fossi in loro non sarei proprio felice: li ho presi in giro tutto questo tempo! Oh, verrà il dì in cui avrò spiegazioni da dare!-

Il cielo era pieno di stelle: miriadi di puntini luminosi rilucevano nell'oscurità. Mentre contemplava quella naturale perfezione, avvertì un forte dolore all'altezza della spalla destra, rendendosi conto che un fiotto di sangue caldo stava scivolandole lungo il braccio ormai inerte.


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