Il segreto di Artemide

Capitolo terzo: Astarte

© 2001 by Graziana

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Mentre se ne stava tranquillamente a studiare tutte le mosse vincenti degli scacchi, come ormai faceva da molto tempo anche se inutilmente, Hyoga udì un grido lacerare il silenzio avvolgente della notte.

  • Proviene dalla strada!

Si disse piombandosi sulla finestra. Una ragazza ferita, di sotto, si apprestava a fronteggiare, completamente disarmata, un colosso bardato di tutto punto.

  • Chi diavolo è quello?

Urlò quasi riferendosi all'enorme cavaliere dorato, che insidiava un'esile fanciulla mascherata, e contemporaneamente calzò la propria armatura, sempre pronta e lucida, conservata nello scrigno accanto alla porta. Si precipitò per le scale.

  • Se non mi sbrigo la poverina è morta!

S'andava ripetendo mentre scendeva i gradini quattro a quattro. Quando, poco dopo, arrivò alla soglia dell'ingresso lo spettacolo che gli si parò di fronte agli occhi fu tanto sconvolgente quanto inaspettato: il gigante era disteso per terra, apparentemente privo di sensi, al contrario della fanciulla che, visibilmente provata, era ancora in piedi, tentando di arginare con la sinistra il flusso di sangue che defluiva dalla spalla opposta.

  • Come hai fatto a sconfiggere un cavaliere d'oro pur non indossando armatura alcuna?

Ella, però, non rispose: la sua figura (il giovane se ne accorse bene) fu percorsa da un fremito e le gambe cedettero sotto il peso del corpo. Per miracolo Christal le impedì di cadere, afferrandola per la vita e sollevandola in braccio, con la cura di non provocare ulteriori traumi alla ferita aperta.

  • Lasciami, cavaliere! Te ne prego: fa' che me ne vada in questo momento, altrimenti la tua vita sarebbe in pericolo!- Protestò lei, con un tono di preveggente minaccia
  • E per mano tua dovrei perire? Dimenticheresti tanto facilmente il soccorso che desidero prestarti?- Ribatté lui, senza adagiare il suo leggero fardello al suolo.
  • Non dir fandonie! Per mano di coloro che vogliono la mia morte: a quelle menti contorte poco importa se un innocente finisce nell'ade a farmi compagnia!
  • Di quale colpa ti sei, dunque, macchiata tu, creatura così fragile e forte?

Lo sguardo del russo era amorevole: aveva l'impressione di conoscere quella piccola donna da una vita.

  • Sono venuta al mondo! Tale è il mio reato, o almeno credo.

Il corpo di lei ebbe un fremito e Hyoga intuì che, sotto la maschera, il volto le si fosse contorto in una smorfia di dolore.

  • Hai bisogno di cure: chi ti cerca dovrà aspettare e poi, io so badare a me stesso; la mia vita, se è ciò che ti preoccupa, non corre alcun pericolo- La sua espressione era seria e determinata
  • Come posso oppormi a te?-

La sacerdotessa si rassegnò all'evidenza dei fatti: quel ragazzo non avrebbe ceduto mai e poi mai! Rilassò i muscoli e si abbandonò all'abbraccio rassicurante dell'amico che la scortava, senza neppure conoscerne l'identità.

Percorsero le scale in silenzio ed una sconosciuta sensazione di pace s'impossessò delle membra stanche della ferita: udiva i battiti del cuore del suo compagno di mille avventure; ricordò la disperazione che le nacque nell'animo quando non poté proteggerlo nella casa di Gemini ad Atene oppure il gelo che le attanagliò il cuore quando lo vide giacere morto in quella lastra di ghiaccio, o, ancora, la lontananza di Asegard. La porta dell'appartamento di Hyoga era aperta: doveva essere uscito di corsa, udendola gridare, per giungere in suo aiuto. Entrarono ed egli l'adagiò sul letto, che, in quella piccola ma accogliente abitazione, fungeva anche da divano e, a volte, quando vi si riunivano tutti i compagni d'arme per studiare quest'o quell'autore classico, era anche un'ottima scrivania.

  • Aspettami qui.

Esordì il giovane. Era evidentemente una frase retorica: come sarebbe potuta andare via una ragazza in quelle condizioni?

  • Che gran cuore ha il mio Hyoga.

Si disse allora Shun, guardando una foto che l'amico aveva sul comodino: vi erano immortalati tutti e sei (loro cinque cavalieri inseparabili e lady Saori) sulla scalinata interna del Palazzo dei Tornei. Dal quadretto s'aveva un vago sentore dell'architettura neoclassica dell'edificio. Concentrò il proprio interesse sulla figuretta esile di quel ragazzino dai capelli scuri ed i lineamenti delicati: era lei. Le forme rotondeggianti del petto erano rese piatte da una canottiera spessa e stretta, ma aveva sempre potuto far ben poco per mascherare gli arti sottili e le mani bianche ed affusolate.

  • Se fossi stata un'altra persona - pensò - avrei creduto che quello è un bel ragazzo!

Ad un tratto si rese conto d'essersi cacciata nei guai fino al collo: era a casa del suo migliore amico in vesti femminili e ferita; ciò significava che si trovava praticamente alla mercé dell'altro: se gli fosse venuta in mente l'idea di toglierle la maschera per guardarla in viso?

  • Dio, che disastro!

Il cavaliere del cigno, intanto, era rientrato nella stanza da letto con delle bende, un catino d'acqua fresca e del disinfettante. Indossava ancora la sua armatura rilucente perché non aveva avuto il tempo di riporla nello scrigno. I capelli biondi gli contornavano il bel viso dai tratti nordici. La giovane si sentì avvampare, ma rifiutò di capirne la ragione già intuita.

  • Guardi la foto? - Le chiese egli con voce gentile - Sono i miei amici: Seya, Shiryu, lady Saori, quello sono io e lì c'è Shun dell'Andromeda. Sai, tu gli somigli molto, avete anche un cosmo molto simile.-
  • Shun, hai detto che si chiama?

Le fece uno strano effetto pronunciare il proprio nome, avviare un discorso su di sé mentre Christal le medicava la ferita al braccio destro. Il disinfettante bruciava non poco.

  • Già: Shun... Brucia un po', stringi i denti!.....è il mio migliore amico, nonché il più "piccino" della compagnia. Pur essendo il fratello di Ikki è diventato un po' il fratellino d'ognuno di noi. È un ragazzo straordinario. Non so perché, ma tu me lo ricordi; sarà, forse, a causa dell'altezza, della corporatura e dell'età praticamente uguali. Sei molto giovane anche tu, ho indovinato?

L'altra fece cenno di sì con il capo, mentre la mano sinistra attanagliava un lembo della coperta per non concentrarsi sul dolore insopportabile.

  • Ho quasi finito- Aggiunse, notando la sofferenza dell'inferma, mentre cominciava a fasciare l'arto dilaniatosi durante lo scontro.
  • Oh, scusami! Sono stato un incivile: ti ho portata qui senza neppure presentarmi! Io sono Hyoga, del Cigno cavaliere. Qual è il tuo nome, fanciulla senza volto, eppure così familiare?
  • Sono io - pensò - A...- Diavolo, stava parlando ad alta voce!
  • A...?- Il tono del medico improvvisato era piuttosto incuriosito, forse a causa di quell'esitazione.
  • Astarte.- La giovane aveva computato il primo nome passatole per la testa e pregava perché la sua menzogna non naufragasse miseramente, portandola dunque alla rovina.
  • Astarte... è un nome bellissimo. Connesso al culto di Ecate, se non erro?!
  • È una divinità precedente, poi identificata con Trivia, appunto.-

Replicò pignola lei: adorava da sempre la mitologia antica e nessuno dei suoi compagni conosceva dei, usanze rituali e leggende al suo pari.

Dopo qualche istante di tedioso silenzio, in cui Shun sentiva il palpitare accelerato del proprio cuore, il cavaliere la pregò di mettersi seduta per sistemarle meglio la fasciatura. Le aggiustò le bende facendole passare sul suo petto e per un momento ella avvertì un brivido percorrerle tutta la schiena: le dita di lui le avevano sfiorato il collo per fermare la medicazione. Cosa le stava succedendo? Tante volte aveva toccato Hyoga, ma non aveva mai provato nulla di simile... tranne forse nella casa di Libra, quel giorno ormai lontano nella memoria. Quanti mesi erano trascorsi? La ragione di quella "stranezza" le fu presto chiara: nelle altre occasioni era un uomo, adesso, invece, l'amico sfiorava il suo corpo di ragazza, pur ignorandone la vera identità.

  • Grazie, adesso devo andare.- Fece lei alzandosi dal letto. Lo sguardo del Cigno si rattristò improvvisamente
  • Di già? Sei debole, Astarte. Non andare così presto. Potrebbe accaderti qualcosa lungo la via del ritorno!- La supplicò, ma ella scosse amaramente il capo:
  • Restando qui ulteriormente, non faccio altro che mettere a repentaglio l'incolumità di un amico che mi ha aiutato. Andandomene quanto prima ti renderò il favore.
  • Dimmi almeno che potrò rivederti!- Hyoga si rattristò ancor più. Aveva alzato il tono di voce, lasciando trasparire un profondo interesse nei confronti di quella perfetta sconosciuta.
  • Credimi, è meglio per tutti che tu non m'incontri mai più.

Shun era sul punto di commuoversi. L'amico avanzò verso di lei e, tenendo lo sguardo fisso sulla maschera inespressiva che le celava il volto, azzardò un'ultima preghiera:

  • Lascia almeno ch'io veda il tuo viso!
  • Anche questo desiderio non può essere esaudito.

Pronunciò piano, con rammarico: avrebbe voluto togliersi quella stupida copertura!

  • Sai che una richiesta del genere è compromettente per una sacerdotessa guerriero? Guardandomi negli occhi mi costringeresti a prendere la tua vita!- Adesso quella voce femminile, ma dal registro basso e profondo, aveva un che di malizioso.
  • Potresti anche prendere il mio amore!- Azzardò temerariamente il giovane russo.
  • Ed è proprio per amore o per semplice affetto che devo sparire senza lasciare traccia alcuna del mio passaggio!- Fece per scattare verso la porta, ma il giovane l'afferrò per il polso.
  • Lasciami andare, non potresti fare altrimenti- Ella si girò verso la figura profondamente turbata da sentimenti del tutto nuovi e si divincolò dalla sua presa:
  • Addio
  • Arrivederci

Hyoga aveva una mano protesa verso la porta per la quale Astarte, ragazza aiutata poco prima, era corsa via.

Shun, intanto, per le scale eseguiva un ragionamento molto meno romantico: aveva finalmente scoperto da chi e perché stava scappando.

Il giorno della resa dei conti si avvicinava.


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