Il segreto di Artemide

Capitolo quinto: Due amici al porto

© 2001 by Graziana

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Il sole stava ormai calando, irradiando i suoi raggi ovunque, cospargendo i margini degli oggetti, delle persone, di tutti gli esseri animati neri, con inchiostro rosso, intinto in un mare di sangue. Due ombre si muovevano lentamente, camminando davanti ai capannoni del porto di Tokyo. Da lontano erano semplicemente due sagome indefinite, ma avvicinandosi si trasformavano, arricchendosi di linee e particolari: due ragazzi, di corporatura ed età simili, avanzavano senza meta, discorrendo amichevolmente, anche se i lineamenti dei loro volti trasmettevano un senso di austera serietà.

  • Erano strani entrambi, lo hai notato anche tu?

Chiese Shiryu, fissando un punto imprecisato dell'orizzonte, ove il fuoco e l'acqua si univano in un bacio magico e perfetto.

  • Credo che Hyoga sia rimasto impressionato dalla ragazza della scorsa notte... mentre Shun è semplicemente preoccupato per la prolungata lontananza di Ikki.

Rispose Seya, semplificando in una teoria lineare tutte le inconsuetudini della giornata.

  • Possibile che tu sia sempre così riduttivo?- Il suo tono aveva l'intonazione di un rimprovero - Sai quante sacerdotesse guerriero ha incontrato il Cigno? Perché proprio questa lo ha sconvolto a tal punto da non fargli toccar cibo tutto il giorno dopo l'abituale colazione a casa di Andromeda, il quale si è rinchiuso in un inspiegabile mutismo?- Continuò - Conosce bene il fratello: sa che viene e va, non avrebbe ragione d'essere così teso! Qui gatta ci cova: quei due sono coinvolti in qualcosa di molto strano e temo che possano correre rischi.

Sentenziò, accorgendosi di aver lasciato trasparire la propria ansia riguardo quella faccenda. Seya lo fissava con occhi sgranati:

  • Credi che potrebbe rifarsi vivo chi aggredì la misteriosa fanciulla, di cui Hyoga non ci ha detto nulla, se non un nome?

Dragone annuì mestamente col capo:

  • Ho paura di sì e ritengo si sia confidato con Shun. Questi sicuramente sa un quel ché da noi ignorato. Dannazione! Come possiamo aiutarli senza tradire la loro amicizia e la loro fiducia?

Mentre s'infervorava a causa della propria impotenza di fronte all'ostilità sei due compagni, strinse i pugni e si fermò in mezzo alla strada deserta e battuta da un vento caldo ed estivo

Il volto di Seya s'illuminò: era evidente che un'idea geniale gli fosse balenata in mente.

  • Dobbiamo trovare la figliola!- Esclamò

Shiryu lo squadrò senza capire: - Di quale "figliola" stai parlando?

  • Astarte- proseguì - quella che ha atterrato un cavaliere d'élite superiore in un batter d'occhio e, per di più, senza armatura!

Anche l'altro parve comprendere il fine del compagno

  • Individuando la causa potremo calcolare i possibili effetti, senza venire meno al patto di sangue che ci lega ai nostri amici...

Subito dopo, però , si arrabbiò nuovamente:

  • Non credo che, in ogni caso, sarà facile scovarla: ricorda che sta fuggendo da un nemico terribile, se ho ben capito quanto Christal ha sottinteso nel suo racconto. Potrebbe non comparire mai più. E poi, in Grecia hai mai sentito parlare di una combattente con quel nome

Il piccolo eroe scosse la testa, provocando il movimento di riflesso dei suoi capelli castani, resi rossicci dal sangue del sole morente.

  • Sembra che sia apparsa dal nulla. Per quanto ne so io, non c'è donna alcuna così chiamata ch'abbia ricevuto l'addestramento per divenire cavaliere. Eppure non possiamo negare che, per quanto ha detto il nostro simpatico russo, ella avesse un cosmo "pari al nostro", se non superiore!

Le ombre degli edifici squadrati si distendevano sempre più, oscurando le ultime luci che s'infiltravano negli angoli più alti e scoperti.

La brezza iniziava a soffiare, portando con sé, insieme al profumo del mare, una delicata frescura. Pareva quasi sacrilego infrangere con quei tristi discorsi la pace perfetta che accomunava l'immensità della natura con il ben misero operato dell'uomo, unendoli insieme in un abbraccio di rosso e nero.

  • Ogni gomitolo, per quanto imbrogliato, ha sempre due capi- Decretò Shiryu, fornendo un emblematico esempio di filosofia domestica - basta trovarne il primo e... il gioco è fatto!

Quelle parole rassicuranti misero fine alla conversazione, tutt'altro che piacevole, tra i due amici: discorrendo erano giunti al crocicchio di vie che segnava il limite del porto; ognuno proseguì per la sua strada, accomiatandosi dall'altro con uno sguardo ed un lieve cenno del capo.

Si tornava a casa per meditare su quanto era accaduto in quella giornata apparentemente come le altre e, nel cuore di entrambi, era nata la speranza di giungere ad un punto di partenza tangibile, favoriti dalla presenza ispiratrice della notte.

Le prime stelle già rilucevano nel cristallino turchese della volta celeste: il primo capo del gomitolo doveva essere trovato per far luce su quell'ambigua concorrenza di fatti; proprio come la luna nascente illuminava, senza pudore o ritegno, l'orizzonte degli dei e le vie dei mortali ormai scuritisi.


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