Il segreto di Artemide

Capitolo sesto: Il viaggio

© 2001 by Graziana

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Mentre preparava la propria valigia, Saori ripensava alle strane parole del suo amico Seya per giustificare la reale motivazione di quel viaggio, celata dall'etichetta "al fine di distrarci un po'!"

  • È una questione di vitale importanza, mylady

La giovane non riusciva a capire perché il cavaliere, pur essendo più che un suo intimo, continuasse ad usare quell'appellativo formale nei suoi confronti.

  • Bisogna partire al più presto, per la Grecia o per qualsiasi altro posto, se ci tenete all'incolumità di Hyoga e Shun.

Ella gli aveva chiesto l'origine di quel misterioso pericolo che incombeva sui due compagni d'arme e per risposta non ricevette altro che un nome: Astarte.

Era la sacerdotessa guerriero incorsa nell'aiuto del Cigno due sere innanzi. Tutto, dunque, si faceva più chiaro nella mente della dea Atena: quella notte era accaduto qualcosa di strano, qualcosa che Andromeda sapeva, qualcosa per cui valesse la pena di rischiare la vita. La domanda che persisteva era dunque costituita dall'entità e dall'identità della minaccia.

In ogni modo stessero le cose, dar retta ai consigli di un amico preoccupato sarebbe sempre stata l'idea migliore: il jet privato per Atene li attendeva alla pista d'atterraggio dietro la villa; l'ennesimo pretesto per scusare la partenza era di accompagnare il piccolo Chichi dal fratello maggiore, Mur dell'Ariete, nonché Gran sacerdote della dea incarnata dalla nobile fanciulla.

Anche in mancanza di una ragione evidente, Saori nutriva un cattivo presentimento.

  • Né qui né in alcun luogo- disse a Seya quando questi entrò per portarle il bagaglio - saremo al sicuro dal nuovo nemico. Temo che quella ragazza ferita attirerà su di noi infinite sciagure ma, se verrà a chiederci aiuto, non potremo certo negarle il giusto soccorso

Il cavaliere rimase alquanto sbalordito udendo tali parole e, fino al portone d'ingresso del palazzo, non proferì parola.

Nell'aereo, piccolo ma dotato d'ogni comfort possibile ed immaginabile, il piccolo gruppo chiacchierava quasi animatamente.

Il bambino sembrava piuttosto eccitato dall'idea di ritornare, seppure per un breve periodo, dal suo parente più prossimo e non faceva altro che saltare per tutto l'abitacolo, rovesciando sulla moquette scarlatta diversi bicchieri di succo d'arancia e spiaccicandovi svariati croissant i quali, altrimenti, sarebbero finiti nel ben più accogliente stomaco di Hyoga, incapace di far altro fuorché mangiare a causa del digiuno intrapreso il giorno prima.

L'inseparabile Shun, sedutogli accanto, sfogliava le pagine d'un ennesimo inutile libro, seguendo comunque la conversazione fra lady Saori e Shiryu riguardo la riproduzione degli squali, e contemporaneamente sorseggiando un caffè macchiato insolitamente caldo, ma discreto.

Seya fischiettava un motivetto malinconico e romantico, che narrava un amore perduto e, quando il piccolo Chichi con continui ed irregolari balzi si accostava al suo sedile, allungava un braccio o una gamba per farlo stramazzare a terra, dimostrandosi ancor più infantile del fanciullo. Le prime ore di volo trascorsero tranquillamente per tutti i passeggeri, impegnati ciascuno nel proprio passatempo, ma ben disposti a chiacchierare. Solamente il falso uomo assumeva spesso un'aria accigliata che mal gli si addiceva: aveva istintivamente infilato in borsa abiti femminili e maschera, sentiva il bisogno di diventare nuovamente Astarte. Mentre leggeva pagine disimpegnate le era balenata in testa una magnifica idea: porsi sotto la protezione del Grande Sacerdote di Atene, il quale, se fosse venuto a conoscenza della sua vera identità, non avrebbe certo potuto negarle una difesa adeguata.

Sull'onda dei suoi pensieri e trasportata dalla canzone francese cantata dal più carismatico dei suoi compagni

 Je n'ai pas oublié, voisine de la ville,

Notre blanche maison, petite mais tranquille;

sa Pomone de platre et sa vielle Venus

dans un bosquet chétif chantant leur membres nus,

et le soleil, le soir, ruisselant et superbe,

qui, derrière la vitre où se brissait sa gerbe,

semblait, grande oeil ouvert dans le ciel curieux,

contempler nos diners longs et silencieux,

répendant largement ses beaux reflets de cierge

sur la nappe frugale et les rideaux de serge 

i muscoli del suo fragile corpo, sempre penalizzato da abiti ed esercizi inadatti alla natura di cui il destino l'aveva dotata, si rilassarono gradatamente, lasciandole scivolare il capo sulla spalla chi le stava accanto. La mente ed il cuore provarono a darle una parvenza di emozione, soffocata senza tentennamenti dal sonno che prese il sopravvento.

In un sospiro perse la concezione del tempo e dello spazio, abbandonandosi ai sogni.

  • Si è addormentato come un bambino!

Esclamò Hyoga con delicatezza, contemplando il viso sottile e pallido dell'amico che riposava sulla sua spalla, posandovi la guancia sinistra.

Per un momento tutti si fermarono a contemplare quel ragazzo così minuto e femmineo nei lineamenti.

  • Evidentemente ha trascorso la notte in bianco

Concluse il Dragone, alle prese con Chichi, distogliendo lo sguardo da quella figura rilassata e visibilmente felice. Soltanto il bel biondo rimase colpito da tali parole, che gli fecero riemergere in mente un dubbio angoscioso, già considerato infondato, ma dalla falsità non dimostrata.


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