Il segreto di Artemide

Capitolo settimo: Sogni e ricordi

© 2001 by Graziana

This page was last modified: 2001/07/23


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La nebbia invadeva ogni angolo di quello spazio infinito, dalle pareti bianche ed irraggiungibili. Due sagome nere aleggiavano come spettri in quella massa lattiginosa e densa.

  • Mamma! Papà!

Gridò alle figure che si allontanavano gradualmente, protendendo una mano in avanti, come se potesse raggiungerle attraverso il tempo e lo spazio. Poi udì un ghigno alle sue spalle: era l'uomo della sera prima, Tifone, colui il quale l'aveva aggredita. Si avvicinava minacciosamente a lei, che non aveva la forza di opporglisi e, mentre l'agguantava per la vita, sollevandola da terra (era ancora in abiti maschili), i suoi genitori si dileguarono oltre il limite concesso allo sguardo umano. Lo sghignazzare sommesso del gigante divenne allora una risata sguaiata ed oscena. Si sentì venir meno e precipitare nell'oblio da cui non si fa ritorno.

Shun aprì gli occhi nel letto che le era stato assegnato la sera precedente, appena giunti ad Atene. Si era addormentata in aereo - lo ricordava bene - ed aveva avuto un sonno tranquillo sino a quando Hyoga non l'ebbe svegliata al crepuscolo, posandole una mano sulla spalla ferita e facendola sussultare per il dolore. Appena scesi dal jet privato furono subito accompagnati alle loro rispettive casette: piccole costruzioni ubicate ai piedi dl agglomerato consacrato alla dea ed inaccessibile alla gente comune.

Appena entrata nel proprio abitacolo, portando la valigia con la mano sinistra, la giovane donna era tornata al suo mondo d'ambrosia: quello dei sogni. Era immersa in visioni oniriche e beate quando l'incubo era sopraggiunto interrompendole il meritato riposo verso la metà della notte.

Guardò fuori dalla piccola finestra aperta dell'unica stanza a pian terreno: il mondo era buio e tetro senza il pallido chiarore della luna, condizione ideale perché Astarte raggiungesse le stanze del Grande Sacerdote in incognito, al fine di raccontargli la verità. Mur sarebbe stato il primo a conoscerla... si stupiva quasi di sentirsi emozionata. Scivolò fuori dalle morbide coltri che la riscaldavano e cercò testoni il suo bagaglio. Tirò fuori i vestiti da donna e si spogliò, rivestendosi poi con cura e con gesti lenti e ben calibrati per non compromettere ulteriormente lo sguarcio che la tormentava. Si avvolse nel mantello che aveva già precedentemente individuato su un chiodo accanto alla porta d'ingresso e balzò fuori della finestra con passo felpato ed il viso coperto dalla maschera di madreperla rilucente. Corse silenziosamente lungo il pendio della montagna, sino alla scalinata che conduceva alla prima fra le dodici case dello zodiaco. Avanzò velocemente, ma fu arrestata dal suono di due voci femminili, che discutevano in uno spiazzale poco sotto di lei. Pregò che non si fossero accorte della sua presenza. Sotto il drappo di stoffa oscura stava sudando in preda al terrore: rischiava d'essere scoperta. Rimase qualche interminabile istante in silenzio, rigida e ferma come una statua, senza respirare. Il dialogo tra le due continuò: non avevano sentito nulla!

Intimamente Shun gridò di gioia e fece per proseguire, quando il senso delle parole scambiate fra le due guerriere la trattenne quasi violentemente.

  • Il Grande Sacerdote ha richiamato tutti i suoi cavalieri più fidati al Grande Tempio- Sentenziò Castalia
  • La sorella di Seya- disse tra sé la clandestina, chinandosi per vedere senza essere vista
  • Ci apprestiamo, dunque, a combattere un'altra guerra?- Domandò Tisifone
  • So solo che Mur è molto preoccupato ed ha un presentimento tutt'altro che positivo.

Quanto udì le bastò: probabilmente vi era invischiata. Meglio sbrigarsi e correre da chi la stava aspettando. Astarte si accostò, dunque, alla parete rocciosa e nera, proseguendo il suo cammino, confondendosi con quella notte senza stelle.


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