Il segreto di Artemide

Capitolo decimo: Il mattino

© 2001 by Graziana

This page was last modified: 2001/07/23


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Quando sorse il sole, entrambi i ragazzi erano addormentati capo contro capo, essendosi stancati di parole e spiegazioni. Come due bambini innocenti si erano abbandonati alla stanchezza di due giornate assai intense, dimenticando tutto e tutti, quella notte. C'erano solo loro due in tutta Atene, in tutta la Grecia, in tutto il mondo, in tutto il grande, immenso universo. C'erano solo loro due ed erano così importanti, così fondamentali, che dopo un po' di silenzio sotto le stelle inesistenti, dimenticarono di essere e allora... non ci fu più nulla.

La mattina seguente il primo ad aprire gli occhi, scorgendo i raggi di un'alba che volgeva a termine, fu Hyoga. Shun gli sonnecchiava accanto. Respirava in modo ritmico e costante, ed il suo torace (senza alcun dubbio femminile) si sollevava ed abbassava leggermente, seguendo un ritmo non udibile, sul quale si suona una canzone intitolata "Vita". Pensò che era bella e si rimproverò di non averlo capito prima: era stato un cieco, lui come tutti gli altri! Da un giorno all'altro aveva perso un amico, ma aveva trovato una dea ed un'amata da proteggere, una persona speciale bisognosa d'aiuto. Gli rincresceva, ma doveva svegliarla; quanto tempo sarebbe rimasto a guardarla, così dimentica del mondo, della vita, della morte! Le morte... alla Nera Signora, ricordò, Andromeda lo aveva strappato proprio lì, al Grande Tempio, nella settima casa di Libra, ove giaceva in una prigione di ghiaccio. Gli aveva ridato la vita tempo prima e poco più di due sere innanzi aveva compiuto ancora il miracolo.

  • Di nuovo Ares...

Si disse senza staccarle gli occhi di dosso, evitando di distogliere la propria attenzione dal respiro leggero di lei. Il cuore gli batteva a mille. Doveva ricondurla nel modo reale: il tempo dei sogni e delle illusioni era ormai finito e finiti sarebbero stati anche loro se qualcuno li avesse visti prima del momento propizio. Ma come fare senza venire a contatto col corpo di lei? Senza metterle le mani addosso? Gli sembrava così eterea che il suo tocco profano avrebbe potuto avere l'affetto di una pugnalata sul candore immacolato di quella pelle liscia. Il sole continuava a salire sopra l'orizzonte, presto le vie si sarebbero animate... era già tardi!

  • Shun...

Sussurrò con un filo di voce, temendo quasi che le pareti della casetta avessero orecchie e la facoltà di coglierli in flagrante. Per tutta risposta, la giovane mugugnò, scuotendo leggermente le spalle incurvate nel sonno.

  • Shun....- ancora niente - Perché diavolo non rinviene?

Imprecò tra se Hyoga, arrossendo ipocritamente, quasi quella situazione gli fosse gradita. Aveva, infatti, tutti i sensi allertati, pronti a scattare in caso di pericolo. Si sentiva come un animale braccato, ma consapevole della propria superiorità intellettiva. Fu proprio l'istinto che in quel momento lo spinse ad agire. Silenzioso e fulmineo, con un tocco delicato e preciso, accostò le sue labbra a quelle di lei dormiente. Era il primo bacio - bacio di quel tipo, s'intende- che dava ad un cavaliere, ma agì con estrema naturalezza, quasi fosse nella quotidiana routine, proprio come caffè freddo e croissant per la colazione in casa dell'amico... Anche la colazione sarebbe cambiata, pensò mentre la ragazza, aprendo gli occhi, rispondeva timidamente al suo bacio.

  • Buongiorno!

Lo salutò quando i loro visi tornarono ad una distanza normale per due compagni d'armi.

  • Buongiorno

Rispose egli, diventando paonazzo al pensiero di quanto aveva appena fatto. Finalmente quei due ragazzi, pur essendo impegnati a preservare l'incolumità mondiale, si trovavano a condividere le esperienze tipiche della loro età. In altre circostanze sarebbero stati una normalissima coppietta di adolescenti... non avevano, comunque, nulla da rimpiangere.

  • Oh, mio Dio!

Esclamò Shun osservando il sole ormai alto sulle cime frastagliate dei monti e scattando subito in piedi. Pareva quasi aver dimenticato l'amico ed armeggiava con una fibula del chitone, senza però riuscire a sbottonarla.

  • Oh, santi numi!- borbottava parlando evidentemente da sola- Se qualcuno...

Quando finalmente riuscì a slacciare la spilla che teneva su la spallina destra, si fermò di botto. Hyoga, cui dava le spalle, era imbarazzatissimo: avrebbe voluto sprofondare negli abissi della terra dura e, invece, era ancora lì, aleggiando come un'ombra di piombo.

Lo guardò un po' destabilizzata:

  • Scusa, avevo... emm.... Scusa... mi dispiace-

Non sapeva cosa dire per spiegargli che, in preda alla fretta, aveva del tutto scordato la sua presenza.

  • Vado.. vado nell'anticamera.

Ribatté il ragazzo, quanto più seccamente gli fu possibile, con gli occhi di ghiaccio incollati a quella sottile scapola avvolta in un sottile strato di bende, illuminata da una luce pallida, quasi fatata.

Ricorrendo ad un altro immane esercizio d'autocontrollo, fece retro front e varcò la soglia che separava i due ambienti del medesimo abitacolo. Si accomodò sul piccolo sgabello e per lui fu come assistere ad un sogno trasmesso in tv: nulla sembrava reale. Tutto ciò che riusciva ad intravedere da quella posizione era il letto, sul quale erano posati i vestiti maschili della ragazza, avvolto in un chiarore che ben poco aveva di concreto. Poi il chitone occupò il posto di pantaloni, maglia e canotta. La sostituzione fu effettuata da un braccio affusolato, sebbene muscoloso. Pochi minuti dopo vide uscire, dallo schermo del suo televisore fantastico, il compagno da sempre conosciuto. Un interrogativo gli balenò in mente, contemplando il torace muscoloso che sino a qualche istante prima era stato il delicato seno di una giovane donna. L'altra se ne accorse, gli lesse quasi nel pensiero.

  • Canotta rigida ed aderente

Esclamò indicandosi il petto, come avrebbe fatto una bambina ignara di certe cose. Non c'era malizia in quel gesto semplice e spontaneo: era candida come una pargoletta.

La gente del posto, che già camminava per strada, vide uscire dalla medesima casetta, due dei cavalieri di lady Saori, i quali avevano sicuramente consumato insieme il primo pasto della giornata.


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