Il segreto di Artemide

Capitolo undicesimo: L'arrivo di Ikki

© 2001 by Graziana

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Quando aprirono la porta una luce forte ed intensa, che nulla più aveva della magia acquisita nel piccolo abitacolo, ferì gli occhi d'entrambi. La gente non faceva caso a loro in quelle prime ore del mattino, la gente non immaginava neppure.... Un senso di superiorità s'impossessò dei ragazzi: erano due complici perfetti, si sentivano più furbi di tutti. Furono quasi tentati di prendersi per mano, ma li trattenne un po' il senso del pudore, un po' l'esplicazione d'idiozia che quel gesto, tanto banale per due innamorati, avrebbe costituito.

  • Devono essere più o meno le settembre

Disse Hyoga, scrutando la posizione del sole sull'orizzonte. Shun annuì, come se da ciò dipendesse lo stato effettivo del tempo.

  • Cosa facciamo fino a che gli altri non si svegliano?

Domandò la ragazza: due cavalieri in vacanza che girovagavano senza menta alcuna a quell'ora erano, per lo meno, "strani".

L'altro fece spallucce: non ne aveva idea, ma qualche occupazione andava pur trovata.

  • Perché non passiamo le dodici case fino alle stanze che un tempo furono d'un nemico? Ricordi? Proprio come ai vecchi tempi!- li idea balenatagli in mente, alla sua compagna non dispiacque.
  • Ci sto!

Rispose sorridendo. Ripercorrere ancora una volta quelle scale, varcare ancora una volta quelle porte pervase di incantesimi, intrise dall'arcano potere delle stelle, sarebbe stato come rivivere il giorno in cui dovevano arrivare sino ad Arles per salvare la vita d'Atena, la quale mortalmente ferita giaceva ai piedi del Gran Tempio.

Salirono i primi gradini verso la casa d'Ariete e fu come intraprendere un viaggio nel tempo: la fretta, l'affanno, la paura e la determinazione rivivevano tutte in quell'istante, come se fossero rimaste imprese nella roccia.

Quasi senza accorgersene, si erano avvicinati, quei due bambini ormai non più tali, come se il contatto fisico potesse riportarli alla realtà che, però, non tornava, lasciandoli immersi nella nebbia fitta dei loro ricordi, in quella massa lattiginosa in movimento, senza materia eppure satura di sostanza. Quanti giorni erano trascorsi! Quanto erano cresciuti! Quanto erano stati ingenui, tutti vittime dell'inganno d'una ragazzina! Ciò passava per la testa del Cigno, quando una voce lo scosse. Non era stata Shun a parlare, bensì qualcuno che si trovava alle loro spalle.

  • Fratello!

Esclamò la ragazza correndo incontro al giovane cavaliere, precipitandosi per le scale prima salite con tanta lentezza in un attimo fu tra le braccia affettuose di Ikki.

  • Quanto sono stato in pena per te!

Esclamò stringendosi forte al suo torace possente; due grandi lacrime calde di gioia le scivolarono lungo le gote, unendosi all'armatura della Fenice. Era evidentemente gaia come di rado in passato.

" I ricordi si fanno avanti solo quando c'è il tempo per riflettere, solo alle menti che sanno abbandonarsi placidamente alla malinconia, prive della forza per combatterla e disposte a lasciarsi avvolgere nel suo gelido e mellifluo abbraccio, illimitato agli occhi di chi ne è vittima, inconsistente per chi non lo avverte sulla propria pelle, come un soffio di vento ghiacciato"

Pensò Hyoga, salutando con un cenno della mano l'amico che ricambiò, anche lui senza parole, mentre gioiva del calore del "fratello"

  • Sai che non amo stare in compagnia, la solitudine m'è amica più gradita.

Disse con dolcezza, quasi conoscesse da sempre la fragile natura della creatura che lo idolatrava.

Il russo, che intanto aveva incominciato a scendere le scale, le lanciò uno sguardo determinato ch'ella intercettò con la coda dell'occhio. Si discostò dall'abbraccio: era giunto il momento di dire la verità anche a lui.

  • Ikki, devo parlarti.

Aveva un'aria grave mentre scandiva quelle parole. L'altro non parve prenderla seriamente o, se lo fece, preferì scherzarci sopra, ridendo d'un riso sonoro:

  • Cosa ti è successo mentre ero via? Non dirmi che corriamo grandi rischi, perché già lo so: il pericolo lo avverto a naso, io!

Risultava addirittura ipocrita il suo tono giocoso, abbinato ad argomenti sì seri. Tale allegria, però, si smorzò presto, lasciando il posto ad un silenzio teso: qualcosa da non sottovalutare era accaduto; non c'era solo puzza di fumo, l'arrosto stava bruciando sotto i suoi occhi. Era. Comunque, pronto ad intervenire. Non c'era un'anima nei dintorni: le loro tre sagome soltanto stagliavano nitide ed oscure in quel paesaggio brillante.

  • Devo parlarti... è molto importante per me, per te, per tutti quelli che un qualche modo mi conoscono e mi sono stati vicini...

Ribadì Shun, stringendo la mano di Hyoga che stava lì accanto.

Un vago ricordo, una certezza assurda rimossa dalla mente di un bambino, sovraccaricato della responsabilità per la vita di un fratellino non tale e debole ed indifeso, folgorò Ikki per un istante, come un fulmine a cielo aperto. Sapeva, aveva sempre saputo, sin da quando scappava con quella bambinetta vestita da ragazzino fra le braccia, tutta contro di lui, tremante di freddo e paura, si da quando proteggeva una dea che, aveva creduto un fratello, da una forza che voleva portargliela via. Tutte quelle scoperte, a sette anni o poco meno, erano troppe per l'intelletto di un pargoletto senza mamma o papà, erano troppo drastiche. Andavano rimossa allora, molto tempo prima, come in quel momento. Che ritornassero all'oblio del subconscio... non era pensabile che...

Possibile che suo fratello, pensò Ikki, tralasciando la voce del cuore, fosse un effemminato?

Oh, se era questo il problema avrebbe bastonato lui de il suo amichetto biondo finché non fossero rinsaviti, potevano starne certi.

  • Siete diventati matti tutti e due? Sapete che è contro natura...

Li rimproverò, apprestandosi a passare dalle parole ai fatti.

  • Stammi a sentire!

Quel ragazzino, sempre mansueto e tranquillo, dai grandi occhi di giada, aveva alzato la voce. Era visibilmente teso, nervoso, attento e vibrante come un animale selvatico alla macchia o una corda di violino accarezzata dall'archetto.

  • Fratello...- Tentò di ribadire Ikki, alquanto spiazzato da quell'atteggiamento insolito.
  • Lo vuoi capire che non sono tuo fratello?

Mormorò infine, spossata dallo sforzo della sincerità. La verità... poca ce n'era in giro, se tanta fatica costava.

Il cavaliere, l'unico dei tre bardato d'armatura rilucente, era del tutto sconcertato: non riusciva a parlare; erano talmente tante le idee analizzate dal suo cervello pensante che riflettere su qualcosa di ben delineato gli risultava eccessivamente ostico, praticamente impossibile. Attendeva, impalato e pallido, spiegazioni capibili da quell'anima affranta ed ancor più sbiancata di lui, la quale s'aggrappava alla mano ferma dell'unico individuo capace di osteggiare un po' di sicurezza nei dintorni.

  • Sono tua sorella- sussurrò Shun, priva del coraggio di guardarlo negli occhi. Aveva iniziato a parlare, ora doveva andare sino in fondo, per sé stessa e per il bene di chi le era più caro al mondo.
  • Io... e mamma... ti abbiamo mentito sin dall'inizio... dovevo nascondermi...mi stavano cercando - le membra le tremavano al pensiero del terrore e del disagio che pervasero i suoi primi anni su quella Terra. La paura riviveva nei suoi occhi colmi di lacrime. Quelle frasi spezzate riflettevano i suoi tentennamenti psicologici, ma doveva continuare:
  • Mi cercano perché... perché... sono la reincarnazione di Artemide. Siete tutti in pericolo per colpa mia.

Pensò con piacere di aver detto quanto doveva, ma che era stato meno difficile confidarsi con Hyoga, il quale le era vicino il quel momento così delicato, la sorreggeva ancora una volta.


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