Il segreto di Artemide

Capitolo dodicesimo: Ed ora a tutti

© 2001 by Graziana

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Quando anche gli altri seppero ( e le facce sbalordite a destra ed a manca ci furono in abbondanza), era presente l'ormai rassegnato Grande Mur. Anche Ikki se n'era ormai fatto una ragione:

  • Mia sorella...

Andava borbottando, suscitando le risa e l'ilarità di tutti e ridando un po' di forza e colorito alla povera Shun, pallida come un cencio per il timore di aver rovinato definitivamente i suoi rapporti col fratello che adorava.

Certo, ci sarebbe voluto un po' di tempo perché questi si abituasse all'idea di dover badare ad una ragazzina (non sarebbe più stato possibile lasciarla sola, in mezzo a quella marmaglia di adolescenti dai bollenti spiriti, esposta ad ogni genere di pericolo, vivendo a stretto contatto con quel damerino di Hyoga, in agguato come una bestia famelica), ma, in fondo, non gli dispiaceva avere una presenza femminile nella propria esistenza.

  • Una sorella!- Borbottò ancora - Stammi bene a sentire, signorina: io sono responsabile della tua incolumità, quindi d'ora in poi non andrò in giro così spesso e pretendo che tu non stia così... appiccicata al biondino! Sai che è rischioso per una ragazza come te frequentare individui del genere?

Parlava con tono serio, stando appoggiato ad una colonna sulla piazzola inondata dal sole greco, limpido e splendente. Tutti risero.

  • Ebbene, a me pare che, tutto sommato, sia meglio così: Ikki può divertirsi a fare il mastino e i due reticenti della compagnia sono sistemati. Siamo felici per i due piccioncini!

Esclamò Seya, alludendo a Hyoga e Shun, seduti l'uno accanto all'altra sul selciato dello spiazzo fra i monti, inaccessibili ai molti, di quella terra mistica.

Ancora una risata. A prima vista poteva sembrare un gruppo di ragazzi, lì per una scampagnata, questa tesi però annegava quando ci si soffermava sugli abiti sacerdotali del Grande Mur o sull'armatura di Ikki, l'unico che non si divertiva, ma rimaneva immobile come un angelo punitore, intento a controllare i movimenti di chi, per tutta la vita, aveva voluto considerare suo fratello. Questi se ne stava, ormai più tranquilla rispetto al momento della confessione mattutina, comodamente seduta. Era ancora in abiti maschili, ma i seni erano finalmente lasciati liberi di disegnare la loro naturale ed armoniosa curvatura, al di sotto della maglietta indubbiamente da uomo.

  • Non credi di indossare indumenti eccessivamente aderenti e poco convenienti?

Le rimproverò, compiacendosi pero della bellezza innocente che emanava da tutti i pori. Era vero: aveva qualcosa di divino addosso, qualcosa che va ben oltre l'umana immaginazione.

Shun levò uno sguardo interrogativo ed ingenuo sul fratello, che arrossì e tentò di mascherare tale stato nascondendo parte del viso dietro il bavero della corazza.

  • Che ne dite....- Intervenne il Gran Sacerdote - se questa sera organizzassimo una festa? Dato l'imminente pericolo che aleggia sulle nostre teste... potrebbe anche essere l'ultima e ce la meritiamo!
  • Shun dell'Andromeda sopravviverà all'attacco del nemico. Artemide ci salverà tutti-

Saori appariva sicura di quanto stava affermando: aveva un aspetto tranquillo e rassicurante, di completa fiducia, tanto che mise addosso ai suoi cavalieri un insperato ottimismo. Bisognava proteggere Atena! Bisognava aiutare un amico!

  • E che sia per la festa: non potrà farci che bene!

Sirio fu applaudito ed il discorso finì lì: quella sera si sarebbero aperte le danze sotto le stelle, proprio come un tempo si faceva in onore di dei ormai dimenticati.


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