Il segreto di Artemide

Capitolo quindicesimo: Ares

© 2001 by Graziana

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Quel breve e quasi impacciato contatto fra i due ragazzi fu interrotto da un tonfo sordo alle loro spalle.

  • Te lo avevo detto di non spingere! - s'inalberò Seya con Shiryu, rialzandosi da terra e tendendo una mano all'amico.
  • Potevi anche mantenere l'equilibrio: per colpa tua li abbiamo disturbati ed, ora, addio spettacolo!
  • Guarda che ogni responsabilità è da addebitarsi a te!

Mentre i due "spioni" litigavano, Shun avvampava di rabbia e vergogna, Hyoga le teneva inebetito una mano; Ikki, con aria truce, emerse dai cespugli fiancheggiato dal piccolo Chichi.

La ragazza provò l'irrefrenabile desiderio di sprofondare: chissà quale delusione aveva arrecato, con quel comportamento "immorale", al suo fratellone.

Questi, però, non fece assolutamente caso alla coppietta di piccioncini, ma si rivolse ai compagni intenti a litigare:

  • Possibile che siate così imbranati? Io ed il moccioso eravamo qui da prima di voi e nessuno s'è accorto della nostra presenza. Noi siamo dei veri professionisti!

Chichi, che era rimasto un po' male per il "moccioso", aggiunse comunque con tono alquanto indispettito:

  • Faremo i paparazzi.... vero, Ikki?

Shun era stupita... non si era arrabbiato?!

Lanciò uno sguardo interrogativo al Cavaliere dei ghiacci che le stava accanto. Ebbero lo stesso impulso contemporaneamente, così si ritrovarono a guardarsi con occhi stralunati nel momento medesimo.

  • Che avete da fissarvi così? Siete grandi e maturi entrambi; potete assumervi la responsabilità delle vostra azioni, nei limiti del consentito.

Parlava come un vecchio che avesse vissuto tutte le esperienze di questo mondo e ce si trovasse nella posizione più indicata per dare consigli a degli adolescenti inesperto. Quelli che, però, a lui sembravano consigli, agli orecchi degli altri suonavano come piuttosto come ammonimenti o minacce; ma non questa volta...

Shun, sotto la luce della luna, era identica alla sua Esmeralda, alla donna che aveva perso poco più che bambina, alla fanciulla che aveva amato sull'Isola della Regina Nera, l'unica fanciulla che avesse mai amato, a colei che aveva dato anche la vita per salvarlo. Non solo Esmeralda, ora riviveva sotto i suoi occhi: c'era un altro angelo che gli si parava innanzi, un angelo appartenente alla sua infanzia più remota...

  • Sei uguale alla mamma... - Sussurrò con gentilezza, nello sbigottimento generale: nessuno capiva il perché di quell'atteggiamento improvvisamente diverso.

La ragazza era commossa e due grandi lacrime, calde di felicità, le scivolarono lungo le guance, senza che ella potesse far nulla per fermarle. Era un pianto sereno, ormai privo dei singhiozzi tipici nei bambini o nella disperazione; era un pianto maturo e pacato.

  • No... fatti forza... ti ho sempre detto che non voglio vederti così... - La rimproverò Ikki, ma non c'era traccia di biasimo in lui.
  • Scusami...

Mormorò la sorella, fissandolo coi suoi occhi verdi colmi di adorazione, gioia e paura.... Non potevano contenere tutto ciò... era impossibile trattenere un tale turbinio di emozioni.

L'altro infilò una mano nella tasca destra di quella giacca indossata appositamente per l'occasione. Ne tirò fuori il piccolo ciondolo a forma di stella che Shun portava sempre da quando la madre era morta... si trattava del suo ultimo ricordo, del suo ultimo messaggio: "Yours forever", tua per sempre; queste due parole semplici e profonde incise erano nel metallo lucente.

Avvicinandosi a lei ed allacciandole la collanina intorno al collo, le disse:

  • L'ho trovata in camera tua... non toglierla più d'ora in poi... fallo per noi!

Quel noi, la bambina cresciuta troppo in fretta lo sapeva bene, la bambina che gridava la sua esistenza in un angolo di quel nobile cuore, sottintendeva tutta la sua famiglia: sé stessa, il fratello e la memoria sfocata della mamma, che riviveva nel volto efebico d'una donna cavaliere d'Atena.

  • Questa volta non potrò proteggerti... mi dispiace, "fratello mio"!

Esclamò Ikki rammaricato, furioso per la propria impotenza.

Shun non capì... lo guardò solo in attesa di qualche chiarimento. Non c'era più traccia di lacrime sul suo viso pallido.

  • Nessuno potrà più proteggerti, adesso!

Esordì una voce, proveniente da un punto imprecisato sopra di loro.

Tutto le fu improvvisamente chiaro: conosceva già quel timbro vocale, quel tono dalle vibrazioni quasi metalliche, quel giovane dai capelli rossi, sospeso a mezz'aria fra la luna e la terra... apparteneva al suo passato, ai suoi sogni dissoltisi al mattino....

Era Ares, non sussisteva il bisogno delle presentazioni, era colui che la perseguitava di notte, nei suoi incubi più assurdi ed incomprensibili.

  • Mi duole interrompere questa scenetta così romantica e strappalacrime, ma Artemide ora verrà con me!

Continuò il ragazzi dalla corporatura snella ma muscolosa, avvolto in un mantello dello stesso colore del sangue quando sgorga a fiotti troppo abbondanti perché la vita possa non annegarvi. Con un balzo felino posò i piedi sul selciato, a pochi metri dalla comitiva.

  • Prima di portarla via dovrai passare sui nostri corpi!

Intervennero i ragazzi, frapponendosi fra la compagna ed il dio.

Presto si sarebbero scostati, con le buone o con le cattive, la giovane ne era certa. Con un movimento d'istintiva maternità, spinse il piccolo Chichi dietro di sé, proprio come faceva con lei Ikki quando erano bambini, quasi volesse nasconderlo fra le pieghe della propria gonna.

  • Chichi - sussurrò - puoi far arrivare qui le nostre armature?

Era quasi un respiro, impercettibile, ma il cucciolo annuì, concentrandosi per rendere la massima intensità alle sue facoltà telepatiche.

Pochi istanti dopo, nella volta celeste comparvero cinque sfere, più luminose delle stelle, che andarono ad inglobare le sagome dei guerrieri sacri ad Atena, rendendo le armi che loro spettavano di diritto.

  • Siamo pronti alla lotta, Ares!

Gridò Shun in faccia la dio dal ghigno malefico, disincantato, e dallo sguardo ironico, del tutto diverso da gli occhi di giada, di speranza colmi, che lo fissavano indagatori.

  • Presto, mio piccolo amico, corri a nasconderti!

Bisbigliò poi, allontanando la figuretta smilza con un gesto della mano che, protetta da quello strato di bronzo, nulla aveva di femminile.

  • Ora capisco come mai sei riuscita ad ingannarli tutti: così bardata hai ben poco che possa ricollegarti ad una donna, Artemide o, come dovrei meglio dire, Shun dell'Andromeda!

Sghignazzò Ares, protendendo il palmo verso quei cinque moscerini che volevano opporglisi. Doveva però ammettere a sé stesso che la ragazza l'aveva molto impressionato: erano in lei tono e portamento d'un cavaliere.

Evidentemente l'avevano addestrata bene, su quella stupida ed insignificante isoletta nell'Oceano Indiano.

  • Riconosco che non credevo di trovarti così... straordinaria! D'altronde, anche d'Ade sei stata ambito bersaglio, pur trattandosi il tu d'un corpo di donna... ora capisco perché!

Aveva davvero qualcosa d'eccezionale, di diverso dagli altri. Non d'Artemide o d'Andromeda era il suo cosmo, una natura assai più divina vi risiedeva, una pace sfocata, ma calda ed avvolgente...

Ella rimase insensibile alle parole dell'antagonista di sempre: aveva sempre odiato male e violenza e guerra e sangue versato inutilmente, aveva odiato ciò ch'egli incarnava, assumendo, per i suoi occhi sognanti, l'aspetto di un mostro.

Eppure, le fattezze del ragazzo, se non "belle", erano per lo meno interessanti: lunghi riccioli rossi incorniciavano l'ovale del viso dai tratti secchi ed essenziali, ma ben disegnati, ove spiccavano due grandi occhi di ghiaccio, un naso dal profilo greco ed una bocca sottile. Se non avesse avuto un nome, se non avesse rappresentato un'entità per i mortali, forse sarebbe stato addirittura attraente.

  • Allontanatevi! - disse Shun - E' me che vuole; non sopporterei d'andarmene sapendo che voi siete con me.

La risposta dei quattro, come previsto, non ebbe esitazioni:

  • No!

Finse di sorridere loro per gratitudine ma, quando le voltarono nuovamente le spalle, li colpì alla testa con la sua fidata catena la quale, secoli e secoli prima, legò una bellissima principessa etiope alla roccia del sacrificio... per poi essere salvata dal suo Perseo...

I cavalieri caddero a terra privi di sensi, come tanti birilli.

  • Hai deciso di collaborare?

Domandò l'altro combattente, sbalordito: non aveva previsto nulla del genere, le mosse dell'avversaria sfuggivano ad ogni calcolo mentale. Non gli restava che fidarsi dell'istinto.

  • E tradire in questo modo mio fratello e l'uomo che amo? Mai! Se c'è una cosa che ho imparato scappando (l'ironia della sorte) è il disprezzo per la vigliaccheria! Ne provo orrore, cavaliere, ma per amore e per orgoglio combatterò contro di te... da pari a pari!

Esordì Shun, il cui nome significa "scintillio delle stelle", le stesse stelle che rilucevano in quell'empireo fatato, e diede ordine alla sua catena di disporsi in una posizione sospesa tra difesa ed attacco.

  • È così, dunque: per amore m'affronti! Per amore del biondino, scommetto: è l'unico che si confaccia ad una come te...

Ares aveva gli occhi chiusi, adesso, e nessun sorriso illuminava più il suo volto scolpito nel marmo più puro.

  • Taci e preparati alla lotta!

Lo istigò Andromeda: se doveva morire, voleva che accadesse il prima possibile, in modo da non rendersene neppure conto, per non pensare al distacco da chi voleva bene... doveva accadere prima ch'egli si destasse!

  • Giacché a tal punto giunge il tuo sentimento per lui, al punto di negare per salvarlo insieme agli altri; farò un piacere ad entrambi: vi porterò con me, unendovi nell'amplesso d'una morte lenta...

Esclamò il dio, aprendo gli occhi per contemplare la figura rigida e tesa di chi s'apprestava a sconfiggere.... Anche i suoi tratti erano contratti.

  • Abbandonati a me... cavaliere... non lasciare che sfoghi la mia crudeltà su di te, ché la sete di sangue aumenta quando si beve a piccoli sorsi

Quella che le rivolgeva ora era quasi una preghiere: per la prima volta in tutta l'eternità della propria esistenza, non avvertiva alcun desiderio di fare del male a quella creatura; per la prima volta in tutta l'eternità della sua esistenza, un senso di tenerezza e pace gli stringeva il cuore in una morsa d'acciaio rovente; per la prima volta nell'eternità...

La pace... la sua antitesi traspariva da quella sagoma eterea dai tratti ancora infantili.... Non era ammissibile una cosa del genere: Ares non conosceva la pace, Ares non aveva un cuore.

Senza aggiungere altro, sprigionò dal palmo della propria mano, un flusso immenso di energia cosmica. Shun s'adagiò al suolo, priva di coscienza. Afferrò poi lei ed il suo Hyoga e con loro sparì nell'oscurità della notte.


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