Il segreto di Artemide

Capitolo sedicesimo: Prigionia

© 2001 by Graziana

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Quando aprì gli occhi, dopo un tempo a lei sembrato lunghissimo, il Cigno la guardava amorevolmente, ma le sue iridi celesti erano intrise di preoccupazione.

Era chino su di lei, con un braccio le sosteneva il capo, mentre con l'altro le sosteneva il busto.

  • Hyo... - Mormorò, ma un ascesso di tosse le spezzò le parole in gola.
  • Stt... - le fece lui con dolcezza - Non parlare... hai preso una bella botta in testa, molto più forte, a giudicare dal bernoccolo, di quella che la tua catena ha inferto a me.

Il tono del giovane era dolce come una carezza per lo spirito. Le rivolse un bellissimo sorriso:

  • Non so come tu abbia fatto, ci hai salvati tutti e due: siamo ancora in vita, a quanto pare, ed insieme. C'è ancora speranza, amico mio!
  • Ancora amico mi chiami? - domandò Shun delusa, tentando di mettersi a sedere , per far ciò, aggrappandosi alle spalle del compagno che la sorreggeva.
  • E come dovrei chiamarti?

Chiese Hyoga con un innocenza troppo distante da quella innata che caratterizzava la ragazza tremante e stretta a sé...

  • Già... scusami... sono stata un'illusa a credere di poter essere tua e cavaliere al tempo stesso...

La sua voce flebile era spezzata dal pianto quasi disperato: non sapeva mascherare i propri sentimenti, era un libro aperto per tutti; non era affatto cambiata dai tempi remoti dell'infanzia trascorsa fra mille e più difficoltà.

  • Credi che non sia capace? Ti chiamo così perché temere di perdere un amico è meno doloroso della paura di smarrire l'unica persona che si sia mai amata d'un amore del genere.... Quante ragazze m'hanno impedito il giusto riposo... ma solo tu hai popolato i miei sogni di sempre: sei speciale!

Anche il cavaliere dei ghiacci eterni ora stava piangendo, tenendo ancora più vicino a sé il corpo intorpidito della sua donna in armi, nascondendo il viso tra la spalla ed il collo di lei, aspirandone il delicato profumo.

Costei tentò di tirarsi su, con quanta forza aveva in corpo, e ricambiò il suo abbraccio, ponendogli una mano tra i riccioli dorati di capelli sottili e folti come solo i nordici hanno. Dovevano farsi forza in quella situazione disperata.

  • Non lasciarmi, compagno...

Una grande tenerezza, un immenso desiderio di fargli coraggio, le nacque nel cuore quando sentì sulla propria pelle le lacrime calde di un uomo forte.

Ancora una volta i suoi primi anni bussavano alla porta: come allora, da consolata si era trasformata nel consolatore di persone molto più determinate rispetto a lei.

  • Non ti lascerò...

Ribatté questi in un sospiro, levando i suoi begli occhi stanchi sull'amica: non c'era più traccia di sfiducia o abbattimento in lei, solo un rivolo di sangue sulla fronte ne testimoniava la recente sconfitta in battaglia, null'altro che questo. Si sentì nuovamente conquistato da quell'orgoglio umile... come poteva essere stata una persona così buona l'abitacolo d'Ades? Era pura follia.... Ritenne mentre si ritrovava a baciarla ancora una volta, la terza dal sorgere dell'alba, ma adesso c'era qualcos'altro oltre l'amore, l'affetto e la stima, che arrivavano fino alla venerazione: entrambi, ora, provavano desiderio.... La passione bruciava barbaramente in quel bacio senza traccia di pudore alcuno ed i loro due cuori capirono che lì, in quella fattispecie di cella umida e fredda, dove c'erano di sicuro diversi gradi sotto lo zero, sarebbe successo l'inevitabile. Essi, però, non se ne preoccuparono: né Ares né il mondo intero avrebbero potuto arrestare il naturale corso degli eventi.

Quel che doveva essere fu, ma tutto accadde in un clima di tangibile adorazione, come se fosse un rito sacro destinato ad esaltare la felicità dell'altro. Hyoga sfilò con mani tremanti l'elmo di un'Andromeda sorridente ma tesa: un'iniziazione fa sempre paura; e le loro labbra s'incontrarono ancora, mentre le armature si staccarono dalle loro membra, andando a ricomporsi a poca distanza dalla coppia di amanti.

Non seppero mai quanto durò quella piacevole consacrazione al sacerdozio proprio di tutti i mortali: quello finalizzato alla conservazione della specie; fatto sta che s'assopirono esausti ed abbracciati. Adesso nulla più poteva far loro paura...

Il giovane russo ritornò in sé avvertendo il tremolio del corpo di Shun contro il suo petto. Era ancora nella sua beata incoscienza, così che egli poté contemplarla stretta contro il suo ampio torce, rannicchiata come una bambina, in quella nudità che d'infantile aveva poco e nulla.

Doveva svegliarla, altrimenti sarebbe morta assiderata, non essendo come lui temprata alle temperature della notte polare.

Le lasciò scivolare il dorso della mano sul viso, in una carezza, ed ella aprì gli occhi che brillavano d'una luce nuova, uno sfavillio di complicità, rivolgendogli un grande sorriso ingenuo.

  • Sei così indifesa....

Le sussurrò, senza staccarle gli occhi di dosso. Shun non rispose, lasciandolo ad un suo soliloquio interiore pochi secondi dopo con un:

  • Vestiti... o prenderai freddo

Sembrava il tono di un padre con la sua figliola e la fanciulla obbedì, proprio come una figliuola col papà. Indossarono entrambi le armature, ma Andromeda, nonostante avesse ritrovato indumenti e corazza, era ancora percorsa da mille brividi.

  • Ti senti poco bene?

Ella scosse la testa, ma senza alcuna convinzione e né tantomeno voglia di mentire, cosa che, tra l'altro, non le riusciva affatto bene.

  • Non sei capace di prendermi in giro... - L'apostrofò lui stringendola di nuovo a sé per trasmetterle un po' di calore.
  • Mi dispiace, Hyoga... mi dispiace tanto! - mormorò non riuscendo a controllare i fremiti causati dal freddo e dai nuovi singhiozzi.
  • Possibile che tu pianga anche in un momento felice come questo? Di cosa dovresti dolerti?
  • Ti ho trascinato io in tutta questa faccenda ... se fossi riuscita a battere Ares... - il biasimo nei confronti di sé stessa l'angosciava, la straziava, l'opprimeva.
  • Come avresti potuto sconfiggerlo da sola? Ora siamo in due ed abbiamo qualche speranza. Morire con te, in ogni caso, non m'incute alcun timore. E se non mi fossi ritrovato in questo luogo gelido, stringendoti al mio cuore.... Non ho nessun rimorso e rimpianto alcuno. Così deve essere anche per il tuo animo, va bene?

Il cavaliere annuì al suo migliore amico di un tempo discostandosi dal suo abbraccio.

  • Andiamo

Esclamò buttando giù la porta che precludeva loro il mondo esterno ed asciugandosi le lacrime alla ben peggio. Percepivano entrambi il cosmo oscuro del loro nemico, percepivano entrambi il cosmo oscuro che avrebbero dovuto annullare.


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