Il segreto di Artemide

Capitolo diciassettesimo: L'ultima battaglia

© 2001 by Graziana

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Corsero per un lungo, lunghissimo corridoio, interamente rischiarato da miriadi di candele posate su candelabri d'acciaio dalle punte acuminate ed intrise di cera.

  • Hyoga, non trovi anche tu che quest'ambiente sia tetro?

Domandò Shun, continuando ad avanzare velocemente.

  • Sì: migliaia di candele che rischiarano appena... non ha senso!

Ribatté questi.

Ad un tratto videro la fine del cunicolo, segnalata da una luce sempre più intensa, sempre più grande man mano che si avvicinavano...

Erano giunti al capolinea... rallentarono entrambi, non per vigliaccheria, ma per reverenziale rispetto nei confronti della morte probabile ed imminente, di un dio così potente e malefico le cui superiorità fisica era evidente, rispetto per il punto interrogativo che sintetizzava il loro dubbio futuro. Dovevano andare avanti, combattere il male in nome di quanto di bello la vita aveva loro donato, come avevano sempre fatto, pronti a sacrificarsi per un ideale....

Una cosa adesso era certa: sarebbero stati insieme, nella salvezza o nella morte, e questo infondeva loro coraggio e determinazione. Si strinsero la mano, come due vecchi amici che stanno per salutarsi.

  • Promettimi che te la caverai... - La pregò lui
  • Prometto
  • Anch'io

Entrarono nella sala insieme. Su uno scranno simile ad un trono, circondato da mille lumi senza luminosità, sedeva Ares. Questa volta aveva indosso la sua ramatura dorata, la quale, come d'altronde anche il volto ed i capelli del giovane, aveva sfumature rossicce.

Tutto, in quella stanza, sembrava cosparso di sangue; tutto moriva in quell'ambiente, a cominciare dalla forza d'animo. Un odore acuto di putrefazione aleggiava sotto le volte, scivolava sulle pareti, riempiva i polmoni di Shun, che a stento riusciva a trattenersi dal vomitare. Impallidì visibilmente.

  • Ce ne avete messo di tempo! -

Esclamò il cattivo, levandosi dal suo seggio e compiacendosi di vedere lo sguardo smarrito d'una vittima ormai in trappola.

  • Se avessi immaginato che le vostre... "effusioni" si sarebbero protratte così a lungo, non vi avrei mai lasciati soli nella stanza del ghiaccio.

Le due frasi avevano la struttura di pensieri espressi ad alta voce, realizzò la giovane, ciò significava che non stava ancora riflettendo sul sistema per spedirli al paradiso dei cavalieri. Il dio continuò senza che gli altri due, unici presenti nei paraggi, avessero proferito parola.

  • Benvenuti ne mio regno, dove la luce non brilla e le stelle si spengono una ad una... benvenuti in quella che sarà la vostra eterna dimora, a meno che non riusciate ad uccidermi, s'intende. In questo caso tutto quello che vi circonda scomparirebbe con me, permettendovi il ritorno al vostro mondo... - Continuò con malcelata cattiveria.
  • Tutto ciò, Shun, è un 'emanazione del suo cosmo - esordì Hyoga, e poi rivolto al rivale: - ora combatterai con me... la polvere di diamanti non ti lascerà scampo...

L'altro guerriero chiuse gli occhi, non sprecandosi neppure a rispondere e provocando l'indignazione del russo.

  • È così? Dunque, a tal punto ti ritieni superiore? Vedremo se lo sarai con i fatti...

Prima che Andromeda potesse intimargli di non farlo, il Cigno aveva già lanciato il suo micidiale colpo contro l'avversario, imprimendogli una rabbia ed un rancore mai comparsi prima nei suoi occhi di cristallo.

Ares non si mosse neppure: non ne ebbe bisogno per respingere l'attacco avversario, accordandogli una potenza dieci volte superiore rispetto alla condizione di partenza.

Hyoga ne fu colpito in pieno e fece un volo all'indietro di parecchi metri, cadendo di testa sul pavimento. Una piccola pozza vermiglia s'era già formata intorno al capo biondo del giovane, quando la ragazza lo raggiunse.

Era freddo ed inerte, ma respirava ancora ed il cuore batteva, anche se non con regolarità. Ciò che più preoccupava Shun era il flusso di sangue, che abbondante fuoriusciva dal taglio dietro la nuca. Fissò il suo nemico con occhi pieni di furia e lacrime d'impotenza.

  • Perché? - gli gridò contro - Perché lui e non me? Era me che volevi... era me...

Il forte guerriero, l'essere spietato, provò nuovamente un fremito di tenerezza, di compassione, verso quella creatura così disperata e priva d'ogni difesa evidente. Scosse la testa, come se potesse allontanare quei pensieri assurdi, ma l'immagine di quel cavaliere tredicenne, che singhiozzava ai suoi piedi, l'ossessionava...

Artemide, intanto, si era rialzata; un'aura luminosa la circondava: stava espandendo il suo cosmo... voleva evidentemente combattere ed egli, questa volta, non avrebbe trovato la forza di fronteggiare quella rabbia selvaggia ed ancestrale, impadronitasi di un cuore puro. Sarebbe stato sconfitto... aveva paura...

  • Non avresti dovuto...

In quelle parole c'erano tutti i cieli d'Artemide, con le sue notti incantate, e gli inferni di Ades, intrisi di dannazione e perdizione.

Era una terribile promessa... una maledizione sul punto di realizzarsi, d'abbattersi sulla sua testa.... A pensare che aveva ordito tutto ciò per accontentare il capriccio d'una dea che voleva vedere il sangue di una sua pari... Folle era stato!

  • Eh no, bella mia!

La fermò una voce civettuola alle sue spalle... era un'altra donna, comparsa dal nulla. Aveva chiaramente qualche anno in più dei duellanti, ma la sua bellezza era accattivante e plebea, volgare ed attraente.

  • A... Afrodite? Ti avevo detto che me la sarei sbrigata io.... Non dovevi venire qui... - Farfugliò Ares, nel suo intimo risollevato da quell'arrivo improvviso ed insperato.
  • E lasciarti così in pugno di questa mocciosetta intrigante? Stavi già cadendo nella sua rete: ti ha inebetito...

Sentenziò la matrona, ancheggiando intorno ad un'Andromeda concentrata al massimo, con gli occhi chiusi ed i pugni stretti.

  • Un Saint... ti sei nascosta bene, bisogna ammetterlo...

Ridacchiò quella cornacchia, sollevando dal suolo la ragazza, ormai insensibile a tutto, con la sola forza del pensiero. Mani invisibili cominciarono a colpirle il viso e squarciarle la pelle, senza che, però, ella reagisse: non un grido, non un lamento, non un gesto.

Afrodite si stava innervosendo...

  • Continui a fare la sbruffona? A quanto vedo, non sei cambiata affatto in tutti questi secoli... sei anzi caduta ancora più in basso: divenire il manichino di Ade, dividere con lui un corpo mortale.... Ah, ah, ah! Una dea senza volontà... impudente... come quell'Andromeda che per la sua sfrontatezza fu sacrificata.... Nessuna sarà mai più bella di me... sei legata al destino delle stelle che t'hanno adottata...

La dea ora infieriva su quella fanciulla così lontana di lì, che ormai si era spinta ai limiti dell'immensità. Quanto l'aveva odiata, era un'eternità che sognava quel momento, che anelava vedere il viso dell'unica, fra le signore celesti, reputabile sua pari o a lei superiore. Adesso non ci sarebbe più stata, non avrebbe più potuto metterla in secondo piano agli occhi dell'Olimpo: era ora che la Luna tramontasse... per sempre.

Ad Ares parve di essere uno stupido: aiutare quella sciocca per una vendetta infondata.... Artemide, quell'Artemide ch'ella stava barbaramente sfregiando, non poteva averle inferto nessun torto: era troppo innocente, ingenua, ignara, non sapeva neppure di essere bella. Tanti dubbi per la vanità d'una gaglioffa! Si sentì un povero pedone nelle mani di un'arpia.... Egli, il comandante supremo di tutti gli eserciti, ridotto al rango d'un esecutore di ordini!

  • Adesso basta!

Gridò alla sua complice, ma non ne ricevette alcuna risposta: quella mente limitata ed offuscata dall'invidia era persa nei miasmi del sangue.

  • Non tollererò oltre!

Borbottò lanciandole contro una sfera luminosa d'inaudita potenza...

Afrodite si contorse all'impatto con quella corrente cosmica e poi, con un urlo disumano e rauco, divenne polvere.

Shun ricadde al suolo, coperta di ferite e lividi, apparentemente priva di sensi. Praticamente solo con sé stesso, riconobbe un sentimento d'amore riscaldargli l'anima. Non c'era, nel suo spirito, alcun rimorso per la compagna uccisa: un nome in più alla lunga lista delle sue vittime. Era la figuretta ammaccata che giaceva sulla fredda pietra ad attrarre la sua attenzione. Le si avvicinò, si chinò su di lei... ne sfiorò la pelle e le sollevò il capo, facendo bene attenzione a non romperle qualche osso con il suo tocco rude. La trattava come un oggetto nuovo, mai visto prima, intrigante ma ignoto.

Fu felice per la prima volta di vedere qualcuno respirare ancora, seppure a fatica. Le rivolse il primo sorriso affettuoso; il primo sorriso per la prima ragazza che lo facesse commuovere...

Un rantolo emerse dalle viscere della moribonda, un rantolo che somigliava ad un'invocazione disperata:

  • Hyo... Hyoga

Il dio si sentì indignato, adirato, l'odio prese nuovamente il sopravvento nel suo animo, soffocando quel barlume di amore. Gli occhi azzurri brillarono d'una luce infernale. Sbatté a terra il corpo della ragazza, che non osò muoversi, sella sua dolorosa lontananza dalla realtà.

  • Preferisce uno stupido mortale quando può avere me... un mortale! Oh, ma le toglierò l'imbarazzo della scelta: presto sarò il suo unico spasimante... dovrà restare qui, godendo dell'eterna giovinezza, mangiando l'ambrosia celeste, essendo signora d'un mondo senza giorno!

Guardava con desiderio animalesco le membra lacere di Artemide, distesa sul pavimento, con indosso l'armatura cosparsa di crepe.

Si allontanò da quella sagoma, concentrando la propria attenzione sul russo, svenuto e ferito poco distante. Pochi passi ormai lo separavano dal nuovo bersaglio: una volta ucciso quel ragazzino spavaldo dai riccioli biondi, avrebbe avuto campo libero con la damigella. E se ella si fosse rifiutata d'amarlo? Glielo avrebbe imposto con la forza: Ares otteneva sempre ciò che bramava...

  • Addio, caro mio...

Esordì, apprestandosi a schiacciare la scatola cranica di Hyoga sotto un piede, come si farebbe con un insetto fastidioso ed indifeso.

  • Fermo!

Shun era in piedi a stento ed a bassa voce aveva invocato il suo avversario. Ma per questi, il tono profondo della dea che gli stava alle spalle ebbe l'intensità d'un grido.

Si voltò verso di lei, sbalordito da tutto il coraggio, la determinazione la volontà che risiedevano in quella ragazzina sanguinante, infondendole il desiderio di combattere.

  • Prima... te la dovrai vedere con me!

Aveva computato piano le parole, evidentemente il fluido vitale le era penetrato nei polmoni, impedendole una corretta respirazione. Il suo cosmo, comunque, bruciava di nuovo, e d'una forza mai sentita: aveva superato i limiti dell'universo, abbracciando anche l'Averno e l'ignoto.... Come poteva essere possibile spingersi così lontano?

  • Saremo in due contro di te... - esordì la fanciulla - Diana e plutone, Artemide ed Ades, se così preferisci chiamarci... saremo in due, perché il signore degli inferi ha lasciato la sua ombra su di me, eclissandosi in un mondo di tenebra. Preparati a raggiungerci nell'abbraccio della morte...

Non c'era più niente di umano in quegli occhi verdi, dalle pupille ridotte a due puntini in un mare di giada.

Ares provò a muoversi, sentì il desiderio folle di fuggire il più lontano possibile, ma non un muscolo si scosse dal torpore che l'aveva avvolto.

Era indifeso contro gli attacchi d'Andromeda.

Shun avanzò di qualche passo incerto e titubante ma, nonostante ciò, era un guerrieri terrificante in quel momento. Il suo cosmo inondò la stanza e scaraventò il dio, semi svenuto, molto distante da dove si trovava prima.

La giovane stramazzò a terra, il viso schiacciato contro il pavimento gelido.

Stava per perdere conoscenza e forse anche la vita, ma il nemico era ancora in questo mondo e presto sarebbe tornato ad attaccare.

Doveva far rinvenire Hyoga, immobile a pochi metri da lei. Con uno sforzo immane, allungò un braccio verso la mano del compagno svenuto e, con un doloroso colpo di reni, riuscì ad afferrarla.

Poi chiuse gli occhi e capì che non li avrebbe riaperti mai più.

 

Epilogo

Quando sentì la vita scorrerle lentamente nelle membra e riportarla alla realtà fisica con forza, strappandola violentemente al limbo in cui stava precipitando, fu invasa da un calore rassicurante.

Aprì gli occhi, stupendosi di poter compiere quel semplice gesto; poteva sollevare le palpebre!

Una gioia immensa le sgorgò dal cuore vedendosi circondata da tutti i suoi amici, fra i quali spiccava il volto di Hyoga. Era così immenso il suo sorriso.... Per forza! Egli si trovava a pochi centimetri dal suo naso.

Fece per mettersi seduta, ma il giovane russo glielo impedì. Atena le sorrideva felice dietro al ragazzo, ma due grandi lacrime le scivolavano lungo le gote. Anche Ikki piangeva e Shun credette di capire perché: stava morendo durante lo scontro con Ares, forse era morta davvero...

Ricordava bene cosa era successo.... Ma dov'era il dio? Lo domandò con uno squittio al compagno, il quale la guardò con immensa gratitudine. Cominciò a spiegarle, poiché doveva:

  • Quando ho sentito la tua mano stringermi, sono ritornato in me. Ares si stava rialzando ed un rivolo di sangue gli colava sulla faccia. Lo avevi ferito tu, lo intuii, anche se mi giacevi accanto. Quegli, però, non pareva adirato, anzi era... triste. Mi sono rialzato, frapponendomi fra di voi: forse potevo ancora salvarti. Mi ha sfidato: si avessi perso sarei morto e tu saresti stata sua.

Shun fu percossa da un brivido: aveva rischiato la vita ancora una volta per lei...

Hyoga dichiarò che il nemico non l'altro ci mise molto a risbatterlo a terra e sarebbe stato in eterno, se "per non so quale motivo", se non l'avesse ridestato col suo cosmo, oscurandosi poi nel nulla, nelle tenebre infinite che costituivano il suo regno.

  • Prima di sparire ha detto che saresti stata più felice così ed ha invocato il tuo perdono. A dir la verità, non ho capito granché, ma il palazzo ci stava crollando sulla testa e, dunque, ti ho raccolta portandoti al sicuro, tramite una porta di luce apertasi nella stanza.

Quella "porta di luce", evidentemente, li aveva condotti al Grande tempio.

Ares era morto per salvarli... si era annullato per loro.... Non era possibile! Fortunatamente era così, ance se Shun non ne conosceva la ragione. Forse il signore della guerra aveva scoperto cos'era pietà, forse aveva conosciuto l'affetto. Tutto questo, ora non aveva alcuna importanza... Erano tutti vivi!

Non le sembrava quasi vero.

Un muto pianto di gioia le ridiede piena coscienza del proprio corpo, della propria entità concreta. Era felice...

  • Come avete fatto... come avete fatto a...

Domandò tra le lacrime che le scintillavano sul viso.

  • È stato Hyoga!

Rispose Seya tutto sorridente, ma non per questo meno commosso degli altri; avevano partecipato poco a quell'avventura, ma sapevano tutti d'essere fondamentali per i due protagonisti, proprio come questi lo erano per loro.

Quando si erano svegliati, erano stati colti dal terrore, non trovando più gli amici da nessuna parte, e quella paura si trasformò presto in disperazione prima ed in rassegnazione poi. Quando il giovane russo era comparso stringendo al petto quel delicato fardello, sembrava loro quasi un miracolo...

La speranza riluceva negli occhi d'ognuno, proprio come le lacrime sulle gote della fanciulla ed il piccolo ciondolo a forma di stella, "Yours forever", intorno al suo collo.

Quel giorno Artemide era morta, sepolta in un passato triste.

Rimaneva solo Shun, che s'affacciava ad una vita nuova, una vita con quelli che le volevano bene.


Fine


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