L'infanzia di Ioria

© 2001 by Marin

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Prima Parte: Le Panatenne.

Era il giorno delle Panatenne. Ed io solo un bambino. Come amavo quella festa: le piazze di Atene si riempivano di tutti coloro che in Grecia ancora credevano nelle divinitá dell'Olimpo; feste, musiche, colori, la processione con le donne che offrivano nuove vest alla Dea...

I miei genitori mi portavano sempre al Grande Tempio per seere benedetto dal sacerdote assieme agli altri bambini.

Ed era una delle poche occasioni in cui potevo vedere il mio adorato fratellone. Micene aveva lasciato la nostra casa ormai da anni per essere addestrato a cambattere per la Dea: mi mancava così tanto! Mi ricordo che i primi mesi dopo la sua partenza piangevo tutte le sere. Ma mia madre -una donna giovane e bella di nome Ermione- mi diceva sempre che dovevamo ritenerci fortunati. In genere le famiglie dei giovani che vengono addestrati per diventare cavalieri devono rinunciare completamente ai loro filgi, perché il segreto del Santuario non venga svelato a coloro che non venerano Atena.

Ma mio padre, il valorosa Agamennone, era un cavaliere d'argento che aveva servito il Tempio per diversi anni e, visto che la nostra famiglia era cresciuta nella fede dell'Olimpo, potevamo accedere al Santuario di tanto in tanto e persino vedere Micene due o tre volte all'anno.

Dunque, dicevo, ero sempre entusiasta di andare a trovare il mio fratellone.

Ma quell'anno lo ero ancora di più. Micene, infatti, era stato appena investito cavaliere di Sagitter. Quale onore! Mio fratello era tra i dodici guerrieri più potenti della Terra.

Come ogni anno salivo la lunga scalinata del Santuario con gli altri abmbini. Marciavamo in fila per ogniuna delle delle Dodici Case per raggiungere le stanze del sacerdote dove elgi ci avrebbe beneteddi. I maestosi cavalieri d'oro sorridevano e ci lasciavano passare. Io camminavo di fianco a Milo, un ragazzo venuto da un'isola vicina per studiare ad Atene che era diventato mio amico. Quando arrivammo alla Casa di Sagitter gli dissi: "guarda! quello è il mio fratellone!" E corsi ad abbracciare il cavaliere...ma Micene mi tirò uno scappellotto:" Tu,peste, rimani in fila con gli altri! Avremo il tempo di parlare dopo".

Finita la cerimonia, andai al tempio del Sagittario e trovai mio padre e mio fratello, endrambi con l'armatura indosso, che rpegavano la Dea. Quando si accorsero della mia rpesenza, Micene mi diede una pacca sulla spalla:" Caro fratellino, ho una sopresa per te. Come avrai saputo, sono ormai due anni che il rgande Cleos del Leone non è più tra noi".

"Certo che lo so, non sono mica scemo", risposi imbronciato, perché avevo sperato in un regalo.

"Ebbene-continuò Micne- il sacerdote mi ha convocato epr dirmi che ha percepito un cosmo molto potente in te. Mi ha domandato sotto che segnio eri nato, e quando gli ho risposto che sei del Leone mi ha ordinato di addestrarti per succedere a Cleos".

"Chi, io?!" risposi incredulo, mentre mio padre sorrideva soddisfatto.

"A quanto apre, sì, piccola peste" -rispose Micene divertito-"cosa ne diresti di passare qualche annetto qui con il tuo fratellone, eh?"

Ero davvero felicissimo all'idea, ma anche triste di dovere lasciare la mia casa: "Ma come faro, Micene, sneza i nostri genitori ed i miei amici?"

Sentì mio padre ammonirmi cupo: "Come osi, Ioria! Essere addestrato per servire la Dea è un grandissimo onore e tu devi essere pronto ad ogni sacrificio! Pensa a quei bambini che sono nati fuori dalla Grecia, i cui genitori non venerano l'Olimpo, che sono costretti ad abbandonare le loro famiglie per sempre. Tu sei fortunato, filgio mio"

Micene, che era sempre stato meno severo con me, mi rassicuro': "Non ti preoccupare, peste. Potrai vedere mamma e papá un paio di volte all'anno, sai? E poi c'è un'altra sopresa: anche il tuo amico Milo è stato scelto per servire il Santuario".

* * *

Seconda Parte: L'addestramento.

La vita al Santuario non era facile. Ma avevo la fortuna di essere con Micene, che era un maestro severo e un fratello affettuoso allo stesso tempo.

Mi dovevo svegliare all'alba, quando i primi riflessi dle sole si intravedevano da dietro l'orizzonte, e l'Aurora della dit Rosee avvolgeva nella sual luce soffusa le Dodici Case. Mi cene voleva che imparassi a meditare, ad entrare in contatto con il mio cosmo ed espanderlo in queste prime ore del mattino, quando la mia anima era ancora pura, il mio cuore forte e la mia mente recettiva all'aura di Atena che pervadeva il Santuario.

Continuavo ad andare alla stessa scuola e Milo studiava con me. era una scuola destinata ai figli di coloro che conoscevano Atena, ma non tutti i bambini erano addestrati per diventare cavalieri. Milo era uno scolaro molto migliore di me, io passavo il tempo a prendere in giro le bambine. In particolare c'era una pel di carota, una tale Castalia che veniva anche lei addestrata al Tempio, che doveva odiarmi...

Il pomeriggio era dedicato all'addestramento vero e proprio. In questo Micene era inflessibile: flessioni e combattimenti fino a tarda sera. ma io non volevo deluderlo e facevo del mio meglio.

A Milo era stata assegnata un'altra maestra -una certa Rea, sacerdotessa di bronzo. Pero', visto che mi fratello, in quanto cavaliere d'oro, aveva il diritto di dare ordini a tutti i bronze saints, spesso convinceva Rea di alsciare che Milo si allenasse con noi. Devo confessare che, seppure faticosi e pieni di sfide, furono anni felici. Fino a quel tragico giorno...

* * *

Parte Terza: La notte degli inganni

Quella sera, dopo l'adestramento, me ne stavo in pace a chiachcierare con Milo. Tutto d'un tratto, Micene arrivò scuro in volto. Non era arrabbiato. Preoccupato, piuttosto. I suoi occhi serii e profondi avevano uno sguardo deciso ed insieme angosciato.

"Milo -disse- torna subito da Rea. Quanto a te, Ioria, corri a casa, chiuditi in camera tua e rimanici fino al mio ritorno. Ora devo andare, tornerò presto."

Quella notte non riuscii a dormire. Di Micene neanche l'ombra. Sentii bussare alla porta. Ubbidendo agli ordini di mio fratello, non aprii. Sentì bussare un'altra volta. Era la voce del cavaliere di Virgo: Ioria sono io, apri. Non avere paura".

Di Shaka mi fidavo, andai alla porta e lo feci entrare. Dietro di lui c'era il cavaliere di Capricorn che mi gardava, senza parlare, con le lacrime agli occhi.

"Povero piccolo Ioria -disse Shaka- ho una triste notizia da dart: tup fratello Micene è morto".

Mi sentii gelare il sangue: "Micene?! Come è possibile? Dimmi cosa è successo!"

Capricorn si fece avanti: "Ioria. Sono stato io ad uccidere tuo fratello. Devi capire, elgi non era più il cavaliere che noi tutti conoscevamo..."

"No! Non ci credo!" gridai gettandomi contro Shura. Lo tempestai di pungi, ma nulla potevo contro le forze del guerriero d'oro, che neppure si accorgeva dell'impeto dei miei colpi. Il cavaliere non tentò di fermarmi, lasciava che sfogassi su di lui il mio dolore e accarezzava i miei capelli con un affetto quasi paterno: "Mio piccolo amico, se solo potessi capire..."

Sentii la mano di Shaka sulla mia spalla:" Ora absta, Ioria. Ascolta: le forze oscure si sono misteriosamente impadronite del tuo amato fratello.

Egli ha cercato di uccidere il sacerdote e di rapire la Dea in fasce. Shura è stato costretto a fermarlo.

Al Santuario tutti ti volgiono bene e ricorderemo per semrpe Micene come il cavaliere valoroso che è stato. D'ora in poi sarò io a prendermi cura di te. e ti addestrerò affinché un giorno tu possa riscattare l'onore di Micene. Sarò come un fratello per te, mio piccolo Ioria, in nome dell'antica amicizia che mi legava al cavaliere di Sagitter".

Dopo avere detto questo, Shaka mi asciugò le lacrime dagli occhi: "Vedrai che andrá tutto bene".


Fine


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