Dopo la Guerra Sacra - Il ritorno di Hades

Capitolo 3

© 2001 by Andromeda Shun

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Era da poco passata mezzanotte...

Shun era seduto sulla poltrona nel salone ; la sua testa cominciava a ciondolare e le palpebre a chiudersi... senza sapere perché si mise a fissare il grosso pendolo che scandiva i secondi sulla parete di fronte a lui.

I rintocchi gli riempirono le orecchie... non semplici rintocchi ma voci, voci che salivano fino a lui dai meandri più nascosti della terra, dagli angoli più profondi, più bui... da... dagli Inferi ?

Le voci sussurravano ad ogni oscillazione, ogni oscillazione era una parola, un nome.. un invito che pian piano lui riusciva a sentire, a capire :"Shun... Shun vieni... vieni da noi nostro signore, nostro dio... ci manchi... ti aspettiamo".

"Non... sono il vostro dio... io... non sono un dio..."

"La sua anima è lì, è già in te... ma ora deve tornare, ci manca... noi siamo nulla senza il nostro signore ; gli spiriti dell'Oltretomba ti invocano... SIRE HADES !"

Shun scattò in piedi :

"Lasciatemi in pace !"

Si voltò e fuggì via ; intorno a lui solo oscurità... tutti i suoi amici, le persone che amava, erano scomparsi..

Era solo... solo nelle tenebre.

* * *

Villa Thule era addormentata ; le luci ad ogni finestra si erano spente da un pezzo...

Ma qualcuno sussurrava passeggiando nel giardino : Saori e i suoi favoriti, ansiosi per quello che stava accadendo a Shun, erano usciti all'aperto per discutere della situazione.

Nessuno dei quattro ragazzi sapeva ciò che Athena sospettava e anche lei si rifiutava di crederci... rifiutava di pensarci e si lambiccava il cervello per trovare altre possibili risposte.

Non fece parola ai suoi santi riguardo alle sue paure... non voleva spaventarli... non ancora...

Qualcuno uscì precipitosamente dalla villa, sfrecciò davanti a loro, apparentemente senza vederli..

Nell'oscurità notturna, spiccava la salopette bianca grazie alla quale i ragazzi riconobbero immediatamente Shun.

Il giovanissimo cavaliere li oltrepassò in pochi istanti per scomparire poco dopo tra gli alberi del parco.

"Fermatelo !" esclamò Saori "Potrebbe farsi del male !"

Non c'era bisogno di dirlo ; Ikki e Hyoga erano già alle sue calcagna, immediatamente seguiti da Shiryu e Seiya.

* * *

Correva alla cieca in un mare di tenebre, non vedeva assolutamente nulla.

Mani bramose squarciavano a tratti quel muro di oscurità, cercando di afferrarlo ; lui si divincolava e continuava la sua corsa senza meta...

Finché la debolezza lo invase e cadde... cadde senza toccare il suolo ; precipitava in un baratro ; le mani si strinsero intorno a lui, mani scheletriche, così bianche che brillavano nel buio :

"Sire... nostro signore, ti abbiamo ritrovato... vieni... noi ti amiamo, ti riporteremo sul tuo trono..."

"Lasciatemi !"

Shun si dibatteva, ma appena riusciva a liberarsi di una mano, subito un'altra si aggrappava a lui ancora più saldamente.

* * *

Quando lo raggiunsero stava cadendo ; si gettarono avanti per soccorrerlo ma in quel momento accadde qualcosa di inspiegabile...

La terra tremò davanti a loro, si sgretolò... creature viscide e orribili si fecero largo tra le crepe risalendo dal sottosuolo, fino a formare un groviglio intricato davanti ai ragazzi : un'infinità di vermi bianchi e rosati, enormi, con denti disposti a cerchio nelle bocche spalancate, come corone d'avorio dalle piccole ma numerose punte aguzze.

Si contorcevano e tendevano quelle bocche minacciose verso i cavalieri ; avevano formato una barriera tra loro e Shun.

In preda al disgusto, Hyoga indietreggiò incespicando e finendo addosso a Shiryu, che giungeva in quel momento insieme a Seiya ; quest'ultimo si arrestò bruscamente con un'esclamazione.

Ikki era rimasto immobile per un attimo prima di gridare :

"Che diavolo significa ? ! Shun ! Shun mi senti ? !"

Come in risposta, un urlo di angoscia solcò l'aria giungendo alle sue orecchie ; ma non era possibile vedere assolutamente niente oltre quel muro sibilante.

"Shun ! Sono qui ! Sto arrivando fratello !"

Ikki si scagliò contro la barriera :

"Resisti fratellino" sussurrò "tra un attimo sarò da te... ALI DELLA FENICE !"

Il raggio infuocato di Ikki sortì il suo effetto e parecchi monconi sanguinanti piovvero intorno agli altri cavalieri...

Ma subito, altrettanti vermi salirono fulminei in superficie, sostituendo i predecessori.

"Ma quanti sono ? !" esclamò Hyoga ancora nauseato.

"Maledizione !"

Erano rimasti tutti interdetti, quasi incapaci di connettere, ma l'imprecazione rabbiosa di Ikki li riscosse.

Il cavaliere di Phoenix era in trappola : i vermi si erano avvinghiati intorno al suo corpo ; le loro bocche, come ventose, erano attaccate alla sua pelle.

"Vogliamo stare con le mani in mano ancora a lungo ?" esclamò Seiya.

Un attimo dopo, i cavalieri si erano lanciati in soccorso del compagno, ma ottennero la stessa sorte, con mani e gambe imprigionati, senza riuscire a reagire.

Le bocche spalancate si attaccarono fameliche alla loro carne.

"Bruciate i cosmi cavalieri !" gridò Shiryu allarmato, il primo a rendersi conto del destino che li attendeva "Queste creature assorbono la nostra energia !"

"E' vero" rispose Hyoga con voce soffocata "Sento... come se mi stessero prosciugando...."

"Io... mi sento debole..." sussurrò Seiya "Dannazione... cosmo di Pegasus... dove sei ?"

Ikki si guardò disperatamente intorno : erano tutti deboli, lui compreso...

Il cosmo era, tra le altre cose, l'energia vitale di un sacro guerriero : un cavaliere indebolito difficilmente sarebbe riuscito a richiamare il cosmo.

A Ikki rimaneva solo la forza della disperazione per urlare, sempre più debolmente, chiamando la persona che aveva promesso di proteggere e che era la sua ragione di vita :

"Shun ! Fratello mio ! SHUUN !"

* * *

Era rassegnato, abbandonato a quelle mani... stanco... troppo stanco per dibattersi ancora.

Che fine aveva fatto il suo cosmo ? Perché non aveva il coraggio di chiedere il suo aiuto ?

Probabilmente a causa della cappa soffocante che oscurava il suo animo.

"Voglio... dormire..."

"No... Sarà l'anima di Andromeda a dormire per sempre ma io e te, Shun, avremo molto da fare !"

"vattene ! Mi ucciderò piuttosto che lasciarti entrare ancora dentro di me !"

"Ma non hai capito ? Io sono già dentro di te e qualsiasi cosa farai sarà irrimediabilmente condizionata da me... ti occorrerà il mio permesso per fare qualsiasi cosa !"

Alla stanchezza si sostituì una rabbia furiosa che raramente Shun esternava, ma che anche lui sapeva provare :

"Ti dimostrerò il contrario bastardo ! Sono ancora padrone di me stesso e lo resterò !"

"Non è da te un simile linguaggio... ma io potrei esprimermi così... Non ti dice niente ? E' come se fossi stato io a parlare !"

"No ! Ti sbagli ! Sono io ad essere furioso... lo so essere anch'io ! Non è la tua influenza ! O forse ti diverti a insultare te stesso ? !"

"Ma bravo, un tocco di ironia non guasta nella tua personalità così limpida !"

La rabbia aveva restituito a Shun un po' di energia, di desiderio di reagire, ma ancora non era abbastanza per liberarsi degli artigli scheletrici stretti intorno al suo corpo.

Un urlo squarciò le tenebre, sovrastò perfino la voce che lo tormentava :

"FRATELLOOO !"

Shun sussultò, spalancando gli occhi :

"Niisan..." mormorò in un sussurro soffocato.

Un attimo dopo, dei cosmi esplosero nella sua mente, solo per un istante prima di spegnersi con un lampo di agonia.

"I miei compagni...."

Avevano bisogno di lui, erano in pericolo, forse proprio a causa sua, forse era già troppo tardi ; il comportamento dei loro cosmi non era rassicurante... e lui non poteva fare nulla.

"Che fare ? Cosa posso fare ? Andromeda... aiutami... cosmo di Andromeda brucia, fammi sentire che sei ancora con me, ti prego..."

Un calore intenso salì dal suo cuore, un lieve bagliore rosato lo avvolse, un bagliore che era il suo... la sua luce, il suo cosmo...

Come se avessero compreso che qualcosa stava per accadere, le orride mani infernali strinsero maggiormente la morsa delle loro dita fino a lacerargli la carne ; ma lui non sentì dolore, troppo concentrato sul volto femminile che vedeva delinearsi nelle tenebre... un viso delicato, incorniciato da una cascata di riccioli biondi, lunghissimi, fluttuanti intorno al corpo esile ed etereo, occhi grandi, verdi e dolcissimi, perfettamente uguali ai suoi ; in tutta quella figura era possibile notare una singolare somiglianza con il ragazzo.

"Andromeda..." mormorò Shun.

La bocca fine e delicata dell'apparizione accennò un sorriso :

"Io sono ancora con te mio cavaliere, ma con grande fatica riesco a farti sentire il mio spirito ; la forza oscura che ti opprime è forte, troppo forte... è divina e io non lo sono. Ma anche tu sei forte... devi aiutarmi a non abbandonarti... insieme possiamo sconfiggerlo, anche se è così difficile".

"Grazie !" esclamò Shun "Brucia cosmo di Andromeda ! Fammi uscire da questa situazione !"

La luce rosata esplose squarciando le tenebre.

A Shun parve di udire un urlo di agonia ; erano forse i proprietari di quegli artigli scheletrici ? Gli abitanti degli Inferi ?

Si ritrovò sul prato, in ginocchio e con il respiro affannoso ; ma il pensiero dei suoi fratelli in pericolo lo spinse a reagire immediatamente.

Si alzò e spiccò una velocissima corsa, guidato dai cosmi sempre più deboli di Ikki e degli altri.

Percorsi pochi metri si trovò di fronte ad uno spettacolo raccapricciante : i corpi ormai immobili dei quattro santi di Athena erano avvinghiati in una brulicante selva di esseri mostruosi e sibilanti che si stavano nutrendo della loro linfa vitale.

Shun si bloccò e si portò una mano alla bocca, con un singulto nauseato.

Per qualche istante rimase paralizzato dallo spavento.

"Svegliati Shun" si disse mentalmente, cercando di esortare se stesso "Questa volta non puoi permetterti di cedere allo sconforto... Ikki-niisan non può venire a salvarti perché sei tu a dover salvare lui !"

Ma come fare ? Non aveva il tempo necessario per andare a prendere la sua armatura custodita nella villa.

L'unica risorsa a sua disposizione era il cosmo... e le catene che poteva materializzare dal nulla.

Chiuse un attimo gli occhi e si concentrò con tutte le sue forze...

Perché faceva tutta questa fatica solo per richiamare la propria arma ? Non era mai accaduto dai tempi dell'addestramento.

Finalmente sentì gli anelli metallici materializzarsi tra le proprie dita ; la catena di attacco e quella di difesa erano ancora pronte ad obbedire ai suoi ordini... si sentì sollevato.

Spalancò gli occhi, puntandoli con determinazione sul groviglio di quelle creature infernali ; il suo cosmo era così sveglio e attivo che le catene tra le sue mani sembravano scintillare di vita propria nella luce rosata.

Shun prese lo slancio, gettandosi in avanti e liberando allo stesso tempo la catena di attacco.

L'arma si mosse spontaneamente, la punta triangolare tesa e minacciosa, gli anelli guizzanti come un lampo improvviso, accompagnata dall'urlo di battaglia del suo padrone :

"ONDA DEL FULMINE !"

La scintillante saetta colpì l'orrida creatura che teneva Ikki imprigionato tra le sue spire e scomparve nella carne molle e viscida dell'essere, il quale non si scompose minimamente e rimase saldamente avvinghiato al corpo di Phoenix.

Shun ritrasse la catena, deciso a colpire nuovamente, ma si bloccò con un'esclamazione costernata nel lanciare un'occhiata alla propria arma: era completamente avvolta nel liquido verdastro del verme che aveva colpito e aveva perso ogni ombra di vitalità? Shun non aveva bisogno di provarla per capirlo: la sentiva rigida e pesante tra le mani, chiaramente inutilizzabile? non c'era ombra del flusso energetico che, in condizioni normali, lo metteva in comunicazione con quel magico oggetto; era ridotto a un normalissimo ammasso di metallo.

In preda alla disperazione non si diede per vinto e, pur sapendo dentro di sé che non sarebbe servito a nulla, lanciò nuovamente la catena..

Come aveva sospettato, l'arma non rispose alla sua volontà e fu solo la forza delle sue braccia a scagliarla all'attacco.

Questa volta non raggiunse neanche l'obiettivo e cadde pesantemente a terra, mollemente abbandonata e inerte.

Shun portò lo sguardo inorridito dalla catena ai quattro ragazzi prigionieri.

Cosa poteva fare? La catena di difesa non sarebbe servita a nulla; doveva attaccare questa volta e non proteggere il proprio corpo.

C'era un'unica soluzione: la sua mossa più potente, alla quale ricorreva solo in casi estremi? e quale caso poteva essere più estremo di questo?

Si concentrò nuovamente, immergendosi in se stesso per trovare, nel proprio microcosmo, la forza necessaria.

La galassia di Andromeda si delineò davanti alle sue palpebre abbassate; Shun rivolse tutta la propria attenzione a quell'immagine e alla figura femminile di Andromeda che prendeva vita in essa.

Si fuse con le sue stelle protettrici, divenne tutt'uno con esse, tutt'uno con Andromeda, fino a sentire il cosmo alla massima potenza esplodere dentro di sé.

Ora doveva solo liberare quell'energia desiderosa di uscire; e lo fece accompagnandola con un grido:

"NEBULA STORM!!"

La tempesta cosmica si scatenò; Shun sperava solo di non danneggiare i compagni, ma non poteva fare altro per salvarli.

Pochi secondi? e il ciclone si estinse con un ultimo sbuffo di vento senza avere risolto nulla? Dove erano finiti gli effetti devastanti della sua tempesta nebulare?

Riprovò ma il suo cosmo sembrava distante questa volta, estraneo, come se si rifiutasse di accorrere in suo aiuto.

Shun cadde in ginocchio:

"Perché Andromeda? Dove sei? Mi hai abbandonato di nuovo?"

Sentì una voce lontana, la stessa voce che un tempo nasceva dal suo stesso spirito e che ora era esterna a lui, distante? quasi estranea? una voce femminile che piangeva:

"Perdonami mio cavaliere? non ce la faccio? lui è troppo forte? mi sta cacciando dalla tua anima!"

"NO!" esclamò Shun? la consapevolezza di non essere più tutt'uno con la propria costellazione lo gettò nel più profondo sconforto? eppure era così? lo sentiva chiaramente? non riusciva a richiamare il suo cosmo e questo era un segnale allarmante; aveva un peso opprimente sul cuore, una cappa nera gli oscurava lo spirito? e quel velo era sempre più intenso, più soffocante, come una macchia d'olio che si espandeva senza pietà per inquinare ogni granello di purezza dentro di lui.

Si raggomitolò su se stesso, disperato per non poter aiutare i ragazzi, terrorizzato di ciò che sarebbe potuto diventare lui stesso.

Una risata agghiacciante lacerò l'aria, roca e stridula, la voce stessa della malvagità e dell'orrore.

Shun si guardò intorno smarrito, in cerca del proprietario di quella tenebrosa voce.

Un uomo in armatura si materializzò dalla massa brulicante e avanzò verso di lui.

Le scaglie nere come la notte della corazza gli ricoprivano interamente il busto e le spalle; da tutta l'armatura si dipartivano filamenti simili a vermi; potevano essere metallici o veri e propri esseri viventi? Shun non avrebbe saputo dirlo.

L'elmo, dentato sulla fronte e sul mento, racchiudeva un viso smunto e crudele, pallido, dagli occhi infossati e ironici.

L'oscuro rivestimento aveva tutto l'aspetto di un Surplice, le armature sacre assegnate da sempre ai cavalieri di Hades? i cavalieri di Hades? gli Spectre? i temibili Spectre erano rinati insieme al loro signore?

Come c'era riuscito? Li avevano uccisi tutti.

"Così credevate.. come credevate di avere ucciso me, ma in alcuni dei miei fedeli seguaci non si era estinta del tutto la vita? Ioria di Leo aveva commesso una leggerezza affrontando Laimi, non si era assicurato di averlo ucciso, non si era degnato di dargli il colpo di grazia? e il mio potere gli ha restituito la vita, come ha fatto con altri? non saremo senza servitori mio caro Shun!"

La voce si spense con una cavernosa risata; Shun sentiva un dolore acuto attraversargli l'anima ogni volta che la sentiva echeggiare dentro di sé, come se quella voce, solo parlando, torturasse il suo spirito con miriadi di spine roventi.

Cercò di non farci caso e di concentrarsi sul nuovo arrivato.

"Laimi?" mormorò mettendosi sulla difensiva.

"Esatto!" ghignò lo Spectre "Laimi di Worm, della stella della Terra Nascosta? piacere di conoscerti?" concluse con un ghigno sarcastico.

Rivolse lo sguardo al verme che teneva prigioniero Hyoga; ad un cenno dello Spectre le spire si allentarono, cosicché il cavaliere del Cigno poté scivolare a terra; era ancora privo di sensi e cadde piuttosto malamente.

Laimi gli strinse una mano intorno al collo e lo sollevò con rudezza.

"HYOGA!" gridò Shun gettandosi in avanti.

Ma fu fermato da uno sferzante monito dello spectre:

"Se fossi in te resterei fermo? mi basta un gesto per schiacciare definitivamente gli ultimi barlumi della sua vita? sarà sufficiente stringere un po' le dita sulla sua gola? non se ne accorgerà neanche!"

Shun si immobilizzò stringendo i pugni; i suoi occhi disperati erano fissi sul compagno, incosciente e inerme, completamente vulnerabile.

E lui si sentiva perduto, impotente? completamente inutile? era colpa sua, Hades era ritornato per lui, i suoi compagni erano in quella situazione perché avevano cercato di aiutarlo.

Lacrime di dolore e rabbia appannarono le luminose iridi del cavaliere di Andromeda.

Ma cosa avrebbe risolto piangendo?

"Come al solito è l'unica cosa che so fare" si disse odiandosi terribilmente.

Laimi continuava a fissarlo con quel ghigno divertito; gradualmente le sue dita si stringevano come una tagliola implacabile sul collo sottile, con voluta e sadica lentezza. Shun poteva vedere sulla pelle del compagno, le fessure lasciate dai polpastrelli scheletrici dello spietato spectre.

Il ragazzino era consapevole che, sia che si fosse mosso o meno, Laimi non avrebbe risparmiato l'amico.

Era così terrorizzato da non riuscire a ragionare; eppure doveva fare qualcosa, tentare qualsiasi cosa.

"Lo sai che se solo lo volessi, potresti ordinargli di lasciarlo libero e lui ti obbedirebbe?"

Hades, maledizione! Ci mancava solo lui!

"Basta solo che tu ti fonda con me e lui ti obbedirà, si ucciderebbe se tu glielo chiedessi!"

Era questo il terribile patto; avrebbe potuto salvare i suoi amici solo accettando di lasciarsi guidare dalla personalità di Hades; non poteva fare niente da solo? Era davvero così incapace?

* * *

"Il cavaliere di Andromeda sembra in difficoltà" osservò il giovane dai lunghi capelli blu, giunto in tempo per assistere all'arrivo dello spectre e alle sue minacce nei confronti di Hyoga.

"Dobbiamo aiutarlo" sussurrò il suo compagno con gli occhi dardeggianti di lampi viola e rosati, estraendo da qualche tasca nascosta il suo inseparabile flauto.

"Non posso fare niente, finché non ritrovo una cosa essenziale non sarò altro che un uomo comune nonostante i ricordi!" esclamò Julian.

"Io sento di potermi rendere utile" continuò l'altro risoluto, stringendo con forza il flauto tra le dita sottili.

"Che cosa hai in mente Sorrento?"

"Fidati di me mio signore? ti prego? ora lo so? ricordo quali sono le possibilità del mio flauto, delle mie melodie; basta che io lo voglia e non si limiteranno a confortare il prossimo!"

Senza che Julian potesse aggiungere altro, il giovane musico fece qualche passo avanti, fino a portarsi a pochi metri dal groviglio infernale e dallo spectre; nessuno si era ancora accorto di lui? molto bene, un vantaggio.

Assunse una posa elegante, le gambe unite e un piede leggermente davanti all'altro, quindi, con grazia, si portò lo strumento alle labbra e chiuse gli occhi.

"Aiutatemi creature incantate degli oceani? ninfe dei mari, ammalianti fate di melodie ingannatrici, tornate al mio servizio ora, come quando ero un generale, fedele servo del nostro divino signore e come presto sarò di nuovo; mostratemi che sono ancora in grado di padroneggiarvi, che il grande Poseidon può ancora contare su di me!"

La prima nota? il richiamo per le creature invocate; avrebbero risposto? Un'energia che non sapeva più di avere si diffuse come un fiume in piena dentro di lui, scorrendo insieme al sangue che si fece più fluido e veloce.

Ebbe un attimo di terrore, si sentì spaesato e assalito da quel fluido energetico che così a lungo era rimasto sopito in lui. Era stato sepolto per tanto tempo nel suo inconscio ma gradualmente ricordava, rifaceva sue quelle sensazioni? quella potenza gli apparteneva, non doveva temerla. Le melodie incantatrici avevano risposto al suo richiamo? e la paura si dissolse; ritrovò tutto l'orgoglio di un generale dei mari.

Le note che uscirono dal suo flauto, non erano la solita, dolce melodia che donava il sorriso ai visi innocenti dei bambini. Anche questa incantava ma l'incantamento non avrebbe condotto alla serenità, alla gioia di vivere? Sorrento, ora, suonava per uccidere o almeno per nuocere; sperava soltanto che non ne risentissero anche Shun e gli altri sacri guerrieri, impossibilitati a difendersi.

* * *

Shun stava per cedere; per salvare i compagni doveva fondersi con Hades; ma una volta che avesse accettato questo patto, sarebbe riuscito a controllare il dio degli inferi? Gli avrebbe davvero permesso Hades di dare a Laimi l'ordine di liberarli?

Le note argentine di un flauto giunsero a lui accompagnate da una brezza gentile; Shun conosceva quella musica e si guardò intorno: la figura snella e sinuosa di Sorrento si ergeva in lontananza, ma comunque abbastanza vicina da far giungere le note fino a lui? e fino a Laimi e alle sue demoniache creature.

Shun conosceva benissimo quanto potessero essere letali gli effetti di quelle note e intuì immediatamente che ora, Sorrento era tornato ad essere un generale dei mari: suonava per ferire, non per portare gioia.

I vermi si contorsero: i santi prigionieri caddero al suolo. Con sibili nauseanti, le creature si ritiravano una ad una, scomparendo tra le crepe che esse stesse avevano aperto.

Laimi si tappava le orecchie, imprecando come un ossesso e lo stesso Shun faceva sforzi terribili per controllarsi; ma non era la prima volta che provava quelle sensazioni? adesso era in grado di dominarle.

Quando i vermi furono tutti spariti, la musica si spense con un'ultima nota, lasciando Laimi a contorcersi e Shun in ginocchio, in preda ai tremiti.

Sorrento si avvicinò a quest'ultimo, porgendogli una mano:

"Tutto bene? Mi dispiace, non era mia intenzione nuocerti".

Shun gli sorrise, pronto a tranquillizzarlo ma un gemito e un leggero movimento di Hyoga attirarono la sua attenzione; un attimo dopo si era gettato sul compagno e lo stringeva tra le braccia.

Il cavaliere del Cigno sbatté le palpebre e mormorò debolmente:

"Shun? allora sei salvo? per fortuna?"

Shun annuì, commosso; Hyoga non aveva pensato minimamente al pericolo che lui stesso aveva corso: il primo pensiero era stato per il suo migliore amico.

Il ragazzino si guardò intorno: anche gli altri compagni cominciavano a riprendersi.

Ikki si sollevò sulle ginocchia e gli sguardi dei due fratelli si incontrarono subito. Dimenticando immediatamente la debolezza, Ikki spiccò un balzo verso di lui e lo avvolse in un abbraccio soffocante e silenzioso: non c'era bisogno di parole.

"Mi sento svuotato" stava dicendo Seiya in un sussurro soffocato, mentre lui e Shiryu si sostenevano vicendevolmente.

"Mi dispiace" sospirò Shun "E' tutta colpa mia!"

"Non tua, ma di colui che ti vuole!"

Julian aveva raggiunto i ragazzi e li scrutava con i suoi occhi calmi e enigmatici; anche Saori era apparsa al suo fianco.

Laimi si stava puntellano sulle mani e sulle ginocchia, ancora frastornato per le note letali che gli avevano colpito non le orecchie, ma la mente.

Ikki si staccò dal fratello e, con rinnovato vigore, si diresse a grandi passi verso lo spectre.

Accadde tutto in un attimo; il cavaliere della Fenice, con una mossa decisa, spezzò definitivamente la vita di quell'essere già indebolito. Il colpo di grazia arrivò rapido e indolore.

"Niisan!" esclamò Shun scattando in piedi, rendendosi conto all'ultimo momento di quanto era accaduto.

Non poteva fare altro che osservare agghiacciato la freddezza dell'adorato fratello maggiore, mentre compiva quel gesto definitivo contro un nemico indebolito e allo stremo, che ormai non poteva difendersi in alcun modo.

Con gli occhi chiusi, sentendo su di se lo sguardo disperato e, in qualche modo, accusatore del fratellino, Ikki commentò senza guardare nessuno, con voce apparentemente piatta ma in realtà un po' tremante:

"Non potevamo lasciarlo in vita? è chiaro che dobbiamo affrontare un nuovo problema. Se l'avessimo risparmiato e si fosse ripreso, avremmo avuto un nemico in più contro cui combattere!"

Shun ripensò alle parole di Hades, alla leggerezza che aveva già mostrato Ioria quando non si era accertato di avere veramente ucciso Laimi.

Le ragioni di guerra avanzate da Ikki erano valide, lui lo sentiva ma questo non significava che gli fosse altrettanto facile condividerle ed approvarle? meno che mai sapendo di essere lui, questa volta, l'oggetto della contesa tra le forze del bene e le forze del male.

Cadde di nuovo in ginocchio, nascondendosi il viso tra le mani e esplodendo in singhiozzi incontenibili, strazianti per tutti coloro che erano attorno a lui.

Angoscia, disperazione, un terrore assoluto comunicava quella voce sperduta. Ikki lo prese tra le braccia, cullandolo come se fosse stato un bambino.

Ma ormai tutti avevano compreso che un semplice conforto non avrebbe potuto aiutare Shun: Hades stava tornando e voleva di nuovo portarlo via con sé.


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