Dopo la Guerra Sacra - Il ritorno di Hades

Capitolo 4

© 2001 by Andromeda Shun

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Saori si passò una mano sugli occhi. Erano ore che non dormiva? e come poteva? La pace era finita? un'altra volta. Tutto il sangue sparso, i sacrifici per abbattere Hades si erano rivelati inutili? lui era tornato? e con lui i suoi spectre? ma quanti?

La cupola dell'osservatorio dei Thule si stendeva sopra di lei, con il suo cielo artificiale ma allo stesso tempo così vero.

Quante volte aveva rivolto lo sguardo a quelle stelle fittizie, in attesa di veder materializzarsi in esse il volto che da sempre era stato capace di conferirle sicurezza, quella sicurezza che, in quanto dea della saggezza, avrebbe dovuto esserle propria.

Sospirò soffocando un singhiozzo:

"Ecco la dimostrazione di quanto mi senta spesso più donna che dea! Anzi, bambina, debole e sfiduciata come sono ora! Cosa devo fare nonno? Dovrei essere io a dare sicurezza a Shun, a proteggerlo dalla presenza ostile che lo minaccia, che vuole strapparlo a noi, rendercelo nemico! Eppure ho paura quanto lui, non per me stessa? ho paura per gli uomini, per i miei cavalieri che dovranno ancora rischiare le loro vite? Non ci sono più i santi d'oro, i santi d'argento sono ridotti a due sacerdotesse e i santi di bronzo sono pochi, tremendamente pochi! Come potranno da soli affrontare Hades, che ha seminato stragi tra i miei uomini più forti? Ho paura di non essere all'altezza, di non essere in grado di guidarli di nuovo verso una morte quasi sicura! Nonno!"

La voce dapprima sommessa, si era trasformata in un grido d'angoscia; la dea, o più probabilmente la fanciulla che conviveva con la dea nelle sue forme terrestri, aveva sollevato le braccia verso l'universo stellato, indifesa e fragile di fronte agli avvenimenti di portata divina che era costretta ad affrontare.

"Ho tanta paura, per Shun, per i miei cavalieri... i miei amici !"

"Piccola Saori, avevi sperato che le lotte fossero giunte al termine e la dura realtà ti sconvolge... ma la affronterai, come hai sempre fatto, con la fermezza e il coraggio divino che hai in te... Athena !"

La voce amata riecheggiava tra le stelle ; Alman era il dio che, con la sua presenza, impregnava quell'universo in miniatura. Lui l'aveva creato e la sua anima, scomparsa dalla terra, era ancora viva e presente lì dentro, in ogni piccola stella, in ogni minuscolo granello di polvere.

L'antico ascendente aveva ancora effetto su Saori ; si sentì meglio, le lacrime scomparvero, gli occhi grandi e tristi ma nuovamente fermi si socchiusero e la giovane donna si erse con una fierezza tale, che nessuno avrebbe fatto caso alla statura relativamente ridotta. L'innata maestosità slanciava la snella figura verso l'alto, congiungendola con gli astri, i quali si accesero di luce fulgente per salutare la divinità ritrovata.

"Grazie nonno" queste le prime parole poi, i pensieri della ragazza cambiarono direzione "Non ti sei ancora arreso... ebbene aspettaci ! Saremo noi a venire da te, a snidare le vipere che tieni nascoste, pronte ad attaccarci ! Nessuno spectre sfuggirà all'ira di Athena !"

* * *

Saori e Julian si incontrarono all'uscita dell'osservatorio.

La fanciulla salutò come al solito il giovane rampollo dei Kedives, con una fredda cordialità ; non poteva dimenticare la proposta di matrimonio presentatale dal ragazzo mesi prima... non poteva dimenticare che Julian nelle vesti di Poseidon, l'aveva rapita.

Non gli attribuiva la responsabilità delle azioni del dio ma la sua parte umana non poteva accantonare del tutto la diffidenza.

Di fronte a quell'ostinato distacco, Julian sospirò tristemente :

"Non puoi proprio fare a meno di temere che, desiderando la tua vicinanza, io sia guidato da secondi fini ? Come posso dimostrarti che non avrò più fretta Saori ? Come posso farti capire che mi saprò accontentare della tua amicizia fino a quando non sarai tu stessa a desiderare qualcosa di più ?"

"Perdonami... probabilmente ho torto... ma più di un fatto contribuisce a sconcertarmi... tutto quello che dimostri di sapere, i poteri ritrovati di Sorrento... E' intervenuto in aiuto di Shun ma... io mi sento molto vulnerabile... non so di chi debba fidarmi !"

L'imperscrutabile Julian si lasciò andare ad un sorriso pieno di dolcezza :

"Non posso biasimarti per le tue paure... Athena... Non ho mai dimostrato di essere degno della tua fiducia... ma adesso, lui non si rivolgerà più contro di te !"

Gli occhi di Saori divennero enormi :

"Allora... hai proprio deciso ? Vuoi farlo rinascere ?"

"E' già rinato in parte, grazie alla mia presa di coscienza... ma è forse da te che dipende il suo totale ritorno !"

Julian fece un passo avanti mentre, nello stesso istante, Saori indietreggiava.

"Julian... cosa... cosa vuoi da me ?"

"Niente di pericoloso Athena ! Tu l'hai imprigionato nella giara. Basta che tu lo voglia e il sigillo da te imposto si annullerà, liberandolo !"

"Julian... io... non posso..."

"Perché no ? Non hai più nulla da temere da noi ! Non voglio che tu e i tuoi ragazzi lottiate da soli contro Hades ! Lascia che ti aiutiamo !"

Negli occhi celesti di Saori prese vita un arduo conflitto di emozioni :

"E' questo che vuoi Julian ? Aiutarmi contro Hades ?"

"Sì... è questo !"

La ragazza crollò il capo, socchiudendo le palpebre :

"Come posso fidarmi ? Come posso essere sicura che tu, Julian, non sia soltanto assetato di potere... e di me ? E se tu stessi dicendo il vero, come posso sapere che, una volta libero, Poseidon non oscurerà totalmente la tua volontà, approfittando del momento difficile per schierarsi ancora contro di me ?"

Julian si asciugò una goccia di sudore dalla fronte... si stava rivelando più difficile del previsto ; il muro di diffidenza che Athena... o più probabilmente la maggiormente insicura Saori... aveva eretto tra loro era incrollabile.

"La mia parola Athena ! Sono un uomo d'onore !"

Allungò una mano aperta, con il palmo verso terra :

"Il mio è un giuramento ! La mia vita, e con questo intendo sia quella umana che quella divina, è al tuo servizio ! Nessuna mia azione sarà guidata da un fine che non sia la tua salvezza e quella della terra !"

Un teso silenzio si levò intorno ai due ragazzi. Julian era immobile, in solenne attesa. Saori lo fissava con i suoi specchi d'infinito azzurro, la bocca semiaperta e tremante ; Julian percepì la sua tremenda solitudine... da ogni decisione della fanciulla potevano dipendere le sorti dell'intera umanità... ed era sola in questa responsabilità gravosa e immensa.

"Oh Saori... anche dalla tua solitudine ti vorrei salvare" pensò Julian "noi due siamo così uguali ! Perché insisti nel tenermi lontano ?"

"Ti prego Saori, fai in modo che io possa aiutarti !" esclamò con una foga che ancora non aveva mostrato.

Giunse la sentenza della fanciulla e il suo tono risuonò come definitivo :

"Non posso ! Correrei un rischio ancora maggiore se la liberazione di Poseidon si rivoltasse contro di me !"

La mano di Julian ricadde lentamente ; un lampo di involontaria rabbia attraversò gli occhi dolci ma si dissolse quasi subito, lasciando solo un velo di profonda tristezza :

"E va bene Athena... mi arrendo... ma non rinuncio ad aiutarti. Mi costringi a fare da me e questo potrebbe richiedere un atto di atroce crudeltà che avrei voluto evitare. Avresti potuto liberare Poseidon senza che nessuno ne avesse a soffrire... e invece mi costringerai a privarmi di ciò che ho di più prezioso al mondo... forse più di quanto lo sia tu.."

Furono le sue ultime parole prima che si allontanasse con passo fermo.

Lo sguardo inebetito di Saori seguì fino all'ultimo la scia di capelli che ondeggiava nell'aria, le volute azzurrine che si fondevano con il blu intenso del cielo.

* * *

"Mio signore !"

Sorrento gli correva incontro, aggiungendo un raggio di sole alla già luminosa giornata con il suo fanciullesco sorriso ; e la morsa che dilaniava il cuore di Julian si fece ancora più opprimente, lacerandogli l'anima.

Il sensitivo musico comprese, ad un primo scambio di sguardi, che qualcosa non andava.

Anziché deprimersi lui stesso, non smise di sorridere e strizzò un occhio al vecchio amico :

"Non ne ha voluto sapere eh ?" ridacchiò.

"Già" sospirò Julian senza guardarlo.

Non poteva fissare quegli occhi e pensare che...

Si portò una mano a massaggiare stancamente le palpebre.

Cinque dita magrissime e gentili si strinsero sulla sua spalla :

"Non prenderla in questo modo" cantilenò la voce melodiosa e sbarazzina di Sorrento "Saori probabilmente sta male quanto te per il rifiuto che si è sentita in dovere di opporti !"

Julian allargò le braccia con uno sbuffo spazientito :

"Ma perché non vuole darmi un po' di fiducia ? e ispiro davvero così poca ? !"

"Non a chi ti conosce bene..."

Julian si sentì sprofondare in quello sguardo che lo avvolgeva, adorante. Si trattenne a stento da stringerselo al petto scoppiando a piangere, con il volto nascosto sulla sua spalla.

"Oh Sorrento !" esclamò "Al diavolo Athena, al diavolo i suoi cavalieri e al diavolo anche la terra ! Che Hades se la prenda pure ! Lasciamo tutti nel loro brodo e pensiamo a noi !"

Il sorriso svanì dalle labbra del flautista :

"Così mi deludi... non possiamo farlo ! Io voglio aiutare la terra, voglio soprattutto dimostrare a Shun tutto quello che lo scontro con lui mi ha insegnato ! Voglio dimostrargli che è riuscito a far emergere la nobiltà del mio animo ! Mi disse che il mio animo è nobile come il suo ! Voglio dimostrargli che ha avuto ragione e che io l'ho capito !"

"Ma lo sai cosa significa amico mio ? Io non voglio neanche pensarci !"

"Mi renderesti infelice se mi proponessi di battere in ritirata e sappi che non lo farò ! Se non vuoi far rinascere Poseidon io mi unirò ai guerrieri di Athena e combatterò al loro fianco.... finirei per farmi uccidere perché non potrei convivere con il ricordo della tua rinuncia !"

Il tono adirato si spense quando Sorrento notò la lacrima che solcava la guancia di Julian. Gli afferrò le mani ; le sue nuove parole furono di supplica :

Ti scongiuro mio signore... volevi riparare al male che abbiamo fatto... non tradire ciò per cui io sento il bisogno di donare la vita !"

Julian comprese che non c'era altro da fare. Annuì rassegnato ma questa volta non si trattenne e avvolse Sorrento in un soffocante abbraccio che questi ricambiò, mormorando un sommesso "grazie" tra le lacrime.

* * *

"E' giunto il tempo... vieni.. segui la tua, la nostra strada... prendi il tuo posto..."

Shun seppellì la testa sotto il cuscino, in un vano tentativo di eludere quella voce che lo tormentava ininterrottamente, ripetendo all'infinito le medesime frasi.

Cercare di cacciarla era inutile e Shun lo sapeva ma l'istinto della disperazione lo spingeva ancora a provarle tutte.

"Il palazzo ci aspetta... supera gli ostacoli per arrivare... cercheranno di fermarci ma appena ci riconosceranno avremo via libera. Più ordini darai in nome mio, più ti riconoscerai come Hades più io e te saremo una cosa sola e Shun verrà spinto sempre più lontano, fino all'annullamento !"

Il ragazzo afferrò il cuscino con tutte le sue forze e lo sbatté con rabbia contro la parete, urtando una statuetta di porcellana che fu salvata dalla morbida moquette.

Ma non gli importava nulla di quella ballerina senz'anima non si sarebbe neanche accorto se fosse andata in frantumi.

Si prese la testa tra le mani :

"Voglio vedere come farai ad obbligarmi" sibilò "come farai a dirigere le mie gambe fin laggiù !"

"Vuoi vedere come farò ? Credi che mi sarà difficile ?"

"Non discutere più con lui mio cavaliere ! Accetta !"

Shun si drizzò sbarrando gli occhi : una voce femminile si era sovrapposta a quella della divinità.

"Sta attento... cerca di ascoltare me... lui non può sentirmi perché è a Shun che sto parlando... tu ci sei ancora Shun... lui è un dio, è forte, ma la tua anima è così speciale... usa Hades, approfitta del suo potere per giungere al centro del palazzo e lì potrai sconfiggerlo !"

"Ma... ma come..."

"Sto soffrendo... mi costa un grande sforzo parlarti ancora... Sarò con te quando arriverai a destinazione... l'ultima volta... ma da quel momento ci fonderemo per sempre... devo andare o mi sentirà. Ce la farai mio cavaliere, anche senza il mio aiuto, io credo in te, non solo nelle stelle risiede la tua forza !"

Il sottile legame cosmico svanì ma era stato sufficiente : Shun aveva compreso.

"Grazie... grazie Andromeda !"

Scostò le coperte e posò i piedi sulla pallida scia di luna che si allungava sulla moquette. Rimase un attimo immobile, concentrandosi su se stesso, poi emise un respiro profondo...

Il colloquio con la propria costellazione gi aveva fatto comprendere che esisteva ancora la sua identità, separata da quella di Hades, autonoma da Hades... che era solo Shun... Hades non lo possedeva interamente : il fatto che avesse potuto dialogare con Andromeda dimostrava che il dio degli Inferi non poteva leggere totalmente in lui.

Dominare Hades...

Rimuginava su queste parole... Shun... deve... dominare... Hades...

Era possibile una cosa del genere ? Lui, il piccolo, timido Shun usare una divinità per condurla alla distruzione ?

Sospirò e cominciò a vestirsi. Quindi attraversò con passi felpati le stanze immerse nel buio silenzioso. Ad una ad una oltrepassò le porte oltre le quali i compagni erano immersi in un sonno inconsapevole... inconsapevoli che, l'indomani, uno di loro sarebbe mancato all'appello... e vi sarebbe mancato per sempre.

Quando giunse in strada, Shun si voltò un'ultima volta verso il colossale palazzo dei Thule.

"I vostri volti mi accompagneranno e mi daranno coraggio... perdonatemi... e dimenticatemi..."

Si asciugò una lacrima e, con il cuore stretto e la mente risoluta, si avviò verso il proprio destino... il destino di Andromeda.


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