La Saga dei Santi di Bronzo

Capitolo 1 - Un Destino Scritto Nelle Stelle

© 2000 by Andromeda Shun

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Nei verdi giardini di Villa Thule, risuonavano le grida allegre dei bambini.

Era un momento divertente perché era stata organizzata una partita di calcio...

Erano stati scelti undici bambini per squadra e gli altri fungevano da riserve.

Ikki, in veste di portiere, lanciava energiche incitazioni alla propria squadra, soprattutto a Shun.

Il piccolo e i suoi tre amici erano decisamente i più abili...

Seiya e Shun, i più piccoli in quanto a dimensioni, si esibivano in spettacolari dribbling e sembrava che nessuno riuscisse a fermarli.

Anche Hyoga e Shiryu erano bravissimi.

Ad un certo punto si trovarono tutti e quattro davanti alla porta avversaria e saltarono nello stesso momento, per colpire il pallone con la testa.

La palla sgusciò in mezzo a loro, quasi prendendoli in giro e le loro fronti per poco non si scontrarono.

Ricaddero a terra gli uni addosso agli altri, ridendo come raramente avevano fatto.

Ci fu un momento in cui Shun fu fronteggiato da Asher, il quale non si dimostrò affatto un campione di lealtà atterrando il piccolo con uno sgambetto.

Shun cadde malamente e sentì un forte dolore alla caviglia.

Questa volta non riuscì a dimostrarsi coraggioso e scoppiò in lacrime, ancora più umiliato dalle risate canzonatorie di Asher.

Ikki percorse con una velocità straordinaria i metri che lo separavano da quella zona del campo e, dopo pochi istanti, fu Asher ad essere scaraventato a terra...

"Sempre a proteggerlo eh ?" sbottò questi rialzandosi "Come farà tra poco, quando non avrà più la sua ombra pronta ad accorrere ad ogni lacrimuccia ?"

Ikki l'avrebbe assalito di nuovo, ma fu afferrato per la collottola da una mano gigantesca.

"Che cosa succede qui ? !" ruggì Mylock, allontanando malamente Ikki da Asher.

"Vedete di mantenere l'ordine o ve lo faccio mantenere a suon di frustate! a tutti e due!"

Poi, lanciando un'occhiata a Shun ancora singhiozzante, aggiunse :

"Anzi, a tutti e tre... Smettila di frignare o preferisci che ti dia un buon motivo per farlo ?"

Shun, tremante, si fece più piccolo che poté, ma si impose di ricacciare indietro le lacrime.

"Ora basta giocare" concluse il sorvegliante "Tornate tutti in palestra !"

Quindi si ritirò nuovamente tra le fila dei guardiani.

"Be' Ikki... pare che ve la siate cavata" disse Seiya con un sorrisino.

Ikki non rispose...

Aveva puntato su Shun due occhi tristi e severi al tempo stesso.

Il fratellino non riusciva a sopportare quello sguardo, nel quale il rimprovero si univa ad un'ansia infinita.

* * *

Più tardi, verso sera, i ragazzi ebbero un po' di libertà prima di cena.

Ikki, vedendo il fratellino terribilmente depresso, si avvicinò a lui e lo prese per mano.

"Vuoi venire a fare due passi con me ?"

Shun annuì e lo seguì docilmente fino al parco alberato.

Camminarono in silenzio, tenendosi per mano, fino al solito albero.

Qui si sedettero sull'erba, sotto le fronde che dialogavano con la brezza serale.

Shun si prese le ginocchia tra le braccia e si rannicchiò accanto al fratello, come se cercasse la sua protezione.

A quel contatto, Ikki poté accorgersi che il piccolo tremava come una foglia.

"Shun, non ti senti bene ? Hai freddo ?"

"No..." rispose Shun in un flebile sussurro "No Niisan... sto bene..."

Ikki non gli credeva ; non l'aveva mai visto così abbattuto e depresso.

Delicatamente gli pose una mano sotto al mento e lo costrinse a sollevare il viso...

Non si era sbagliato ; Shun stava piangendo di nuovo, ma questa volta il suo pianto aveva qualcosa di ancora più doloroso...

Non erano i tipici singhiozzi di un bambino... Era un pianto silenzioso, adulto in un certo senso.

Ikki sospirò e scosse la testa...

"Scu... scusami Ikki..." balbettò Shun "Io... vorrei essere forte come desideri ma... all'idea che presto dovrò allontanarmi da te...."

E credi che per me sia diverso fratellino ? Pensò Ikki, ma tenne quel pensiero per sé.... Era fondamentale che Shun non notasse la sua disperazione.

Possibile che questa volta non gli fosse possibile aiutarlo ? Che dopo sette anni passati a proteggerlo da ogni minima difficoltà, adesso avrebbe dovuto permettere che lo mandassero da solo chissà dove per un addestramento alla guerra ?

Un addestramento alla guerra, già.. proprio lui, quel bambino incapace quasi di alzare le mani anche solo per difendersi...

Era terribile per Ikki, il pensiero di non poterlo aiutare come al solito, di doverlo lasciare in balia di eventi ancora incomprensibili.

Mylock l'aveva detto chiaro e tondo a tutti... probabilmente, parecchi di loro avrebbero perso la vita in quell'addestramento.

Ikki era sicuro di avere qualche possibilità di farcela, ma Shun...

Si sentiva soffocare all'idea che il fratello fosse tra quelli con meno probabilità di sopravvivere... ma era inutile nasconderselo.... Era proprio così purtroppo.

Assalito da quei pensieri, Ikki stava per lasciarsi vincere dalla disperazione ; avrebbe voluto urlare per la frustrazione ma, per il bene di Shun, non doveva farlo...

No... doveva convincersi che Shun poteva riuscire.... doveva convincere se stesso e anche Shun...

Si alzò di scatto, costringendo il fratello a fare altrettanto.

Quindi, sotto gli occhi sgranati del piccolo, cominciò a tempestare di pugni la corteccia, scalfendola con ulteriori impronte.

Dopo qualche minuto smise e i suoi occhi decisi si posarono su Shun.

"Prova tu adesso !"

Il piccolo deglutì... Gli sembrava una cosa impossibile.

Ma lo sguardo del fratello non ammetteva repliche.

Shun si avvicinò alla corteccia e, dopo parecchia esitazione, la sua piccola mano colpì il legno, in modo non troppo convinto.

Tuttavia gli sembrava di avere usato parecchia forza, perché sentì un dolore atroce alle nocche.

Le lacrime triplicarono mentre osservava le ferite scarlatte che si erano aperte nella pelle.

"Non ce la faccio Ikki-niisan!" piagnucolò disperatamente.

Ikki gli posò le mani sulle spalle :

"Shun, ascoltami... la vita è stata crudele con noi e sappiamo che presto, lo sarà ancora di più... Ma noi dobbiamo dimostrare di essere più forti del destino... dobbiamo farlo per poterci incontrare ancora dopo l'addestramento... Dobbiamo farlo per noi due !"

"Ma Niisan... sei anni... dovremo stare lontani sei anni..."

"E in questi sei anni andremo avanti da soli, ma pensando sempre ad una cosa... che dobbiamo farcela per stare di nuovo insieme ! Questo pensiero dovrà aiutarci... il nostro incontro dovrà essere il nostro scopo, la nostra motivazione per non arrenderci e per sopravvivere ! Grazie a questo potremo essere più forti di tutti ! Pensa a quelli che non hanno nessuno da cui tornare... credi che stiano meglio di noi ?"

Shun socchiuse i suoi begli occhi simili a giade, pensando a Hyoga, a Shiryu, che erano rimasti completamente soli, senza affetti, eppure non si abbattevano.

"No... hai ragione... però..."

"Ascolta... tu mi vuoi bene, vero Shun ?

Shun spalancò gli occhi, come se gli avesse fatto la domanda più sciocca che si potesse immaginare :

"Io...Niisan... te ne voglio tanto..."

"Allora fallo per me... diventa forte per farmi felice... perché io non debba stare in ansia per te... così, potrò anch'io lottare serenamente sapendo che un giorno, rivedrò mio fratello e potrò riabbracciarlo !"

Con un ultimo singhiozzo, Shun si gettò tra le sue braccia.

Rimasero così, stretti l'uno all'altro, mentre il tramonto dipingeva con un gigantesco pennello intinto di rosso, il prato e le fronde degli alberi.

* * *

Qualche mattina dopo, un silenzio insolito ed irreale serpeggiava tra i giardini di Villa Thule.

I bambini erano raccolti in piccoli gruppi e bisbigliavano tra loro, tesi e visibilmente ansiosi.

Alcuni sedevano solitari e malinconici, senza rivolgere parola ad alcuno.

Ikki era preoccupato per suo fratello : sembrava scomparso nel nulla.

Il campanello che chiamava tutti i bambini a raccolta, squillò improvvisamente facendolo sussultare.

Non era l'unico ad aver avuto quella reazione.

Il trillo che scandiva tutte le loro giornate, quel giorno suonava particolarmente come una condanna : i bambini stavano per scoprire quale sarebbe stata la loro sorte.

I ragazzini sbucavano da ogni angolo, ma non si affrettavano come al solito... Era come se stessero marciando verso un'esecuzione di gruppo.

Nessuno era felice di dover partire : certo non stavano bene alla villa, ma lì, almeno, avevano delle certezze ed erano tutti insieme.

Ora, il loro futuro stava per trasformarsi in un immenso punto interrogativo : non capivano e nessuno si era preoccupato di spiegarglielo se non vagamente, cosa si volesse da loro e cosa avrebbero dovuto aspettarsi.

L'unica cosa chiara a tutti era che si trattava di una cosa pericolosa, nella quale la maggior parte di loro avrebbe perso la vita.... Mylock era stato chiaro in modo impietoso su questo punto.

Ikki vide Seiya, Hyoga e Shiryu spuntare tutti insieme dal boschetto.

Sperava che ci fosse anche Shun con loro, ma dovette ricredersi : il suo fratellino non appariva da nessuna parte.

"Ma dove sarà finito ? Così si caccerà nei guai !"

Seiya, che aveva notato l'amico, sollevò una mano in segno di saluto : nonostante una certa tensione, il vivace piccoletto sembrava non aver perso l'abituale spavalderia ; il solito sorriso, gioviale e sbruffone, splendeva sul bel volto abbronzato.

Hyoga e Shiryu apparivano più seri e pensierosi.

Ikki corse loro incontro.

"Cosa ci facevi lì immobile ?" gli domandò Seiya "lo sai che se non scattiamo al suono del campanello, crapa pelata comincerà a strillare."

Si zittì, notando la palpabile tensione del compagno.

"Che cosa c'è ? Proprio tu hai paura ?"

Ikki lo guardò malissimo :

"Non dire sciocchezze... Sono preoccupato per Shun... non riesco a trovarlo..."

"Ora che ci penso" intervenne Hyoga "Sta sempre con noi e adesso è parecchio che non lo vedo. Pensavo fosse con te !"

Ikki sospirò :

"Io invece, speravo che fosse con voi".

"Non è da lui..." osservò Shiryu "Secondo me è spaventato e si è nascosto da qualche parte. Che cosa facciamo ? Se non rispondiamo subito alla chiamata verremo puniti."

"Voi andate" rispose Ikki "Io cercherò mio fratello. Non è necessario che finiamo tutti nei guai !"

"Io ti aiuterò a cercarlo !" esclamò Seiya con decisione, i grandi occhi scuri ardenti per l'entusiasmo.

"Anch'io !" proruppero Hyoga e Shiryu ad una sola voce.

"Ma davvero... non serve..." protestò Ikki.

"Shun è anche nostro fratello" si lasciò sfuggire Hyoga senza riflettere "ed è giusto che ti aiutiamo !"

"Cosa vuol dire che è anche vostro fratello ?" chiese Ikki un po' sconcertato.

Hyoga, resosi conto dell'errore commesso, balbettò :

"No... volevo dire che... è un amico fraterno.... che ci vogliamo bene come fratelli..."

Gli altri sembrarono non rendersi conto della poca convinzione che Hyoga, aveva messo in quelle parole.

"Già" rise Seiya "se è così sono pienamente d'accordo !"

"Sì" aggiunse Shiryu "Anch'io voglio bene a Shun come se fosse un mio fratellino... anche a voi... ho quasi la sensazione che tutti i ragazzi, qui, siano miei fratelli a volte... non è strano ?"

Rimasero un attimo in silenzio...

Non se ne erano resi conto fino ad ora, ma quei sentimenti erano comuni a tutti loro.

Solo Hyoga, tuttavia, era in grado di comprenderli nel loro autentico significato.

Comunque non avrebbe detto niente : perché sconvolgere tutti quanti con una notizia di cui, tra l'altro, non aveva prove ?

In una giornata già di per sé sconvolgente poi ?

"Grazie ragazzi" stava dicendo Ikki, il volto solitamente duro ora prossimo alla commozione "Allora muoviamoci ; tremo all'idea che questa volta, non riuscirò a salvarlo dalla punizione !"

* * *

Shun era rannicchiato, tremante e in lacrime, dietro a un gruppo di barili, nelle cantine.

Se qualcuno fosse entrato non l'avrebbe visto : si era fatto ancora più piccolo di quel che era e, dietro a quelle botti, scompariva letteralmente.

Aveva udito, in lontananza, il suono del campanello ed era scattato in piedi per un attimo, senza riuscire a reprimere un urletto con la sua vocina squillante.

Aveva quasi deciso di rinunciare alla sua idea e di obbedire al richiamo.

Ma dopo il momento di panico, pensò che non ce ne sarebbe stato bisogno : non sarebbe stato punito perché nessuno l'avrebbe più rivisto.

"Adesso chiuderò gli occhi e mi addormenterò qui ; non mi risveglierò mai più".

Dopo pochi minuti, distante come in un sogno, gli parve di udire la porta che si apriva.

"Shun, sei qui ?"

La voce di Ikki sembrava provenire da un mondo infinitamente lontano.

"Che bello" pensò "Mi addormenterò per sempre con la voce di Ikki che mi parla."

"Shun !"

"Shun, se sei qui rispondi, ti prego !"

"Dai, non farci stare in pensiero !"

C'erano anche gli altri, i suoi tre più cari amici.

Shun aprì gli occhi e, improvvisamente, si rese conto che non stava sognando : Ikki, Hyoga e gli altri lo stavano cercando ed erano preoccupati per lui.

Un'idea terribile gli balenò nella mente : la campanella era suonata da un pezzo e i ragazzi sarebbero stati puniti a causa sua...

Come aveva potuto essere così egoista ?

Tremando, sgusciò carponi dal suo nascondiglio.

"Ni... niisan..." balbettò con un flebile sussurro.

Ikki, Seiya, Shiryu e Hyoga osservarono senza parole quella figurina esile che parve materializzarsi dall'oscurità stessa : Shun sembrava davvero più piccolo e fragile che mai.

Sul volto di Ikki, lo stupore lasciò il posto ad un'espressione furiosa.

Sollevò i pugni e si gettò contro il fratellino.

I compagni emisero un'esclamazione di spavento, temendo che Ikki volesse picchiarlo.

Invece afferrò il bimbo per le spalle e lo sollevò da terra, scuotendolo brutalmente e urlando :

"Piccolo incosciente vigliacco ! Ora ci farai punire tutti ! Immagino che sarai soddisfatto !"

Gli amici erano impalliditi : non avevano mai visto Ikki rivolgersi così a Shun.

"Dai Ikki, calmati" cercò di tranquillizzarlo Shiryu "Non voleva fare niente di male... pensa a come deve sentirsi..."

La sua voce ebbe, come al solito, l'effetto desiderato ; Ikki allentò la stretta e smise di gridare.

Un attimo dopo, le sue spalle furono scosse dai singhiozzi e il suo viso sempre così duro si inondò di lacrime...

I ragazzi lo osservavano senza sapere come reagire : non l'avevano mai visto piangere.

"E come credete che mi senta io ?" singhiozzò "Tutti si dimenticano che ho solo due anni più di mio fratello... è sempre lui quello da proteggere.... Eppure anch'io sono spaventato e ho paura del futuro !"

Nessuno osò replicare...

"Però" continuò il ragazzo "è anche vero che... quello che mi spaventa di più, è il pensiero che non potrò più essere con te Shun... Ho cercato di non farti capire quanto stavo male... ma ho bisogno di confidarmi con te adesso... Vorrei proteggerti tutta la vita fratellino... e sapere che non potrò farlo... che tu, tra poco, sarai da solo chissà dove... mi fa stare male..."

Sconvolto dal dolore del fratello, come spesso accadeva, Shun dimenticò completamente il proprio : come altre volte, reagì in un modo inaspettato, lasciando gli altri perplessi a chiedersi se quel piccolo angelo fosse davvero il più fragile di tutti loro.

Sul suo pallido viso l'angoscia svanì, per lasciare il posto ad un sorriso sereno ; allungò una mano e, con delicatezza, asciugò le guance di Ikki, bagnate di pianto.

"Niisan, non preoccuparti ; ti ricordi la nostra promessa, quella che ci siamo scambiati sotto il nostro albero ? Ci vogliamo bene e questo ci darà la forza per riuscire, il pensiero di poterci rivedere ci renderà forti... Smettila di piangere per me... farò del mio meglio per farti felice, perché tu, quando ci rivedremo, possa essere orgoglioso di me..."

Ikki lo strinse a sé in un abbraccio caloroso :

"Ma io sono già orgoglioso di te... scusa per come ti ho assalito..."

"Non devi scusarti... Ho sbagliato... meritavo qualcosa di peggio... Avrei meritato che mi picchiassi..."

"Tranquillo Shun" scherzò Seiya per sdrammatizzare "Tra poco sarà crapa pelata a farlo al suo posto e noi ti faremo compagnia !"

* * *

Saori, con il suo portamento impettito, se ne stava superba vicino a Mylock il quale sbraitava ogni insulto possibile indirizzato ai cinque ragazzi che non erano presenti all'appello.

Nel centro dell'immenso giardino, nel grande parco della villa, era stato montato un piccolo palco, nel mezzo del quale un piedistallo reggeva una grossa scatola con un foro sul lato superiore.

Saori e Mylock erano in piedi su quel palco improvvisato e i soliti sorveglianti, con cani ringhianti al guinzaglio, erano disposti intorno, con gli occhi coperti dagli anonimi occhiali scuri.

I ragazzi, da parte loro, evidentemente avvezzi a quella sorveglianza da carcerati, apparivano più intimoriti da quello scatolone che attirava come una calamita cento paia di occhi ansiosi.

Tutti loro sapevano che quell'oggetto dall'apparenza insignificante, racchiudeva il loro futuro.

La piccola Saori era sconcertata : solitamente avrebbe riso nel vedere le espressioni spaventate sul volto dei ragazzi.

Ma quel giorno, stranamente, si sentiva coinvolta nella loro sorte ; non sapeva spiegarsi come e perché, ma intuiva che anche il suo futuro era in qualche modo legato al contenuto di quella scatola.

Era certa, pur non comprendendone il motivo, che quei bambini sarebbero andati a rischiare le loro vite per qualcosa che riguardava anche e forse soprattutto lei...

Si sentiva responsabile...

Provava pena per loro, un sentimento a lei del tutto sconosciuto... Per questo la faceva stare così male : lei, sempre fredda e superiore a tutti, ora sentiva un terribile groppo in gola nell'osservare quei visetti terrorizzati che fino al giorno prima aveva deriso...

Cos'era questo desiderio di proteggerli e, nello stesso tempo, di essere protetta da loro ?

Sapeva che il loro sacrificio era necessario, ma la sua anima si lacerava....

Avrebbe voluto tenerli lontani dai pericoli, ma quei pericoli erano inevitabili...

Un dovere che doveva essere compiuto per qualcosa di superiore a tutti loro, lei compresa...

Ma cosa c'entrava lei ?

Perché doveva prenderla così ?

Aveva forse a che vedere con il sogno che ormai la perseguitava ogni notte ?

A dire il vero, ora, quelle immagini le apparivano sempre più spesso anche durante il giorno : le capitava, senza preavviso, di cadere in una specie di torpore e di vedere se stessa fanciulla, ai piedi di un'enorme statua antica, femminile, forse una dea... una divinità guerriera in armatura, con un grosso scudo in una mano e una nike alata senza testa nell'altra...

E insieme a lei, intorno a questa statua, i soliti, giovanissimi guerrieri...

Ma a proposito di questi, nelle ultime visioni era cambiato qualcosa : prima erano personaggi senza volto mentre adesso, alcuni di loro avevano assunto una fisionomia...

Le sembrava di riconoscerli...

Soprattutto cinque le erano rimasti particolarmente impressi...

Cinque ragazzi in armatura che la circondavano come per farle scudo, mentre una strana luce scaturiva dai loro corpi.

Non ricordava perfettamente il loro aspetto ma solo particolari, dettagli che identificavano quei guerrieri adolescenti...

Lunghissimi capelli neri e un portamento nobile ; occhi a mandorla, azzurri, limpidi quasi come il ghiaccio ; uno sguardo duro e deciso, temperato da coraggio e generosità ; due immensi occhi verdi, sognanti e buoni; un sorriso vivace e sbruffone illuminato da un paio di grandi occhi neri pieni di ardore...

Erano queste le caratteristiche di quei cinque guerrieri che, da qualche giorno, le avevano toccato il cuore.

E lei conosceva quei cinque ragazzi....

Improvvisamente ne fu convinta...

Sapeva chi erano...

Cos'era questa nuova personalità che la richiamava all'amore verso il prossimo, questo desiderio di fare qualcosa per gli altri, per il mondo intero ?

Era immersa in questi pensieri, decisamente troppo complicati perché una ragazzina di sette anni potesse farvi completamente chiarezza, quando la voce di Mylock, salita di parecchie tonalità, fece sobbalzare persino lei che, sicuramente, non aveva nulla da temere da quell'uomo.

Le fu subito chiaro il motivo di quelle grida : erano comparsi i cinque ritardatari.

Alcune guardie li circondarono con i cani i quali, ringhiando, mostrarono i denti ai bambini.

I cinque ragazzi si strinsero gli uni agli altri.

Mylock scese dal palco e, a grandi passi, si diresse vero di loro.

"Vi servirà una scusa più che convincente per giustificare il vostro comportamento... Non per sfuggire alla punizione ovviamente, ma per renderla leggermente meno dolorosa !"

Sorprendentemente, fu proprio Shun a rispondere al sorvegliante, con la sua vocina timida e umile :

"Mi dispiace ; non punisca gli altri, è stata tutta colpa mia... Sono in ritardo perché sono venuti a cercarmi..."

Mylock, come tutti i presenti, rimase alquanto perplesso per l'atteggiamento del piccolo, ma non si lasciò intenerire.

Lo guardò e incrociò le braccia :

"Se proprio lo desideri sarai il primo a subire il castigo, ma questo non salverà gli altri..."

Shun si gettò in ginocchio di fronte a lui e abbassò lo sguardo, scoppiando a piangere :

"La prego... lasci stare gli altri... accetterò anche le loro punizioni..."

Erano tutti colpiti, persino Mylock e i suoi imperturbabili assistenti.

Crapa pelata, tuttavia, scoppiò in una risata sprezzante e, senza troppi complimenti, afferrò un braccio di Shun costringendolo ad alzarsi :

"Se è proprio quello che vuoi ti accontenterò... sarai punito solo tu, sul palco, davanti a tutti, in modo che serva da esempio ai tuoi compagni..."

Così trascinò il bambino, che non oppose alcuna resistenza, in direzione del palco.

Ikki sembrava impazzito : non poteva sopportare di veder maltrattare il suo fratellino senza poter intervenire.

Sicuramente sarebbe saltato addosso a Mylock se uno dei guardiani non lo avesse afferrato saldamente, impedendogli ogni minimo movimento.

Ikki urlava con tutto il fiato che aveva in gola, pregando Mylock come non aveva mai fatto.

Mai prima d'ora aveva accettato di umiliarsi chiedendo pietà a quell'odiosa persona : non ci avrebbe neanche pensato per se stesso, ma in quel momento avrebbe strisciato davanti a lui purché togliesse quelle sporche mani di dosso al suo fratellino.

Intanto, Mylock e Shun erano giunti in cima al palco e il piccolo si voltò alle urla del fratello maggiore : Ikki si era aspettato di vedere il suo visino spaventato inondato di lacrime.

Invece, gli occhi del piccolo erano completamente asciutti e il volto illuminato da quell'umile e bellissimo sorriso che apparteneva solo a lui e che, in quel momento, era tutto per Ikki...

Il ragazzo sentì un grande orgoglio crescergli dentro :

"Quello è mio fratello e diventerà un grande uomo !"

Probabilmente, Shun avrebbe affrontato peggio la punizione assistendo alla reazione incontrollata del fratello...

Così, Ikki si impose di calmarsi e ricambiò il sorriso del bimbo, strizzando un occhio in segno di complicità.

Mylock legò le mani di Shun a uno dei pali che reggevano la tettoia del palchetto improvvisato.

Che bisogno c'era ? Si chiese Saori ; Shun non sarebbe andato da nessuna parte e comunque non sarebbe stato in grado di difendersi.

La duchessina non aveva mai assistito di persona alle punizioni riservate agli altri bambini e, quando Mylock impugnò il bastone per compiere il crudele gesto anche lei, che solitamente tendeva a pensare solo a se stessa, si impressionò e, chissà perché, sentì che proteggere quei bambini era un impulso che cresceva ogni giorno dentro di lei.

Così non poteva andare, si disse ; c'era qualcosa di sbagliato in quella situazione.

Quei ragazzi non erano nati per essere trattati in quel modo disumano ; non erano schiavi....

Erano destinati a qualcosa di nobile.

Soprattutto Shun, Ikki e i loro tre amici sarebbero stati fondamentali per lei in futuro : un giorno, da loro sarebbero dipesi avvenimenti molto importanti e lei avrebbe dovuto loro moltissimo.

Quelle premonizioni la sgomentavano..

Suo nonno, ogni volta che lei gliene accennava, assumeva un atteggiamento ambiguo, ma non appariva stupito...

Ma perché il suo adorato e affettuoso nonno permetteva che Mylock trattasse così gli altri bambini ?

Il primo colpo di Mylock stava per partire ; Shun chiuse gli occhi, stringendoli più che poté.

"Fermati Mylock !" gridò una vocina autoritaria.

Saori aveva afferrato saldamente il bastone, con una fermezza tale in quelle manine che tutti ne rimasero sbigottiti.

Come aveva potuto quell'esserino minuscolo bloccare così istantaneamente le forti braccia del sorvegliante ?

Mylock la guardò, piuttosto teso e nervoso.

"Che succede signorina ?" borbottò.

"Non abbiamo tempo per queste sciocchezze ! Desidero che iniziamo subito quello che dobbiamo fare !"

"Ma... non possiamo lasciarlo impunito !"

"Io dico di sì... Mio nonno non sarebbe contento se sapesse che mi hai fatto assistere a uno spettacolo del genere.... lo sai che non ha mai voluto !"

Mylock arrossì visibilmente : sapeva benissimo che per il duca Alman quella bambina era l'essere più prezioso sulla faccia della terra e lui, al suo confronto, era ritenuto meno che zero.

Se Saori si fosse lamentata di lui con suo nonno, chissà quale asso nella manica avrebbe tirato fuori il potente duca per farla pagare a chi non aveva soddisfatto il suo gioiello.

"Voglio che sleghi Shun immediatamente ! !" concluse Saori, guardandolo con il suo fiero cipiglio.

Soggiogato, Mylock obbedì.

Finalmente libero, il bambino rimase qualche istante immobile, non osando guardare in faccia nessuno.

Poi raccolse quanto più coraggio poté e posò lo sguardo su Saori, con un misto di timore e gratitudine.

Solitamente, quando gli occhi azzurri della duchessina si posavano su di lui, erano crudeli e canzonatori.

Ma questa volta Shun vide uno sguardo diverso... non c'era ombra di cattiveria...

Gli parve di intravedere un fondo di dolcezza in quegli occhi gelidi.

Tuttavia, la voce della bimba fu dura come al solito quando gli parlò :

"Dai, togliti dai piedi e vai ad aspettare il tuo turno ! ! "

Shun non si spaventò : annuì con un sorriso e, invece di usare le scale, saltò agilmente giù dal palco.

Quindi corse incontro al fratello che lo abbracciò, visibilmente commosso e sollevato.

Anche i loro tre amici si strinsero intorno ai due fratelli e coccolarono Shun come se fosse stato molto più piccolo di tutti loro.

Gli altri bambini avevano dato il via a un assordante chiacchierio : stavano commentando l'accaduto, osservando Saori ..

Era chiaro chi fosse l'argomento della conversazione.

L'atteggiamento della bambina che quasi tutti, tranne forse Asher, odiavano, aveva colpito i piccoli ospiti della villa.

"Fate silenzio !" sbraitò Mylock, che intendeva ristabilire tutta la sua autorità dopo l'umiliazione che aveva subito.

La voce del gigante, unita ad un solo sguardo dei corpulenti custodi con i cani, fece spegnere le voci in ultimo, leggero brusio.

Dopo essersi guardato intorno per accertarsi che tutto fosse a posto, Mylock si schiarì la voce ed esordì con il suo discorso :

"Vi trovate qui riuniti oggi, per estrarre da questo contenitore il nome della vostra destinazione...Ognuno di voi verrà addestrato per diventare un cavaliere di bronzo... un sacro guerriero di Athena per l'esattezza... Se riuscirete otterrete un'armatura, di bronzo appunto, che dovrete riportare qui in Giappone tra sei anni... Ciascuna armatura rappresenta una costellazione e racchiude i poteri cosmici di quella costellazione... se non morirete durante l'apprendistato, quella costellazione diventerà la vostra guida... la vostra vita sarà irrimediabilmente legata ad essa !"

Saori sentì il dovere di farsi avanti...

Non le sembravano precise le spiegazioni di Mylock....

Non sapeva come, ma sentiva di saperne più di lui...

Quindi interruppe Mylock e continuò :

"Voi ancora non lo potete capire... in realtà ogni armatura sa già a chi deve appartenere di diritto... dovete solo dimostrarvi degni di questo diritto... Il vostro destino è segnato da una costellazione, fin da quando siete nati... non si tratta del vostro segno zodiacale... certo, anche questo esercita il suo influsso, ma sarà più utile se, in futuro, qualcuno di voi meriterà di salire più in alto nella gerarchia cavalleresca... solo i cavalieri più nobili possono indossare l'armatura del segno zodiacale sotto cui sono nati... Ma questo non ha importanza adesso... per ora si tratta solo di stabilire quale costellazione, possiamo dire minore anche se non è proprio esatto, vi ha scelti...L'estrazione di oggi sarà guidata dal destino... serve soltanto perché anche noi possiamo conoscere ciò che le stelle sanno già, per farci sapere dove dobbiamo mandarvi !"

Si bloccò di colpo : non poteva credere di essere stata lei a parlare...

Non ne aveva mai saputo niente di tutta questa storia.

Un impulso le aveva fatto prendere la parola e la voce era uscita spontanea.. Ma non sembrava appartenerle..

Anzi sì... le apparteneva, ma non alla piccola Saori...

A volere che lei parlasse era stata quella fanciulla tredicenne dei suoi sogni, la Saori futura.

Una cosa del genere era già accaduta parecchi anni prima... Ma come poteva lei ricordare qualcosa, anche se solo vagamente, avvenuto quando lei non era ancora nata ?

Quando forse neanche Mylock era ancora nato... neanche suo nonno... nessuno di coloro che erano vivi adesso...

Le sembrò di essere sommersa da una marea di ricordi confusi, ricordi che si perdevano nella notte dei tempi.

Sì, qualcosa di simile era già accaduto e più di una volta : un avvenimento che si ripeteva nei secoli, quando un momento particolarmente critico per il pianeta lo richiedeva.

Perché era assalita da quei pensieri ?

Si sentiva soffocare e aveva una gran voglia di piangere ; ma non l'avrebbe mai fatto davanti a tutti, così si impose il solito autocontrollo.

Intanto , i bambini avevano cominciato a sfilare sul palco ; uno ad uno aprivano i bigliettini estratti davanti a Mylock.

Saori si riscosse durante il turno di Hyoga.

La bambina notò come il biondino stesse facendo di tutto per apparire freddo ed indifferente.

Da quegli occhi belli e glaciali non trapelava la minima emozione.

Ma quando estrasse il pezzo di carta e lo aprì, il tremito della sua mano fu evidente.

Hyoga lesse e non riuscì a reprimere un'esclamazione.

Era una reazione comprensibile : Hyoga sarebbe andato in Siberia.... sarebbe tornato a casa e avrebbe rivisto i posti dove era nato e cresciuto.

Il piccolo, ormai, non si curava più di nascondere ciò che provava e mentre scendeva dal palco, tutti videro il suo volto inondato di lacrime.

Ma l'attenzione di Saori era ora rivolta a Shiryu, che aveva appena infilato la mano nel contenitore.

Ostentava molto autocontrollo, ma il suo volto affabile era alterato da una certa tensione.

Aprì il biglietto e con la sua vocina gentile lesse :

"Cinque Picchi, Cina !"

Shiryu era stato fortunato, pensò Saori : il suo maestro sarebbe stato un uomo giusto e degno di stima.

Scosse la testa, confusa... un altro pensiero involontario.

Come poteva sapere, lei, chi era il maestro dei Cinque Picchi ?

E perché nella sua testolina si era materializzata l'immagine di un uomo piccolo, terribilmente anziano, appollaiato su un altissimo lastrone di roccia ?

Era un vecchio saggio, seduto con le gambe incrociate, assolutamente immobile...

Contemplava un punto lontano davanti a sé.

Cosa stava guardando ?

"Il sigillo ! Sta per spezzarsi !"

Cos'era quel grido di allarme esploso nella sua mente ?

Cosa le stava succedendo ?

Cosa c'entrava un sigillo che stava per spezzarsi ?

Quale sigillo ?

In quel momento, udì una vocetta baldanzosa :

"Atene, Grecia !"

Si trattava di Seiya.

Nell'osservare quella figuretta piacevole e vivace, la bimba pensò che non le era poi così antipatico...

Soprattutto intuiva che i loro destini erano particolarmente intrecciati.

Il più grande onore era toccato a lui...

Suo nonno le aveva raccontato tutto della Grecia e dei suoi miti..

Sapeva che la tradizione dei sacri guerrieri di Athena era nata lì..

Ma forse, non aveva bisogno di ricordare gli insegnamenti del nonno...

Lo sapeva e basta, senza che fosse necessaria alcuna spiegazione.

Sospirò...

E così, Seiya se ne andava in Grecia e sarebbe tornato solo dopo sei anni... se fosse sopravvissuto.

Ma certo, riguardo a questo non aveva dubbi : avevano un compito misterioso da svolgere insieme.

Immediatamente dopo di lui salì Shun, timido e pauroso.

A differenza degli altri, lui non faceva nulla per mostrarsi più sicuro di quello che era.

Non era da lui nascondere ciò che provava...

Saori non se ne era mai resa conto, ma si sentiva intenerita da lui : era limpido come il cielo sereno, un libro aperto per tutti... bastava guardarlo negli occhi per leggergli nel cuore.

Lesse balbettando :

"I... isola della Regina nera..."

No, pensò Saori, c'era qualcosa che non andava.

Mylock scoppiò in una crudele risata.

"E' incredibile ! Proprio a te è capitato il posto peggiore ! Lo sai di cosa si tratta ?"

Shun fece segno di no con la testa.

Allora, Mylock si piegò per portare il volto all'altezza di quello del bambino :

"E' un vero inferno ! Un'isola del Pacifico posta proprio sotto l'Equatore ! Tutto l'anno è percossa da un'inarrestabile pioggia infuocata..."

Shun abbassò lo sguardo balbettando qualcosa, ma a voce troppo bassa per essere udita.

Mylock non gli prestò attenzione e continuò ad infierire sul visibile terrore del ragazzo :

"Ma il clima, già di per sé insopportabile, è niente in confronto a colui che sarà il tuo maestro... E' chiamato il Cavaliere del Mistero, perché nessuno ha mai visto il suo volto, sempre coperto da una maschera.... è il più crudele tra tutti i maestri... dicono che sia peggio di un demonio... Nessuno è mai tornato vivo da lì... Anzi.. qualcuno è tornato, ma la sua personalità era completamente distorta !"

Saori si stava lambiccando il cervello per trovare una soluzione : sapeva che qualcosa non aveva funzionato... Le cose dovevano andare diversamente per Shun.

All'improvviso, la voce strafottente di Ikki si intromise nel discorso di Mylock :

"Sai una cosa ? La descrizione così pittoresca che hai fatto di quel posto, mi ha colpito talmente che ho deciso di vederlo di persona !"

"Vorresti andarci al posto di tuo fratello ? Non è possibile, una cosa del genere non è prevista !"

Saori sorrise ; stava cominciando a credere davvero al destino.

Era certa che la situazione richiedesse una modifica... e la risposta era giunta da Ikki.

"Va bene così Mylock... lascia che Shun estragga un altro foglio !"

Mylock le rivolse uno sguardo torvo : era la seconda volta in pochissimo tempo che quella principessina lo contraddiceva di fronte a tutti.

Ma ogni desiderio di Saori, per lui, doveva essere un ordine.

Quindi annuì in direzione di Ikki e gli ordinò di scendere.

Shun era impietrito : se l'Isola della Regina Nera era veramente un tale inferno, Ikki rischiava la vita più di tutti e, come al solito, si era sacrificato per lui, il suo fratellino.

"Vuoi muoverti a pescare quel maledetto biglietto ? !" Lo redarguì nervosamente Mylock.

Shun, che ormai tremava come una foglia, introdusse la mano nell'apertura e, estratto il foglietto, lesse :

"Isola di Andromeda, Oceano Indiano".

Saori era esultante : adesso era tutto a posto.

Andromeda era la principessa etiope salvata da Perseo dopo che aveva accettato di sacrificarsi per salvare la sua gente.

Shun era legato alla costellazione di Andromeda : quell'armatura era inequivocabilmente la sua, senza possibilità di errore.


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