Dove dormono le stelle

Capitolo 2: Al di là del cielo

© 2001 by Vento / Mime di Asgardh

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Shaka

Passai tutto il pomeriggio nel giardino della sesta casa.

Ero sicuro che nessuno sarebbe mai entrato lì dentro e io avevo bisogno di rimanere solo. Stavo tornando nel luogo dove tutto è buio, nel posto dove la fiaccola della vita ormai è sopita...Perché, di mia spontanea volontà, avevo deciso di tornarci? Ero forse impazzito?

Sì, forse ero pazzo, tuttavia sapevo che era meglio questa mia follia che la tristezza di Milo, era meglio rischiare ed andare là, piuttosto che la malinconia in quegli occhi...

Probabilmente anche lui temeva questo viaggio, magari anche più di me. Io sapevo cosa fare e sapevo di avere un cosmo su cui affidarmi. Lui doveva appoggiarsi al mio e questo cambiava le cose.

Mi chiesi se Milo fosse veramente in grado di fidarsi di me e lasciarsi trasportare al di là del cielo.

Mi percorse un brivido. Io sapevo, io solo, cosa implicava questa mia scelta, cosa voleva dire per me il fatto che Lilian e Milo potessero parlare. La nausea m'assalì e cercai di fare scemare quella sensazione. Avevo il respiro pensante, ero troppo preoccupato per quello che sarebbe dovuto succedere...Tuttavia, fu una sensazione che durò pochissimo, il tempo di un pensiero. Perché, poi, ripensai a Milo, all'espressione del suo viso la scorsa notte, a quegli occhi imploranti ma pieni d'orgoglio, alle sue dita sulla mia faccia ...e allora capii che non avrei voluto fare altro, che avrei camminato giorni nel buio pur di vederlo sorridere di nuovo. Il pensiero della porta di Ade s'addolcì improvvisamente, il brivido che m'aveva scosso prima, scomparve. Lo volevo fare per qualcuno che amavo, per qualcuno che aveva la priorità rispetto alle mie paure e che, con un sorriso, le dissipava subito. I pensieri di quello che sarebbe stato e di quello che sarebbe potuto accadere, m'abbandonarono e s'infiltrò in me solo il suo colore.

Era tutto così strano quella sera, sembrava che i rumori dell'esterno fossero affievoliti, quest'atmosfera di irrealtà che permeava il giardino di Sala, mi dava un senso di incredibile tranquillità. La luce, la meta di me stesso, in questo periodo della giornata, era sempre fonte di sicurezza, il suo calore e l'ardore col quale il sole brillava in cielo, mi rasserenarono del tutto. Saremmo andati di fronte alla porta di Ade io e il mio Milo, avremmo ritrovato Lilian e avremmo capito che cosa l'ha spinta a togliersi la vita...

Solo ora però, mi venne in mente l'aspetto con cui ci saremmo dovuti presentare al cospetto della porta eterna: nessuna protezione, nessuno schermo per noi stessi, solo il respiro dell'anima.

Ebbi di nuovo paura. Questa volta, però, la paura fu diversa da quella precedente. Non avevo paura di quello che materialmente sarebbe potuto succedere, bensì avevo paura di quello che Milo avrebbe potuto vedere di me.

Che sensazione strana. Non m'ero mai messo in gioco in questo modo, i miei pensieri e tutto ciò che provavo, non erano mai stati messi a tavolino, esposti...oltretutto ad una persona alla quale avrei voluto presentare il meglio di me, perché altro non si meritava. Avevo paura che potesse inorridire, avevo paura che potesse non piacergli niente di quello che avrebbe visto e che si sarebbe allontanato per sempre da me. Non avrei potuto sopportare di non parlargli più, di non poter guardare più quegli occhi... Ora che ne avevo assaporato il luccichio, non potevo pensare di privarmene. Eppure, era fin troppo facile che là dov'eravamo diretti, Milo vedesse il vero me. Non ci sono silenzi, sguardi o barriere d'altro genere, la propria anima si sveste dei pesanti drappi che di solito l'accompagnano e si presenta nel buio senza stelle dove, ed è quasi ridicolo, è meglio visibile.

Scossi la testa, il rumore degli alberi nel giardino mi distolse dai miei pensieri. Possibile che qualunque cosa facessi, ormai, mi metteva paura? Cento nemici m'avrebbero rasserenato piuttosto che un confronto con me stesso e con Milo.

Ma del resto, non volevo neanche tirarmi indietro. Non volevo pensare di rinunciare solo per il timore che, quello che Scorpio avrebbe visto, non gli sarebbe piaciuto...

Mi venne da ridere, perché c'era anche l'altra faccia della medaglia, di cui però si tiene sempre poco conto. Avrei scoperto anch'io il cavaliere dell'ottava casa. Non credo che lui sapesse di questa particolarità, o in ogni caso magari non gli interessava. Aveva ben altri pensieri per la testa, non aveva tempo di pensare a queste sciocchezze.

Mi alzai dall'erba e osservai gli alberi in fiore. Un leggero vento sollevò i petali di ciliegio da terra e inondò l'aria con quell'odore. Volarono via e li seguii con lo sguardo. Scomparvero lontano e portarono con sé anche parte dei miei pensieri. Ma il loro odore rimase e accompagnò il sole al riposo.

Rientrai in casa e mi preparai un tè, fra poco Milo sarebbe arrivato, non potevano esserci ripensamenti.

* * *

Milo

Inutile dire che ero agitato, ormai era sera e dovevo scendere alla sesta casa. I miei pensieri erano confusi, Lilian e Shaka...Non capivo bene a chi dovessi rivolgerli, non capivo bene cosa mi sarei dovuto aspettare. Ma in fondo a me stesso non vedevo l'ora. Non mi faceva paura quello che avrei dovuto affrontare... anche perché non ne sapevo niente. Non capivo neanche perché Shaka non m'avesse spiegato esattamente cosa avremmo trovato al di là del cielo. Niente che potessi immaginarmi, questo è ovvio. Era questa mia incoscienza a rendermi così sicuro, ne ero certo. In fondo, però, meglio così: avrei affrontato qualunque cosa ci sarebbe stata da affrontare per rivedere Lilian e per sapere che cos'era successo.

Era di nuovo sera, tuttavia nell'aria c'era odore di pioggia, in cielo non c'era una stella a rischiarare il buio. La città sembrava essere coperta da un sipario di velluto scuro.

Uscii dalla mia casa e iniziò a piovere, nel giro di poco tempo, il cielo fu spaccato da lampi. Un temporale, con tuoni che accompagnavano ogni mio passo verso la sesta casa. Pochi metri e mi ritrovai completamente fradicio.

Entrai nella sesta casa e il suo cosmo m'accolse ancor prima di lui. Così caldo e luminoso, toccò la mia aura e la riscaldò. Non m'ero accorto fino a quel momento di quanto velocemente stesse battendo il mio cuore.

Dopo si fece vedere e venne a prendermi all'entrata. Non riuscivo a calmarmi, i battiti aumentavano sempre più. Perché? Perché stavo andando da Lilian? Perché avrei saputo la verità sulla sua morte? Perché Shaka era lì con me e per me? Probabilmente era tutti e tre questi motivi ad essere causa del mio stato d'animo...

Shaka intuì i miei pensieri perché mi sorrise quasi a volermi rassicurare.

"Non ti preoccupare, vedrai che andrà tutto bene" e così dicendo ampliò ulteriormente il suo cosmo e mi avvolse, cercando di tranquillizzarmi con quel tocco così gentile. Ci riuscì, perché piano piano, mi resi conto che l'agitazione stava scemando.

Gli sorrisi "Scusami, è che prima di adesso, non avevo mai pensato a quello che sarebbe dovuto succedere..."

Mi sentivo un bambino, piano piano, anche se non era iniziato nulla, capivo il perché della frase di Shaka, un po' di sere prima, quando mi disse che avrei dovuto fidarmi di lui. Piano piano capivo che stavo andando in un luogo a me totalmente sconosciuto, dove nessuno dei miei poteri avrebbe avuto senso e dove mi sarei perso senza una guida. Ma con me c'era Shaka, e mi sentivo sicuro

Questo pensiero mi sorprese. Non avrei mai accettato di dare la mia vita in mano a qualcun altro, il mio orgoglio mi avrebbe impedito una considerazione del genere in qualunque altra circostanza...ma ora era diverso, l'aria che si respirava alla sesta casa aveva già qualcosa di ultraterreno. Non c'erano questioni d'orgoglio da fare o altro, qui non si metteva in gioco il proprio valore di cavaliere o il proprio coraggio di uomo, qui c'era solo il custode di un mondo che apriva il portale e me lo mostrava. Un altro mondo, un altro universo, quel posto che sta al di là del cielo.

Mi fece strada e mi accompagnò in camera sua. Sapevo di esserci già stato, ma stasera era diversa da come me la ricordavo. Il fuoco era acceso, tutte le candele ai muri stavano bruciando, illuminando la stanza in ogni suo punto. Entrammo e lì mi diede dei vestiti asciutti

"No...non è necessario..."

"Lo è invece, quando andremo davanti alla porta di Ade, non sappiamo quanto staremo via. Inoltre il corpo è portato a raffreddarsi e rischieresti di congelare, se non ti metti qualcosa di asciutto e caldo, e se la temperatura in questa stanza non fosse così alta"

Aveva ragione, il clima lì dentro era torrido. Scossi la testa, a quante cose non avevo pensato. Quando la nostra anima, insieme al nostro cosmo, si allontanerà dal corpo, quest'ultimo rischierà di congelare, rischierà di morire perché è privo della linfa che lo alimenta. Non avevamo neanche cominciato e già ero stupito. Sorrisi fra me e me.

Shaka uscì dalla stanza, troppo discreto per rimanere lì quando mi stavo cambiando. Avrei voluto rimanesse con me, mi resi conto che stasera la dipendenza da quel viso era diventata fisica, lo volevo vicino, gli volevo parlare..l'avrei voluto anche abbracciare e amare. Mi resi conto di questi pensieri e cercai di scacciarli. Inappropriati, sicuramente. Però, dopo che mi fui cambiato, lui rientrò nella stanza e allora lo vidi bene. Aveva i capelli ben pettinati, sciolti sulle spalle, una tunica bianca che gli copriva una spalla sola e gli cadeva morbidamente addosso. L'avevo visto spesso vestito così, quando meditava capitava indossasse delle semplici tuniche legate su una spalla e legate in vita. Ma questa sera tutto questo ebbe un altro effetto. Era splendido, incorniciato dalla sua luce, si sentiva a suo agio molto più di me: ne ero incantato. Quell'espressione rassicurante sul suo viso...Pensai di non riuscire a trattenermi e andargli più vicino per baciarlo, feci un grosso sforzo e cercai di sopire quell'impulso. Tuttavia quella figura mi stava riempiendo gli occhi e il cuore ed ebbi la certezza che di me, poteva fare ciò che voleva, bastava che non mi togliesse mai quel suo viso da davanti.

Ci sedemmo sul tappeto che c'era di fronte al fuoco, uno di fronte all'altro.

Mi stavo lasciando guidare, in tutto e per tutto, stavo percorrendo una strada a me non nota che m'avrebbe portato da Lilian.

Mi guardai in torno, ebbi una sensazione strana, era come se la stanza avesse già qualcosa di ultraterreno, esattamente uguale a quella che mi colse appena entrato alla sesta casa. Shaka aveva già avvolto di sé il passaggio e mi stava semplicemente indicando la via.

"Milo, adesso dovrai fare esattamente come ti dirò, dovrai stare con me anche se non saprai dove e cosa starai facendo..."

Deglutii ed annuii. Qualunque cosa, ormai, mi sarebbe andata bene, dovevo andare da Lilian e ero arrivato ad un punto in cui non si poteva tornare più indietro.

Chiusi i miei occhi, sentii il cosmo di Shaka insinuarsi in me. Si infiltrò, passò ogni anfratto del mio corpo e permeò tutto me stesso: la sua luce avviluppava ogni mia insenatura. La sentii arrivare nella parte più profonda del mio spirito e lì iniziò a disfare, con mani sapienti, ogni singola corda che mi stava legando a quella vita terrena. Fu una sensazione strana, quasi piacevole. Sentivo quelle corde, che mai avrei pensato di avere, lussarsi e poi sciogliersi, abbassare il loro canto per poi spegnerlo. Un canto troppo umano perché potesse essere portato di fronte alla porta di Ade, l'anima doveva staccarsi dal corpo.

Corda dopo corda, il tessuto veniva slacciato e disfatto. L'intricata maglia tessuta dalla vita veniva sfilata, filo per filo, fino a ricomporre la matassa. Più questa sensazione aumentava e più mi rendevo conto che il mio spirito si stava liberando dal corpo. Era questa la sensazione di quando si moriva? Era questa la sensazione che tutti temevano? ...Non lo so, ma la gentilezza del tocco dell'aura di Shaka, il suo muoversi nella mia anima con estrema accortezza e semplicità, mi stavano lasciando solo una sensazione gradevole. L'anima che si slega dal mondo, solo ora potevo veramente provarne la sensazione, senza paura, perché la tela che sempre, sin da bambini, ci lega a questo corpo, stava per essere completamente disciolta. Disfatta da un tessitore, quasi fosse una danza, ed io non sentivo dolore, né preoccupazione... Filo dopo filo, intreccio dopo intreccio, sentivo l'abbandono della tela, il disfacimento del manto che legava l'anima a terra.

I ricami che ne costituivano l'ornamento, però, non vennero disfatti, i disegni e i dipinti che ognuno di noi aveva creato durante la sua vita, venivano lasciati sulla matrice: l'anima. E così io non persi coscienza di quello che ero, non persi il contatto col mio cuore, ma semplicemente mi slegai da questo, sentendolo ugualmente mio e non temendone l'allontanamento. I colori di un'esistenza erano lasciati sull'alito di vita che ora ero diventato, quelli stessi colori che caratterizzavano l'uomo e gli davano una coscienza, ora erano intessuti sul respiro di quello che, ora più che mai, era me stesso.

Poche maglie ancora e il mio spirito sarebbe stato completamente sciolto, ancora pochi fili di uno strumento a corde che ora sembrava prendersi il suo meritato riposo ed aspettare il ritorno del suo complemento.

E poi fu solo luce, l'aura di Shaka che mi avvolse completamente e mi prese quasi in braccio, morbida e sicura, così m'appariva. Io, d'altro canto, non sapevo cosa fare, dove andare, ma sentivo il sussurro di Shaka che mi rassicurava.

* * *

Muu

Sentii l'aura di Milo e Shaka quasi dissolversi. Avevo sentito una volta sola qualcosa del genere, non me ne preoccupai più di tanto. Sapevo che cosa stavano facendo e il perché del calo d'intensità di cosmo. Tuttavia mi chiesi se, veramente, tutto questo sarebbe stato utile. Riesumare la memoria dei morti, come balsamo per la vita dei vivi, avrebbe veramente portato buoni frutti? Ma del resto non sapevo neanche il perchè Milo tenesse così tanto ad andare di fronte alla porta di Ade...

Pioveva a dirotto, la notte era più buia che mai. C'erano lampi e tuoni nel cielo. Sorrisi, pensai che in fondo, questo temporale, faceva da perfetta cornice a quello che ultimamente stava succedendo al Grande Tempio.

Sentii un'aura avvicinarsi al mio tempio, un cosmo così vasto e materno che avrebbe abbracciato l'universo intero

"Bentornato al Grande Tempio"

M'inchinai, Saori era scesa, durante questo diluvio, per salutarmi?

"Non avreste dovuto venire fino a qui, sarei venuto io a porvi i miei saluti"

"Non ti devi preoccupare, non avevo voglia di stare chiusa al santuario, tutta sola. Ho pensato che un po' di pioggia non avrebbe potuto farmi male."

Così dicendo entrò nella mia casa, guardandosi intorno

"La casa dell'Ariete è contenta di riavere fra le sue mura il suo custode" Così dicendo s'inchinò di fronte a me, fu un inchino pieno di dignità, profondo ma allo stesso tempo nobile. Perché si stava comportando così?

"Non essere stupito del mio atteggiamento, per troppo tempo, io ho lasciato soli te e tutti coloro che, tempo fa, non hanno esitato a correre in mio aiuto quando ne avevo bisogno. E ora, come ricompensa, mi chiudo in me stessa, a piangere per le vite perse e a non gioire per quelle conservate... E so che alcuni di voi, più di altri, m'hanno dato di più di quanto avrebbero potuto e più di quello che hanno avuto in cambio da me, e ora si ritrovano a curarsi ferite che forse non si rimargineranno."

Aprii la bocca per replicare, ma non riuscii a dire niente, come potevo controbattere? Saori Kido, la dea Atena era lì, in tutta umiltà a donare calore, quando è lei la prima che, da sempre, è stata di conforto a tutti.

"Non ti stupire neanche di queste mie parole. Sono un essere umano, prima che una dea, e per troppo tempo ho badato ai massimi sistemi invece che alla felicità del singolo. Come si può essere felici se è il proprio animo ad essere spezzato? La possibilità che questo si ricomponga in tempo di pace, ovviamente, è grande, tuttavia è tempo ora che ci si prenda cura di ogni singolo pezzo di voi, tuo, di Seiya e gli altri... Perché la pace sul mondo è fondamentale per la terra, ma la felicità dei miei cavalieri, lo è per me"

Sorrisi e la guardai, lei così importante per tutti noi, aveva un cuore di donna e così si voleva prendere cura dei propri affetti. Sapeva che tutti noi combattemmo per lei e si sentiva responsabile per i nostri cuori.

"Prima o poi, guariremo tutti e allora potremo goderci questa pace per la quale abbiamo combattuto" Questa pace per cui è morto Saga... Scacciai questo pensiero, non potevo né volevo pensare a Saga in un momento come questo. Era inutile e solo doloroso... Ma non riuscii a contenere l'impeto, quelle sue parole, quel suo sorriso...furono quasi l'esplosione di una stella, dentro di me.

Non so se Saori si accorse di qualcosa, non volevo che lei capisse i miei pensieri, né volevo che lei si turbasse ulteriormente a causa mia. Non cambiò la propria espressione sul viso, forse non aveva capito...

Mi diede una busta.

"cos'è?"

"Credo che questa debba essere tua..."

Non aveva risposto alla mia domanda, la guardai stranito

"Ora è meglio che vada, ti ho disturbato fin troppo, buona notte"

"Aspetti, l'accompagno"

"Non è necessario, grazie, farò due passi... Adoro quest'odore di pioggia..." Così dicendo uscì dalla mia casa, nello stesso modo in cui vi era entrata, con l'ombrello in mano e senza fare rumore.

Rimasi a guardare il punto dov'era scomparsa a lungo. Che strana donna, Saori Kido. Il fardello che il destino le aveva posto sulle spalle l'aveva forgiata, ma rimaneva una donna fragile e desiderosa di calore umano.

Guardai la busta che mi aveva appena dato, candida, senza nessuna scritta. Non dovevo che aprirla per vedere cosa conteneva, eppure esitavo nel farlo. Cosa mai poteva essere contenuto lì dentro, che mi fermava? Quella strana sensazione, scoprii in seguito, essere più che giustificata. Non avrei mai dovuto aprire quell'involucro di carta.

* * *

Shaka

Eravamo quasi arrivati di fronte alla porta di Ade, sentivo l'aria gelida spirare dai cancelli che separavano il cielo dalla notte. Ampliai il mio cosmo alla ricerca dell'anima di Lilian.

M'erano ben note quelle insenature, quei percorsi labirintici che separavano l'entrata dalla valle dove si trovavano le anime. Intanto Milo ed io, rimanemmo sospesi in quest'universo buio, lui assolutamente confidente che avrei trovato lo spirito della sorella e che l'avrei portato da lui. Non una luce, non un bagliore, ma le nostre due anime legate da una stretta forte che non avrebbe permesso a Milo di perdersi in quella notte priva di stelle.

Vidi in lontananza, un piccolo fuoco fatuo, celeste ma venato di rosso. Sembrava immerso in quella valle e non si accorse che uno spirito vivo fosse venuto a trovarlo. Mi ci avvicinai lentamente, non volevo spaventarlo. L'anima delle persone morte è sicura di quello che è stato e, a differenza dei vivi, anche di quello che sarà. Tuttavia, a volte, qualche reminiscenza del mondo terreno rimane come impronta indelebile, allora subentra anche nel fuoco immortale della persona, la sorpresa e lo spavento. Non ho mai capito se quella sensazione fosse dovuta alla possibilità di essere richiamati alla vita, oppure semplicemente al fatto che, anche da morti, la non consuetudine, disorienta. Non m'era dato sapere, non era ancora venuto il mio tempo, nonostante potessi essere un osservatore esterno delle anime dei defunti, il loro interno m'era ancora precluso.

Mi avvicinai ancora un po' di più a quel fuoco e allora mi percepì. Si voltò verso di me, ma non capì perché ero lì e cosa volevo. Riconobbe il mio cosmo come amico e custode, quindi non ebbe paura. Mi tese la sua mano e si lasciò portare dalla mia aura, senza opporre la minima resistenza. Era uno spirito calmo, in pace. Trasmetteva un enorme senso di candore. Arrivati alla porta di Ade, mi fermai perché lì c'era la mia anima e quella di Milo, perché quel confine non poteva essere superato da nessun'anima morta. Lì il fuoco guardò intorno a sé, con gli occhi sapienti di chi ha perso la percezione delle stelle e non teme il buio eterno.

Milo si accorse di un'altra presenza, insieme con me, e percepii la sua incredulità nell'avere finalmente il modo di parlare con Lilian.

"Milo, perché sei venuto qui?" L'udire la voce della sorella fece tingere l'anima di Milo, prima eterea e trasparente, la forte emozione che questo timbro vocale aveva provocato, la rese quasi palpabile.

Anche la voce di Lilian, sebbene ultraterrena e quasi un sussurro, emanava un senso di stupore e felicità. Che fosse proprio vero, quindi, che i sentimenti, nelle loro più alte sfumature, non abbandonano mai il loro creatore, ma lo accompagnano anche al di là del confine che segna il distacco fra la vita e la morte?

Solo così mi potevo spiegare il tremore nella voce di Lilian.

Rimasero a guardarsi per un po'.

"Volevo vederti per un ultima volta, volevo sapere che cos'era successo...Da quando m'hai lasciato..." La sua voce si ruppe, un ondata di tristezza investì lo spazio dove ci trovavamo. Fu così forte che dovetti avvolgere con maggior forza col mio cosmo sia Milo sia Lilian.

"Sei dunque venuto a sapere...Speravo che nessuno s'accorgesse della mia assenza o che comunque nessuno sapesse giustificarla...Non avrei mai voluto ferirti. Io sto bene qui, meglio di come stavo sulla terra. Mi sono liberata.."

"Ma liberata da cosa? Da chi? Perché non sei venuta da me, perché non mi hai detto di stare male?"

"Perché non ti potevo raccontare quello che è successo..."

Questa volta fu Lilian ad abbassare il tono della voce e a colorare l'atmosfera intorno della sua tristezza. Dato che Lilian stava traendo la sua voce dalla mia aura, iniziai ad intuire cosa fosse accaduto. L'immagine era sfocata, ma la fiamma di Lilian non si limitava ad esprimere tristezza, c'erano anche diverse sfumature di astio, ripugnanza ed un profondo senso di violazione.

"Ora stai bene?"

"Sì, qui ho finalmente ritrovato la pace, non volevo che ti preoccupassi per me, non volevo esserti di peso. Lo sono sempre stata per tutta la vita, da quando papà e mamma sono morti...Volevo andarmene senza lasciare indietro tristezza"

Credo che l'anima di Lilian iniziò a piangere, l'aria intorno a noi si fece carica e destabilizzò quel mondo. Dovetti stringere i miei contatti col suo spirito, farmene maggiormente carico perché altrimenti quell'onda d'emozioni avrebbe spezzato il fragile equilibrio che governava l'ingresso di Ade.

"Non dire sciocchezze... Sai che sei sempre e solo stata di conforto, per me. Mi manchi..." Sentii un singhiozzo nel cuore di Milo, un profondo taglio aprirsi in lui, da cui sgorgava sangue vivo. Sangue che rischiava di spezzare il contatto fra la notte ed il cielo. Fui costretto ad indorare l'ambiente per mantenere la stabilità del luogo in cui ci trovavamo.

"Cos'è successo?"

Lilian esitò, le lacrime del suo spirito, omai, erano quasi visibili. Non potevo permettere che tutto ciò si ripercuotesse all'esterno, Milo probabilmente non avrebbe avuto il controllo di fronte ad una tale sofferenza della sorella e il filo di quel luogo buio si sarebbe spezzato. Invece dovevamo rimanere ancora lì, dovevamo capire cos'era successo. Milo non poteva essere soddisfatto di un incontro così blando.

Avvolsi Lilian della mia aura, ulteriormente, cercando di stemperare la tristezza che fuoriusciva da lei. Nudi, ecco com'erano, qualunque flebile sospiro sembrava amplificato, qualunque soffio veniva esternato

Vidi Milo tendere un suo braccio e cercare d'accarezzare il volto di Lilian, o comunque fu quello che sembrò fare.

Asciugare le lacrime di uno spirito non ha senso, allungare le mani di un anima neanche, ma così apparirono, l'affetto che ognuno di loro portava per l'altro tinse la notte. Sembrava che mari di tempera sgorgassero da quelle pareti di nulla e le colorassero.

Strinsi ancora la mia presa sull'anima di Lilian. Era tutto troppo intenso per essere sicuro.

Tuttavia questo mio ulteriore avviluppamento dello spirito di Lilian, non impedì a Milo di vedere cosa fosse successo alla sorella, di scoprire il perché s'era suicidata.

* * *

Muu

Mi chiusi nella mia stanza, con solo una candela accesa. Non volevo leggere, non volevo dormire, non volevo neanche stare lì e fare niente. Volevo solo scomparire.

Avrei voluto vedere Saga, ma questo era impossibile. Vedere i suoi capelli blu scossi dal vento, avrei voluto scherzare ancora con lui, allenarmi e... avrei voluto anche solo sapere che dopo pochi scalini, dopo solo una casa, l'avrei trovato. Che sarebbe stato lì, magari intento a fare qualcosa, magari a dipingere e cercare di catturare i colori brillanti e pieni di vita del tramonto ma che in realtà, portano alla notte. Com'era bravo a stemperare i colori sul suo quadro, artista che era in grado di fotografare il suo cuore e trasmetterlo sulla tela, facendoti esattamente capire quello che significava per lui, oltre che per te. Attraverso un semplice disegno, esprimeva il pensiero che magari le stesse parole avrebbero faticato a descrivere. E io ammiravo questo pittore che catturava ogni minimo respiro del mio animo. Lo ricordo ancora quando, col viso sporco di colore, era venuto a casa mia a farmi vedere come era riuscito a catturare la luce della luna. Me l'aveva regalato, poi, quel quadro. Uno dei più bei dipinti che avesse mai fatto il mio pittore. Entusiasta come un bambino, me l'aveva fatto vedere, facendomi notare l'argento della luna e il blu notte del mare. Ed io che avrei ascoltato quelle labbra per ore, e non avrei mai smesso di guardare quel viso....e quel quadro che ne era il perfetto riassunto. L'argento del suo sorriso e il blu notte del suo animo, la profondità dei suoi occhi e la cupezza del suo destino.

"Muu, guarda, l'ho rubato"

"Rubato? Cosa?"

Il colore della luna, guarda" sembrava il bambino che aveva appena compiuto una marachella

"Non me lo voleva dare, più volte ho tentato di attingere direttamente dal cielo, ma lei s'è sempre rifiutata. Ora l'ho rubato e l'ho imprigionato sulla tela"

Ricordo che rimasi estasiato quando lo vidi. Era un quadro di estrema solitudine, la luna che, sola in cielo, si rispecchiava nel mare. Solo un venticello sembrava increspare lo specchio d'acqua, per il resto non vi era nulla in quel disegno. Ma era perfetto così, non avrebbe dovuto esserci di più. Niente si sarebbe amalgamato fra la luna e il mare.

"Saga, è bellissimo...la Luna non può che essere felice, perché sei riuscito a rappresentarla nella sua veste migliore. Sembra la signora di questa notte...solitaria..."

"Te lo regalo, l'ho fatto per te"

Ricordo ancora il mio cuore lasciare indietro qualche battito, a quelle parole. Ricordo ancora come i miei occhi si riempirono di lacrime e di lui. E la voglia di abbracciarlo...e di baciarlo...e renderlo il re di tutto ciò che ero.

Però non feci niente, presi solo quel quadro in mano e lo guardai stupefatto

" L'ho chiamato "Lo specchio di un'anima" "

Solo ora posso capire a fondo quel quadro. Che ingenuo che ero! Quel dipinto era lo specchio della sua anima, così cupo ed oscuro, ma allo stesso tempo così bello... Con la luna che imperava in quella notte, sopra l'acqua, che mandava raggi argentati sulla tela, ma che non presupponeva nessun altro nel suo regno, se non il mare. Così come in quel quadro qualunque aggiunta, qualunque pennellata in più avrebbe stonato, così nella vita di Saga non poteva esserci posto per me.

Ma allora perché? Perché quella volta...?

Quelle sue labbra ancora bruciavano sulle mie.

Mi alzai di scatto dal letto, e cercai di trovare qualcosa che mi distraesse. Non so perché avessi pensato a quell'episodio del quadro, ma volevo scacciarlo il più in fretta possibile.

Vidi quella busta bianca che m'aveva portato Saori poco prima. Era lì, appoggiata sul tavolino della mia stanza. Ero riluttante nell'aprirla, tuttavia, pensai, se me l'ha detto lei, cosa ci potrà essere di malvagio?

Forse ero troppo scosso dai miei pensieri per avere una visione oggettiva di quello che stava succedendo intorno a me.

Presi quella busta in mano e la aprii.

Mettendo la mano dentro, sentii, prima di vedere, in ammasso di fogli bruciacchiati e sgualciti. Tirai fuori quello che sembrava essere un libro, una copertina mangiata dal fuoco e dentro... la grafia di Saga. Il suo diario. Saori? Saori m'aveva voluto dare questo?? Perché? Voleva forse segnare la mia morte? Questo era troppo, non potei pensare di contenere l'impeto d'ira e di dolore che era stato portato da quell'ammasso di fogli. Gridai. Sentii il mio cuore cadere in frantumi e fiumi di lacrime salirmi fino agli occhi. Incapace di controllarmi, presi il libro e lo buttai contro la parete della stanza, m'accasciai sul letto e proruppi in singhiozzi.

* * *

Milo

Non volevo credere a quello che avevo appena visto, non potevo pensare che tutto ciò fosse veramente accaduto alla mia Lily... So che non avrei dovuto gridare, so che non avrei dovuto agitarmi, ma so anche che il mio cuore di fratello non poteva tollerare qualcosa niente di simile. Un incontenibile senso di protezione, di ira, di desolazione per non essere stato lì nel momento necessario e di collera m'invasero. Non riuscii a pensare più a nulla, se non all'istinto di uccidere che s'accese in me. Vedevo, finalmente vedevo cos'era successo alla mia Lilian, quando lei stava tornando nella sua casa, un uomo o forse più, ad aspettarla e...

Non poteva essere successo alla mia adorata sorellina. Il suo viso oscurato dal terrore generato da persone che neanche conosceva e che una dopo l'altra facevano valere la propria forza su di un cuore spaventato. Sentii la totale impotenza di braccia troppo deboli per liberarsi dalla stretta, di grida troppo flebili perché potessero essere sentite da qualcuno... E di risate, non certo di donna, che rimbombavano fra quelle mura. Sentii il pianto e la preghiera di smettere, la preghiera di lasciarla in pace ed infine... la preghiera di morire. Provai la sensazione di solitudine e di disperazione che l'avevano investita, il tentativo di pulire il suo corpo e la sua anima da qualcosa che risultava indelebile... E allora non fui più padrone di me, non riuscii a rimanere indifferente a quell'ondata di ricordi che appartenevano ad una delle persone che più contavano per me.

* * *

Shaka

Fu un attimo e Milo tinse di rosso quel mondo. Era un rosso fuoco, alimentato dall'ira e dalla disperazione. Sentii su di me tutto l'astio e il senso di impotenza che provava Milo, sentii nascere, crescere ed esplodere la rabbia di un fratello che sa la verità. I miei ed i suoi sentimenti si mischiarono in me, amalgamandosi, trascinandomi col loro impeto ed infine frantumandomi. Feci un ultimo, disperato tentativo di non far distruggere quel luogo di notte e abbracciai completamente l'anima di Lilian e afferrai con forza Milo. L'anima della ragazza non poteva sopportare la disgregazione del suo mondo, lei si sarebbe persa nel buio e non avrebbe trovato la via del ritorno. Dovevo fare qualcosa per trattenerla e proteggerla da quell'impeto d'ira. Tuttavia, così facendo, m'immedesimai in Lilian, provai sulla mia pelle il dolore della lacerazione interna, quella disperazione ed impotenza che avevano governato la mente della ragazza quel giorno... E poi la disperazione di essere orribile, di essere stata violata e di non avere via di scampo. Mi sentii completamente inutile ed incapace di dimenticare quello che m'era accaduto. Mi ritrovai a pensare a quello che avrebbe pensato Milo quando sarebbe venuto a sapere cosa m'era successo....Ai continui bagni e alle continue schiume che utilizzavo nel disperato tentativo di pulirmi. Sentii le mia lacrime infuocarmi le guance nelle notti in cui non riuscivo più a spegnere la luce per paura del buio...e poi la decisione che sarei stato meglio morto: non sarei mai più stato in grado di convivere con me stesso perché mi odiavo. Sentii scorrermi nelle vene il coraggio di saltare giù dalla rupe, la paura del volo, prima di toccare il fondo... e ancora lacrime che sembravano non terminare più. Lacrime per ciò che ero e ciò che ero diventato, lacrime per un fratello che non avrei mai più rivisto ma che in fondo non avrei mai voluto ferire... Lacrime perché m'era stato tolto il canto degli uccelli e la bellezza dei campi in fiore, lacrime perché ero stato reciso, ben prima di sbocciare...

Ma quel mondo andò in pezzi. Le emozioni di Milo, i ricordi di Lilian e la mia anima da lungo provata furono l'insieme che ci fece precipitare. Non seppi resistere. Uno scroscio di frammenti ci investì e persi completamente il contatto col mondo, con Milo, con Lilian e con la mia anima.

* * *

Muu

Scomparvero. Milo e Shaka scomparvero dalla mia percezione. Non era possibile, cosa mai poteva essere successo? Mi colse il panico

No...no..no!!!

Non potevo pensare di perdere anche Shaka, il mio unico amico... Sentii un fortissimo dolore al petto, anche lui se n'era andato?

Corsi alla sesta casa, dovevo fare qualcosa, ma cosa? Sapevo che si trovavano nella stanza di Shaka, ma non osavo entrare. Che cosa potevo fare io per ricondurli da me? Entrare in quella stanza avrebbe voluto dire trovarli immersi nei più profondi anfratti di sé stessi, avrebbe potuto dire recidere l'ultimo filo che legava Shaka e Milo alla vita.

Non entrai.

Che stano, ancora quella sensazione di impotenza a me tanto nota... Ricordo quando vidi l'emblema di Nike colpire Saga. Era come se avesse colpito anche me. Ma come pensare di fare qualcosa? Come in quel frangente, così ora, c'era in gioco tutto ciò che per me valeva e io ero inerme.

Avevo sentito l'aura di Saga affievolirsi, allontanarsi ed infine perdersi ed ero rimasto lì solo, col dubbio di cosa avesse significato la sua vita e la sua morte. E ora, il filo dello spirito di Shaka e di Milo si stava spezzando...ed io ero qui a guardare...guardare....e rimanere immobile.

"Muu, ci sono delle cose che odi nella vita? Esistono cose che non saresti in grado di sopportare?"

"Ce ne sono molte..."

"Non si direbbe. Così pacato e calmo, sembra sempre che sia in perfetto controllo della situazione"

Mi ricordo che sorrisi e mi rattristai. Sapevo che l'impressione che davo era quella, la mia indole quieta poteva essere scambiata, a volte, per totale apatia.

"No, non rattristarti, non voleva essere una critica. Vai bene così, mi infondi sempre calma, mi fai riflettere...mentre io, altrimenti, sarei schiavo dell'irrazionalità. Invece con te è come se tutto prendesse un senso...compiuto"

"Invece è proprio questa mia indole a tenermi così lontano dal mondo...Così lontano dal genere umano..."

Compiuto...ecco, ero la goccia di razionalità in una distesa di passione, così mi vedeva Saga. Se solo avesse saputo che niente di tutto questo era vero, se avesse saputo che il mio amore nei suoi confronti mi stava bruciando vivo, mi stava rendendo schiavo di una persona che non mi voleva ma per cui avrei fatto qualunque cosa... A volte le apparenze possono trarre in inganno anche le persone a noi più vicine e io ero disperato perché Gemini non si fosse accorto di cosa significava lui per me, ma ero sollevato che non lo sapesse. La sola possibilità di perderlo, m'uccideva. L'ho perso e sono morto.

"Sbagli a dire così, io so che in qualunque caso, tu faresti di tutto per far valere quello in cui credi, non rimarresti immobile di fronte alla necessità di una persona in difficoltà..."

Pensai a quel dialogo lì, nella sesta casa. Era vero, non potevo stare lì e non fare niente, non avrei mai potuto lasciar scomparire qualcuno così importante per me, non più.

E allora mi venne in mente, quel giorno, quando Shaka mi chiese aiuto per salvare l'anima di Ikki. Sembravano secoli fa...

Era stato lui, allora, che m'aveva indicato la via da percorrere col mio cosmo, per aiutarlo a riportare Ikki alla sesta casa. Non sapevo se ero in grado di rifare quella strada, di correre per quei cunicoli di buio e gelo per poi arrivare da loro. Ma dovevo provare.

Espansi il mio cosmo e lo feci scorrere fino nelle segrete del mio cuore. Lì trovai la via d'accesso, ma fui respinto. Non potevo entrare, non m'era concesso... Non mi diedi per vinto e riprovai. In fondo, ancora più giù: l'entrata al mondo al di là delle stelle. Rimasi sull'uscio, le forze che mi respingevano erano tali da non farmi muovere. Ma ero pronto questa volta, perciò non mi feci cacciare, cercai d'infiltrarmi, d'illuminare quel luogo e passare...

Fui nuovamente trattenuto, non riuscivo ad entrare, come avrei potuto salvarli?

Un polvere d'oro mi toccò, in quell'istante. Non capii subito chi o cosa fosse, ma poi riconobbi in lui un amico. In quel mondo buio, dove l'aura di un cavaliere viene spenta e dove non è concesso alle stelle di brillare, quel tocco mi scaldò il cuore. Era umile, felice di trovarmi lì, estremamente debole, ma vivo.

Il cosmo di Shaka sembrò sorridere ed accarezzarmi la mano, poi lo sentii di nuovo allontanarsi, ma non lasciò spegnersi quella polvere d'oro che m'aveva raggiunto. Io rimasi lì, col mio cosmo brillante come mai, non più ad aspettare, ma ad indicare la strada del ritorno ad un amico.

Sentivo venti gelidi spirare da quell'imboccatura, ma in lontananza c'era un sospiro di vita che si legava ad un altro e lo portava qui, dov'ero io.

Shaka ritornò, con, fra le braccia, lo spirito di Milo e ci fu un'esplosione di luce alla sesta casa. Il cielo d'Atene s'illuminò a giorno.

Erano di nuovo qui, erano di nuovo da me. Li sentivo al di là di quella porta.

Sfinito ma felice, sorrisi e tornai alla prima casa con una sensazione, ormai dimenticata, di sollievo.

* * *

Milo

Fu come un'esplosione, fui travolto da un mare in piena e persi di vista tutto e tutti, sentii dolore, disprezzo, sentii ansia e tristezza... Non capivo di chi fossero quei sentimenti perché ormai noi tre eravamo un tutt'uno. Sentivo la solitudine nascosta dietro la luce, la paura di non essere compresi, sentivo il timore di perdere ciò che più si ama ma il disprezzo per la propria persona, sentivo l'impotenza e la malinconia di avere perso una persona cara... Chi stava provando tutto ciò? Non riuscivo a capirlo...ero io ed erano gli altri lì con me...

E ora... chi poteva indicarmi ora la via del ritorno?

C'era salvezza per Lilian?

Avevo investito Shaka di tutto me stesso e ora non lo trovavo più...

Era buio, non riuscivo a sentire niente né a vedere, ero forse morto? Dov'ero? Era stata colpa mia... Cercai di allungare la mano per vedere se vicino a me c'era qualcuno, ma ogni movimento m'era impedito. M'ero sentito così libero quando avevo lasciato indietro il mio corpo ed ora mi sentivo in gabbia. Ero pesante, immobile e solo... Non sentivo più forza e l'aura d'oro che prima mi avvolgeva era persa. Pensai a Lilian, a come aveva dovuto condurre la propria vita e a come l'aveva dovuta terminare. Alla sua anima che non aveva pace neanche da morta perché io l'avevo tirata fuori da un luogo sicuro semplicemente per mera curiosità.

Che cosa avevo fatto?

Ora l'avevo persa per sempre, non sapendo dove fosse e dove fossi io, avremmo vagato per sempre in quell'oscurità, ma in direzioni opposte.

Lontani.

Il flusso della notte dove ci avrebbe portato? Neanche in Ade le avevo concesso di essere serena, una vita distrutta da un destino ingiusto e un'anima spezzata da un fratello ingordo di sapere perché.

Che cosa avevo fatto?

E Shaka, che aveva cercato in tutti i modi di mantenere integro quel posto, che aveva fatto tutto quanto per me e che ora avevo perso. Non avevo paura del luogo in cui mi trovavo, non avevo paura al pensiero che quello stato di cose poteva essere eterno, ero disperato al pensiero che quel mondo potesse avere avvolto il mio Shaka ed avermelo strappato, che la sua luce si fosse spenta per causa mia. Avrei pianto se ne avessi avuto la possibilità, ma neanche l'unica consolazione della disperazione m'era concessa. Forse era la mia punizione per essere stato causa di tutto?

Avrei dovuto controllarmi, avevo percepito tranquillità nell'anima di Lilian, ora quindi stava bene, perché ho dovuto reagire così? Ho spezzato tutto ciò che avevo...e tutto ciò a causa della mia collera... Lilian...Shaka, perdonatemi, potessi fare ora qualcosa...mi fosse solo concessa la possibilità di ripristinare la vostra luce e la vostra anima, lo farei. Non ho interesse per me, non avrei mai dovuto ...

Ripensai all'ultimo momento in cui li avevo visti, vidi lo sguardo di Shaka quando capì quello che era successo ed intuì la mia reazione, vidi il dolore sul suo spirito per essersi fatto carico di tutte le sofferenze di Lilian per lenire le mie ferite. Vidi il suo animo, incredibilmente fragile e luminoso, venato di solitudine e offuscato da lacrime versate troppe volte, da solo. Mi ricordai dell'aura di Shaka che piano piano s'infiltrava nell'animo di Lilian per permetterle di poter parlar con me e per mantenere integro quel luogo di buio. Ascoltai la melodia del suo cuore di uomo e dei frammenti che alla fine ne rimanevano.

E allora capii.

Capii quello che aveva fatto per me, quello che aveva sopportato per lenire il mio dolore e quello di Lilian, quello che provava in un mondo di luce in cui la malinconia è sovrana...

Cosa rimaneva ormai di me? Niente, più niente se non la consapevolezza di aver sgretolato l'anima dell'uomo che più amavo, la consapevolezza di non avere avuto il tempo di curargli le ferite e di fargli sentire che la sua vita è la cosa più importante per me...Che il suo sorriso è l'unica cosa per cui valga la pena esistere...

Sapevo di avere spezzato qualunque tentativo di volo di un cuore fragile ma avvolto di una luce così accecante che m'aveva per troppo tempo reso cieco.

Fluttuai. Ondeggiavo in quella distesa nera senza capire cosa e dove fossi.

Se solo avessi potuto, avrei smesso di pensare, ma pareva l'unica cosa che mi rendesse ancora vivo. Forse non ero morto, forse non lo era neanche Shaka, ma come potevo fare per tornare alla sesta casa e riportarci Shaka? Come potevo assicurare a Lilian una dimora fra i giardini di Ade?

Lilian, la mia sorellina, cosa mai le era successo... al pensiero di quelle immagini mi venne da gridare. Se avessi avuto voce, l'avrei fatto. Una sensazione di totale impotenza nei confronti del passato e di questo presente, ecco l'unica cosa che ero. Chiusi gli occhi e cercai di dimenticare me stesso.

Non so dopo quanto, ma un flebile bagliore bianco e dorato mi raggiunsero. Era un tocco amico che non riconobbi, chi poteva essere? Quella luce mi sfiorò, debole e stanca, mi avvolse. Allora sentii Lilian toccarmi, lessi in lei tutta la sua felicità per avermi ritrovato, il senso di sollievo che provava per me. Vidi anche oltre questo velo, vidi la liberazione del suo animo e quella serenità che sembrava esserle stata negata, in realtà ritrovata nei campi di Ade. La gioia di essersi ricongiunta ai nostri genitori e di aver trovato un posto sicuro dove stare.

Allora respirai e sorrisi. Forse, l'idea di morte che hanno i vivi è dovuta alla paura di ciò che non si conosce perché ora, la mia Lilian stava bene. Ed è ciò che ero venuto a vedere...Non aveva bisogno di me e io sapevo che m'avrebbe aspettato, lì, bella come mai, bella come sempre. E quando sarebbe stato il mio turno, allora sarebbe accorsa da me, indicandomi la strada più semplice per raggiungerla e vivere con lei in quel mondo di pace.

Poi la luce bianca scomparve e rimase solo quella dorata, mi prese, esausta, e mi trascinò via di lì. Non opposi alcuna resistenza, sapevo che quello non era il mio posto e che sarei dovuto tornare a casa.

Salutai Lilian per sempre, ma, in realtà, ora sapevo che era un arrivederci.

Un profondo dolore sembrò lacerarmi il petto. Aprii gli occhi e mi ritrovai alla sesta casa, di fronte a Shaka. La sua camera ancora avvolta della sua aura, ma questa non era più forte come l'avevo sentita prima. Sembrava pallida e sottile, sul punto di rompersi. Guardai Shaka e vidi il suo viso ricoperto di lacrime, delle mie lacrime, di quelle di Lilian e delle sue: se n'era fatto carico ed ora queste inondavano il suo volto. Il suo cosmo si affievolì ulteriormente e poi, quasi, scomparve. Shaka s'accasciò su di me, sfinito. Lo abbracciai, felice di poter rivedere quell'uomo e di averlo fra le mie braccia, grato per quello che aveva fatto per me e per Lilian. Gli passai una mano fra i capelli

"Ti amo" dissi, ma non credo che sentì.


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